Prandelli: "Il calcio italiano ha perso tre anni dopo le mie dimissioni da ct"

«Le beghe del nostro calcio? Ah quelle proprio non mi mancano. Siamo un Paese in cui quando c’è da criticare sono tutti prontissimi». Esordisce così Cesare Prandelli, ex commissario tecnico dell’Italia, in un’intervista…

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«Le beghe del nostro calcio? Ah quelle proprio non mi mancano. Siamo un Paese in cui quando c’è da criticare sono tutti prontissimi». Esordisce così Cesare Prandelli, ex commissario tecnico dell’Italia, in un’intervista a Il Mattino sull’attuale situazione del calcio italiano, dopo la mancata qualificazione degli azzurri a Russia 2018.

«Ventura? Non ho avuto il coraggio di sentirlo, immagino quello che ha passato, non è bello essere considerati il colpevole di tutto – ha proseguito Prandelli -. Ma lui non è il solo responsabile:c’è un sistema che non funziona da tempo».

«Le mie dimissioni dopo il Brasile? Lo rifarei – ammette l’ex ct nell’intervista a Il Mattino -. Ero il responsabile del progetto tecnico e uscendo al primo turno era giusto andare via, senza esitazione. Però in Italia quando qualcuno si assume le proprie responsabilità, pare che salvi tutti gli altri. E così nessuno si è sentito in dovere di fare autocritica. E così si sono persi tre anni…».

«Come uscire dal tunnel? I club devono cominciare a pensare alla Nazionale per 5 minuti al mese – la soluazione proposta da Prandelli -. Sembrano pochi, ma non lo sono. Fanno tutte queste riunioni, ma dell’Italia non parlano mai. Io debuttavo a Londra con la Costa D’Avorio e loro organizzavano la finale di Supercoppa in Cina due giorni prima. Però poi fa male non vedere i propri calciatori alla fase finale della coppa del Mondo».

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(foto Insidefoto.com)

«L’Under 20 è arrivata terza ai Mondiali, la nostra Under 21 in semifinale in Europa, nelle formazioni under 16 e 17 facciamo molto bene – prosegue l’ex tecnico di Fiorentina e Roma -. Ecco, come fa Viscidi (Coordinatore delle Nazionali Giovanili azzurre, ndr) nonostante i problemi a raggiungere questi risultati? Partiamo da qui. Pensiamo che la colpa sia degli stranieri: piuttosto, perché dopo 4-5 anni che giocano nei nostri vivai non li facciamo diventare italiani, come succede altrove? Le selezioni tedesche sono piene di ragazzini di origini turche, in Svizzera non ne parliamo, così in Francia e in Belgio…Esce il politico di turno e dice: “No, solo italiani di nascita”. Ma quando siamo italiani? Solo quando c’è da criticare».

«Tornare sulla panchina dell’Italia? Non credo che ci sia la fila per andarci. Dipende da chi prenderà la guida del calcio italiano… ma qui a Doha sto bene. E al momento non mi manca nulla», conclude Prandelli.