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profilo tecnico massimiliano allegri stile manageriale aziendalista

Anche se l’Italia sembra ancora rifiutare l’idea che l’allenatore sia a tutti gli effetti un manager, gestore non solo della realtà legata al campo, ma anche ai molti aspetti che gravitano intorno a una squadra, Massimiliano Allegri, tecnico della Juventus Campione d’Italia ed autore per tre anni consecutivi di una doppia vittoria Campionato – Coppa Italia, ha condiviso in una intervista esclusiva con CF – calcioefinanza.it la sua idea manageriale per creare un team vincente.

L’allenatore livornese, alla soglia dei 50 anni, ha portato a manager e imprenditori la sua esperienza nel corso del primo “Mr. Allegri Management Bootcamp”, una giornata dedicata alla classe dirigenziale del mondo economico tenuta a Livorno il 17 giugno che ha concluso la tradizionale settimana benefica del Mr. Allegri Junior Camp organizzato in collaborazione con Innext e con lo staff manageriale del tecnico coordinato da Andrea Saule.

profilo tecnico massimiliano allegri stile manageriale aziendalista

Allegri si autodefinisce “aziendalista” utilizzando un termine solitamente connotato da una accezione negativa in senso positivo: “Le società di calcio sono aziende e noi facciamo parte di realtà dove il nostro compito è portare a casa risultati sportivi che a loro volta fanno accrescere il valore dei singoli calciatori. L’essere aziendalista significa lavorare in quest’ottica per l’azienda”.

“Oggi in Italia si è creata quasi una fobia per cui un allenatore è il responsabile tecnico ma non deve essere un manager – continua Allegri -, ma da persona che collabora con la società pone le base per successi e quindi deve conoscere le strategie economiche della società e gli obiettivi. Quando sento illustrare strategie e si parla di giocatori che vanno e vengono, soprattutto a livello mediatico, capisco che si tende a semplificare, ma non è sempre così, l’importante più di tutto è essere realisti nell’analizzare e capire le situazioni e questo è il nostro compito“.

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Alla base di tutto Allegri identifica un rapporto con lo staff che va costruito con un continuo scambio di informazioni, senza comparti stagni e dove la prma qualità che lui mette in campo è l’arte del comando attraverso deleghe e fiducia.

“Io mi sono costruito un gruppo di lavoro importante cercando delle persone che nei loro campi siano molto bravi, anche più di me. Io sono uno che delega molto anche perchè non ho la possibilità di gestire tutto. Dopo di che io rimango il referente centrale come è normale che sia ma io non intervengo perchè non sono in grado di decidere per loro. Io devo essere da stimolo a loro per fare meglio”:

“Sin dal primo giorno alla Juventus – ha spiegato poi parlando con manager e imprenditori – il mio obiettivo è stato quello di creare una rete di comunicazione tra tutte le componenti dello staff, dai fisioterapisti ai medici al nutrizionista fino ai miei diretti collaboratori che preparano allenamenti e lavoro di campo. Per me è importante che ci sia confronto e scambio”.

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Non solo: è fondamentale che il magazziniere, l’addetto al campo, tutte le persone che gravitano intorno alla squadra abbiano un rapporto aperto soprattutto nei confronti dell’allenatore. “Io sono convinto – afferma il tecnico bianconero – che quando guardi il campo di una squadra vedi in parte anche lo stato del lavoro e di salute di quella squadra, perchè è anche da questi particolari che si vede se c’è un lavoro d’insieme ben orchestrato”.

Campo e non solo. La programmazione del lavoro passa sempre più dai tempi da concedere agli sponsor, alle tv, alle componenti esterne all’aspetto strettamente sportivo.

 

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Max Allegri, che in questi giorni sta ragionando sul suo rinnovo con Adidas, dopo le manifestazioni d’interesse ricevute anche da aziende del settore naturalmente attente ai movimenti intorno ad una figura centrale nel calcio italiano come la sua, vede i rapporti con gli sponsor più come opportunità che come necessità.

“Il rapporto con gli sponsor – spiega – rappresenta l’opportunità di migliorare la società e il futuro economico della stessa. La gestione dei tempi delle tv e degli sponsor fanno parte di questo calcio molto diverso da quello di 30 anni fa quando il sistema si basava su presidenti che si divertivano ad avere una società”.

“Su questo c’è ancora un po’ di ignoranza. Nel senso di poca conoscenza di quello che è il nostro lavoro specifico, ma personalmente capisco che l’organizzazione non può prescindere da questi momenti che sono parte integrante del lavoro di una stagione e vanno affrontati con la stessa serietà di ogni nostro compito”.

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Centrale, soprattutto in questa fase dell’anno, è soprattutto il rapporto con la società sul mercato, che Allegri spiega cosi: “Operativamente ci può essere un lavoro quotidiano ma comunque sempre di stretta collaborazione per confrontarsi capire le esigenze della società. A volte ci si sente anche cinque volte al giorno, ciò che considero più importante è che il confronto sia continuo sia per fare valutazioni tecniche che per capire le esigenze della squadra e della società”.

Infine l’atteggiamento nel momento in cui ci sono scelte dolorose da fare: “In passato quando mi sono state annunciate cessioni importanti, pesanti nella gestione del gruppo, sono sempre stato realista ma mai pessimista. Io credo che la nostra capacità debba essere soprattutto quello di far emergere la parte buona nella negatività. Per questo ho sempre lavorato in base ai piani della società pur mettendo di fronte la proprietà alla realtà tecnica di un gruppo che anche in base alle loro scelte può perseguire, centrare o fallire, determinati risultati”.

 

 

 

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