Il paradosso del debito nel calcio: perché un club indebitato può valere miliardi

L’esposizione debitoria non basta a misurare il valore di una società sportiva. A fare la differenza sono gli investimenti, la capacità di generare flussi di cassa e la sostenibilità finanziaria, come dimostra il percorso dell’Inter negli ultimi anni.

Club indebitato calcio
Katherine Ralph e Alejandro Cano (Foto: Guido De Bortoli/Getty Images)

Negli ultimi anni, la situazione debitoria dei club del calcio europeo ha rappresentato uno dei temi più dibattuti da stampa e tifosi. Complice anche l’introduzione delle regole del Fair Play Finanziario e delle nuove direttive UEFA sulla sostenibilità economica, il focus delle società si è spostato progressivamente verso la ricerca dell’equilibrio di bilancio, fino al punto che il capitale preso in prestito dai club crea un vero e proprio paradosso all’interno del discorso sul presente e sul futuro del football europeo. La domanda infatti è: come può un club indebitato valere miliardi di euro?

Quando il debito è un “valore”

Come accade anche in altri contesti economici, è opportuno formulare una distinzione fondamentale: quando si parla dell’indebitamento di una società sportiva, il confine tra debito “buono” e debito “cattivo” dipende quasi sempre dalla qualità degli investimenti.

In altre parole, se la passività finanzia lo sviluppo o la valorizzazione di uno o più asset, il ricorso al prestito può trasformarsi in una potente leva che genera ricavi, migliora la redditività e la competitività sportiva. Lo dimostrano club come Barcellona, Real Madrid e Manchester United, che, nel corso degli anni, hanno richiesto periodi di forte iniezione di capitali, mantenendo tuttavia valutazioni di mercato elevatissime.

Lo stadio come asset strategico

Attenzione però a non generalizzare. Una posizione debitoria si trasforma in valore solo quando l’investimento sostenuto finanzia un’attività che produce reddito. Ad esempio, la costruzione o la ristrutturazione di un impianto sportivo potrebbe favorire una crescita strutturale, grazie agli incassi previsti dallo sfruttamento degli spazi commerciali, all’aumento degli incassi dalla biglietteria, alle sponsorizzazioni e allo sviluppo di aree di ospitalità premium. Sono questi gli elementi che, generalmente, finiscono sotto la lente d’ingrandimento degli investitori, a cui è spesso riservato un monito: il club non è necessariamente il riflesso della sua esposizione debitoria ma vale in base alla capacità di generare cash flow, stagione dopo stagione.

Quando il debito diventa un problema

In realtà, l’impegno finanziario non è sempre destinato a generare valore. In questi casi, il ricorso alla leva finanziaria è chiamato esclusivamente a sostenere evidenti squilibri di bilancio. Interessi passivi in crescita, ricavi in diminuzione e un monte ingaggi che assorbe gran parte del fatturato, sono tutte fattispecie (non produttive) che possono rendere indispensabile il ricorso a nuova finanza.

Il caso dell’Inter: da una crisi finanziaria alla sostenibilità

Il club nerazzurro è attualmente l’esempio più efficace per comprendere come una società sportiva possa ricorrere all’indebitamento per affrontare una crisi finanziaria riuscendo comunque a intravedere la luce della sostenibilità nel medio/lungo periodo. Dopo il passaggio di proprietà da Suning a Oaktree nel 2024, la situazione del club infatti è profondamente mutata: attualmente, il debito appare più sostenibile, anche se continua a toccare cifre elevate.

Il massiccio ricorso alla finanza esterna che ha coinvolto il club di Viale della Liberazione è dipeso da numerosi fattori, ma si può certamente affermare che l’esposizione debitoria a carico del club, in buona misura, sia stata determinata da impellenti esigenze di liquidità più che da investimenti produttivi. Nel maggio 2021 infatti, il finanziamento concesso da Oaktree alla holding del gruppo Suning, presentava caratteristiche tipiche del cosiddetto debito “cattivo”, poiché il capitale fu impiegato a sanare gli squilibri della gestione societaria.

Il rifinanziamento del bond

Con l’ingresso in società del colosso americano, al termine della stagione 2023-2024, l’emissione di un nuovo bond e l’estinzione di quello pregresso hanno sostanzialmente modificato la posizione del club rispetto alla liquidità ottenuta sui mercati finanziari. In altre parole, l’onere finanziario gravante sull’Inter non è servito a ripianare nuove perdite, bensì a sostituire un prestito più oneroso con uno meno costoso. Da un punto di vista strettamente finanziario, l’operazione di per sé è positiva perché, pur non favorendo la creazione di nuovi asset, consente di migliorare la struttura finanziaria del club riducendo il costo dell’indebitamento.

Negli ultimi anni l’Inter ha aumentato notevolmente i ricavi, attingendo a una serie combinata di fonti che hanno permesso al club di ristabilire un migliore equilibrio economico. Il cammino in Champions League, culminato con due finali in tre anni, i nuovi sponsor, gli incassi da stadio e la crescita del comparto commerciale, hanno permesso ai nerazzurri di conseguire al 30 giugno 2025 un risultato di bilancio positivo dopo anni di conti sempre in perdita.

Dove rimane il rischio?

Attualmente, la salute della società milanese dipende ancora dalla continuità con cui riuscirà a produrre ricavi e utili di esercizio. Il rischio, per questo, rimane: non è un mistero che la società di Oaktree conservi alcuni tratti strategici ancora fragili, dovendo poggiarsi su una struttura che non può fare a meno degli incassi derivanti dalla qualificazione alla Champions League, del controllo del monte ingaggi e del costo del personale tesserato. In mancanza di uno solo degli “indicatori” di sostenibilità, la pressione sul bilancio aumenterebbe sensibilmente.

Il caso dell’Inter dimostra comunque che l’esposizione debitoria da parte di un club è solo una parte dell’equazione, soprattutto se l’orientamento economico della società si muove verso una sostanziale riduzione dei costi. Per questo, una società vale in base alla sua capacità di sostenere l’indebitamento attraverso la generazione di ricavi ricorrenti, flussi di cassa positivi ed equilibrio finanziario.

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