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(foto: Insidefoto.com)
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“Vendere i giocatori e reinvestire in nuovi è un modo per mantenere un alto livello di competitività, rispettando le regole del Fair Play finanziario. Lo faremo fino al raggiungimento della parità di bilancio, cosa che avverrà a breve.”

Queste le parole del direttore generale dell’AS Roma, l’avvocato Mauro Baldissoni, sull’operato della società giallorossa e sull’apparente immobilismo dei capitolini durante la sessione invernale del calciomercato.

Tradotto in termini più semplici: la Roma può comprare solamente se prima riesce a vendere.

Proviamo a fare chiarezza, come sempre, con i numeri.

L’anno scorso la società del presidente James Pallotta era riuscita a chiudere il bilancio con una perdita di esercizio di poco meno di 14 milioni di Euro che, combinati con la perdita di 41 milioni dell’esercizio precedente e depurati dei costi non considerati dall’UEFA nel calcolo del break-even (es. spese sostenute per il settore giovanile, spese delle non legate all’attività calcistica o ai luoghi o al marchio del club etc.), avevano permesso ai giallorossi di rientrare nei parametri concordati con l’UEFA in occasione della firma del settlement agreement (accordo transattivo, da non confondere con il voluntary agreement) in data 8 maggio 2015 e non incorrere in ulteriori sanzioni.

A questo risultato, però, come segnalato nella tabella sottostante, oltre alla buona prestazione in Champions League (sconfitta onorevole agli ottavi contro il Real Madrid) avevano primariamente contribuito anche le plusvalenze di Romagnoli (23 milioni) e quella “in extremis” di Pjanic (28).

 

Roma calciomercato e vincoli di bilancio
Tabella 1: bilancio riclassificato AS Roma 2015/2016

Roma, calciomercato e vincoli di bilancio: meno ricavi con l’uscita dalla Champions

In questa stagione tuttavia, complice la prematura eliminazione subita nei preliminari di Champions League, la società difficilmente riuscirà a contabilizzare altri 77,5 milioni di ricavi dalle competizioni UEFA.

Sicuramente sono stati incassati i 3 milioni di “gettone” per la partecipazione ai play-off (ed il relativo incasso di 1,5 milioni al botteghino per la sfida al Porto), cui si aggiungono altri 10 milioni di market pool (riservati alla squadra che non si qualifica alla fase a gironi), ma l’uscita dalla Champions, nonostante il “ripescaggio” in Europa League, ha privato le casse della società sia della possibilità, vincendo, di attingere agli ingenti premi della più prestigiosa competizione continentale, sia del fatto di spartirsi con Juventus e Napoli la larga fetta più importante di market pool destinato alle squadre italiane (circa 55 milioni di Euro da suddividersi in base al numero di partite giocate).

Durante il percorso in Europa League i giallorossi si sono ben comportati vincendo in tre occasioni (quasi 1 milione di incasso), pareggiando in altrettanti casi (altri 360 mila Euro di premi) e vincendo comodamente il girone (500 mila Euro di premi): il totale però non supera i 2 milioni di Euro (al netto del botteghino).

Per fare un parallelo con la passata stagione, la sola vittoria per 3-2 in Champions League contro il Leverkusen fruttò 1,5 milioni alla Roma. Se la squadra di mister Spalletti dovesse puntare alla vittoria della Coppa, i premi UEFA potrebbero crescere di ulteriori 10 milioni di Euro, oltre a fornire il privilegio di partecipare alla Supercoppa Europea e avere un posto nella prossima fase a gironi della Champions League.

Ovviamente questi calcoli sono fatti al netto dell’eventuale market pool legato alle prestazioni in Europa League, che è tuttavia molto inferiore a quello della Champions.

Roma, calciomercato e vincoli di bilancio: le plusvalenze

Anche sul fronte plusvalenze i numeri sono nettamente inferiori allo scorso anno: dei 77 milioni contabilizzati al 30 giugno 2016 (76 al netto delle minusvalenze) ne “restano” soltanto 8,5 e sono imputati alle cessioni di LjajicSanabria e Crescenzi. Il recente riscatto di Iago Falquè da parte del Torino (si parla di 6 milioni di Euro) dovrebbe garantire altri 300mila euro di plusvalenza, considerato che il giocatore ha iniziato la stagione in prestito (oneroso, circa 1 milione di euro) con un valore di carico residuo di 6,472 milioni di euro e l’ammortamento maturato per la mezza stagione (cioè pre-dismissione) è stato di 809mila euro.

A conti fatti i giallorossi sono lontani, almeno nella parte alta del conto economico, dai numeri registrati nella scorsa stagione. Per rientrare nei parametri UEFA, ossia raggiungere il pareggio di bilancio entro la stagione 2017/2018, venuta meno la leva dell’aumento dei ricavi (a costi costanti), alla società per far quadrare i conti resta solamente quella della riduzione delle spese, primariamente stipendi e ammortamenti relativi alla rosa della prima squadra che nel 2015/2016 pesavano per l’85,7% del fatturato al netto delle plusvalenze da player trading.

Roma, calciomercato e vincoli di bilancio: le opzioni sul tavolo

A conti fatti i giallorossi sono lontani, almeno nella parte alta del conto economico, dai numeri registrati nella scorsa stagione. Per compensare, almeno parzialmente, i mancati introiti della partecipazione alla Chmpions League, la Roma può lavorare su tre fronti:

1. Cercare di aumentare i ricavi commerciali, attraverso nuovi contratti di sponsorizzazione, come quelli recentemente siglati con Linkem e Nissan, cui si aggiunge il rinnovo della partnership con Sisal firmata lo scorso agosto;

2. Operare sul mercato invernale attraverso operazioni differite (prestiti con obbligo/diritto di riscatto) che spostino il peso dell’investimento effettuato sul bilancio 2017/2018, cercando di compensare poi i maggiori costi con l’incremento dei ricavi legato ad un possibile ritorno in Champions League o alla cessione di qualche pezzo pregiato della rosa la prossima estate;

3. Cercare di contenere i costi di gestione, in buona parte rappresentanti da stipendi ammortamenti relativi alla rosa della prima squadra che nel 2015/2016 pesavano per l’85,7% del fatturato al netto delle plusvalenze da player trading.

Se per la stagione passata gli stipendi dei soli giocatori della prima squadra (escluso lo staff tecnico e gli altri collaboratori), al netto dei premi legati alle prestazioni, ammontavano a circa 110 milioni di euro, in questa stagione De Rossi e compagni, secondo i dati sugli ingaggi pubblicati dalla Gazzetta dello Sport ad inizio stagione, impattano per “soli” 97 milioni sui conti dei capitolini.

Gli ammortamenti invece sono leggermente in crescita (circa 2,5 milioni in aumento) in virtù dei maggiori costi per le ripartizioni pluriennali legate agli acquisti a titolo definitivo di Gerson (18,9 milioni), El Shaarawy (13), Rudiger (9,2), Alisson (8,3), Nura (2,5), Sadiq (2,5) e Gyomber (1,5).

Tra le uscite invece gli ammortamenti risparmiati più importanti sono stati quelli di Ljajic (3,9 milioni), Pjanic (1,7), Sanabria (1,2) e Gervinho (1,1).

Roma calciomercato e vincoli di bilancio
Roma, il costo complessivo della rosa nella stagione 2016/17

Tabella 2: input di conto economico per la prima squadra AS Roma 2016/2017. Dal calcolo sono esclusi i 2,3 milioni di Euro riconosciuti ad Iturbe, ora ceduto, per la prima parte della stagione.

Per quanto riguarda invece le operazioni d’acquisizione temporanea (i cosiddetti prestiti), sono state ridotte le spese per i giocatori che attualmente vestono la casacca della Roma in prestito: 8,2 milioni di euro contro i 16,9 dell’anno scorso. In questo senso hanno molto contributo le cessazioni dei tesseramenti in prestito di Ibarbo (5), Ucan (2,3) e Digne (2,3).

ricavi da cessioni temporanee invece si mantengono stabili a circa 6,5 milioni di euro: Doumbia (2), Iago (1, poi riscattato a gennaio) e Zukanovic (1) i più impattanti da questo punto di vista.

Roma calciomercato e vincoli di bilancio

Tabella 3: riepilogo operazioni in uscita AS Roma 2016/2017.

Un approfondimento ad-hoc riguarda i giocatori che attualmente la società capitolina cede in prestito. Non essendo dismesso l’investimento, ma solamente prestato il diritto alle prestazioni del calciatore, AS Roma ha obbligo di contabilizzare ancora le quote ammortamento dei giocatori che attualmente giocano altrove. Se l’ammortamento è inferiore al costo del prestito addirittura la società può arrivare a guadagnare con questo “business collaterale”, in caso contrario, invece, può essere fonte di grattacapi per la dirigenza.

Se per CastanZukanovicVainqueur e Sadiq la differenza tra queste somme è prossima allo zero se non positiva, discorso ben diverso riguarda i vari Doumbia, Ponce e Iturbe.

L’ivoriano, vera meteora dalle parti di Trigoria, costa ancora quasi 4 milioni all’anno alla società, che ne incassa circa la metà dal Basilea per il prestito. Discorso simile per l’argentino Ponce (1,2 milioni di ammortamento, circa la metà pagati dal Granada), anche se bisogna sottolineare come il classe 1997 sia in Spagna per ritrovare minutaggio dopo una stagione ai box causa un brutto infortunio al legamento crociato: se farà bene potrà sicuramente tornare alla base per essere inserito nella rosa dei “grandi”.

Infine c’è Manuel Iturbe, ora in prestito al Torino (l’anno scorso al Bournemoth) con i suoi 4,865 milioni di ammortamento che zavorrano (e non poco) il bilancio.

Senza voler entrare nel dettaglio dei conti, essendo alcune voci di difficile stima e avendo la possibilità eventualmente di utilizzare la semestrale (uscita prevista nelle prossime settimane) per analisi ad-hoc sicuramente più accurate, sembrerebbe che le parole dell’avv. Baldissoni riguardanti la leva del player trading (“vendere e reinvestire”) siano state più che profetiche. Riprendendo altre affermazioni del DG giallorosso: “Qualora servisse della liquidità il club potrebbe vendere alcuni calciatori importanti, il cui valore contabile è ampiamente inferiore al valore di mercato”.

Ricapitolando:

  1. Per finanziare eventuali operazione in entrata senza impattare sui conti la Roma potrebbe essere costretta a vendere;
  2. I giocatori che potrebbero essere sacrificati saranno quelli con il maggior valore di mercato ed un valore contabile relativamente basso.

Incrociando dunque i rumors di mercato con il ragionamento sopra menzionato, appare immediatamente chiaro, scorrendo la tabella sottostante, come Nainggolan e Manolas siano i pezzi più pregiati in tutti i sensi: 6,7 milioni di valore a bilancio e (si vocifera di offerte dall’Inghilterra) 80 sul mercato per il belga, mentre 6,4 a bilancio e 42 (a tanto ammonterebbe un’eventuale offerta dell’Inter) per il centrale greco. Tutto questo senza dimenticare anche altri elementi interessanti come Rudiger e Strootman. Difficile infine che, nonostante in passato sia stato accostato al Barcelona, Alessandro Florenzi (valore di carico 500 mila euro, dunque plusvalenza pura) si muova dalla capitale.

Roma calciomercato e vincoli di bilancio

Tabella 4: riepilogo valore di carico residuo al 30/06/2017.

* Entrambi i giocatori hanno maturato l’obbligo di riscatto a decorrere dalla stagione 2017/2018.

3 COMMENTI

  1. I 77,5 della champions comprendono anche il botteghino. E’ possibile che la voce botteghino rientri nei ricavi da stadio e non nei ricavi da diritti tv?
    La notizia più positiva mi pare che sia la voce Diritti Pluriennali. Io ero convinto che si sarebbe superato la soglia dei 50 milioni e anche di un bel po’. Invece pare che si rimanga al di sotto e quindi probabilmente la voce ammortamenti evidenzierà un risparmio rispetto allo scorso anno. Tra le altre cose mi rimane il dubbio perotti che potrebbe iniziare addirittura a impattare dal prossimo bilancio.
    Leggo che De Rossi percepirebbe 13 milioni, io ricordo che si parlava all’epoca del rinnovo di 10 milioni lordi e che con i premi forse si arriverebbe a 11 milioni. E’ solo una curiosità, perché 11 o 13 o 1000 nulla sposta in termini di confronto tra due stagioni.
    Considerando che la Roma non comunica gli ingaggi dei singoli giocatori, credo che solo con la semestrale potremo quantificare approssimativamente la dimensione del risparmio sulla voce Spese per il Personale.
    Io ipotizzo un risparmio quantificabile in una 20ina di milioni di euro.
    La sostanza è che tra ricavi da EL + commerciali e risparmi la Roma ha bisogno di riuscire a compensare le mancate entrate da champions (77,5 milioni) più il saldo PT dello scorso anno (64 milioni). Un totale di 141 milioni.
    Solo una finale in EL potrebbe impedire alla Roma di vendere manolas, l’indiziato principale a partire.

    • Buon pomeriggio,
      sul fronte spaccatura dei ricavi da Champions ha ragione: i ricavi comprendono anche il botteghino (il grafico originariamente prevedeva due frecce – erano due forme sovrapposte – ma nella riformattazione del sito si è purtroppo perso qualcosa). Per completezza sono 8,5 di ricavi da stadio e 68,5 di premi.
      Sul fronte ammortamenti e stipendi, al momento, ci appoggiamo alle fonti ufficiali. Probabilmente qualche aggiustamento sarà fatto in corso d’opera come fu l’anno scorso per Perotti e Zukanovic che sono iscritti come diritti pluriennali nel bilancio Roma dal 01/02/2016 (nonostante l’anno scorso furono presi in prestito per poi essere riscattati), ma attendiamo la semestrale per sbilanciarci ulteriormente. Sicuramente questi temi verranno affrontati anche in futuro con maggiore dettaglio quando si riusciranno ad avere dati ufficiali più precisi.

      Ringraziando per l’interessamento ed il contributo,
      le auguro una buona giornata.

      Alberto

  2. N.B. Quella è la voce che interessa.
    Gli ammortamenti dipendono in buona parte nel calcio da quanti puffi contabili si fanno o si debbono fare sull’altro fronte, quello delle vendite. Altrimenti detto quanto si debbono gonfiare acquisti e vendite per portarsi a ricavo le seconde in un esercizio e spalmarsi i primi in più esercizi.
    Poi alla gente raccontano che è “la potenza di fuoco”.
    Ne deve fare 100 di milioni di plusvalenze a spanne quest’estate per il 2017-18 la Juventus se vuole coprire la differenza tra ricavi operativi e costi totali.

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