Il mercato del Napoli resta una variabile pronta a cambiare da un momento all’altro, ma intanto in Serie A il clima è rovente. Il 2026 si è aperto con il club di Aurelio De Laurentiis costretto a muoversi con il freno a mano tirato: il mancato rispetto del limite dello 0,8 dell’indicatore del costo del lavoro allargato ha imposto agli azzurri un mercato a saldo zero. Un parametro che mette in rapporto ricavi e spesa per il personale e che, una volta superato, consente operazioni in entrata solo a fronte di uscite perfettamente compensative.
Un vincolo che spiega perché, nonostante le richieste di Antonio Conte, il direttore sportivo Giovanni Manna non sia ancora riuscito a consegnargli i rinforzi desiderati, in attesa di sbloccare cessioni come quelle di Lorenzo Lucca e Noa Lang. Ma la situazione potrebbe mutare rapidamente. È infatti previsto per oggi un consiglio federale straordinario – secondo quanto riportato da Tuttosport – all’indomani della votazione dell’ultima assemblea di Lega Serie A.
Un’assemblea dai toni accesissimi, con De Laurentiis protagonista di un duro scontro verbale con altri presidenti. Il Napoli ha sempre giudicato paradossale il blocco imposto dalla normativa: pur non potendo contare su un fatturato paragonabile a quello di altre big, il club dispone di consistenti riserve di liquidità accumulate negli anni grazie a bilanci in utile e mai distribuite sotto forma di dividendi. Liquidità che al 30 giugno 2025 era pari a 174 milioni di euro, in calo dai 210 milioni di euro al 30 giugno 2024.
Risorse che, tuttavia, non rientrano tra gli strumenti oggi riconosciuti dalla FIGC per il ripianamento e quindi per lo sblocco del mercato. La ratio è tecnica: quelle somme, formalmente, non sono nella disponibilità del club, ma dei suoi azionisti. Proprio su questo punto si è concentrato il dibattito in Lega, che ha approvato – con sedici voti favorevoli, uno contrario e tre astenuti – la delibera che sarà sottoposta oggi al vaglio della FIGC. Un testo che include anche l’utilizzo delle liquidità accantonate tra le modalità per riportare l’indicatore del costo del lavoro entro i parametri consentiti.
Una decisione che ha però aperto una frattura profonda, tutta interna alla corsa scudetto. Questo perché:
- il Milan ha votato contro
- Juventus, Inter e Roma si sono astenute
Non a caso, si tratta delle principali rivali del Napoli sia per il tricolore sia per la zona Champions, che resta il vero obiettivo strategico per i grandi club. In assemblea hanno pesato le argomentazioni di De Laurentiis – che da mesi sostiene questa linea e che non ha risparmiato attacchi ai consiglieri federali, arrivando a ipotizzare azioni legali per il mancato intervento tempestivo sulle regole – ma anche le forti perplessità espresse da Giorgio Chiellini e Giuseppe Marotta, rispettivamente Director of Football Strategy della Juventus e presidente dell’Inter.
Entrambi erano visibilmente contrari e, in qualità di consiglieri federali insieme a Ezio Simonelli e Stefano Campoccia (vicepresidente dell’Udinese), saranno chiamati oggi a esprimersi in FIGC. Una posizione delicata: dopo l’astensione in Lega, sarebbe complesso non votare a favore in sede federale, dove rappresentano ufficialmente la posizione della Serie A. Al tempo stesso, tra i club contrari resta la speranza che la modifica venga respinta, anche perché – pur essendo formalmente generale – nei fatti finirebbe per favorire quasi esclusivamente il Napoli.
Senza dimenticare che la richiesta della Lega non è stata unanime, con il rischio concreto che il Milan, unico ad aver votato contro, possa impugnare la decisione. Uno scenario che potrebbe però non bastare a fermare il cambiamento. E se così fosse, il Napoli tornerebbe a poter investire sul mercato, come auspica Conte.