Exor avrà nuovi soci per The Economist: scade la deadline per la quota di Rothschild

I potenziali acquirenti stanno presentando manifestazioni d’interesse entro la scadenza di venerdì per una partecipazione del 27%. 

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(Foto: Mark Thompson/Getty Images)

La vendita di una quota consistente della rivista The Economist sta entrando nel vivo questa settimana, mentre gli offerenti presentano manifestazioni d’interesse entro la scadenza di venerdì per una partecipazione del 27%. 

Secondo quanto rivelato dall’agenzia di stampa Reuters, almeno una dozzina di soggetti — tra ricche personalità e società attive nel mondo dei media — hanno già mostrato un interesse preliminare. È passato un decennio dall’ultima volta in cui una quota di questa società è stata messa in vendita. La britannica Pearson (PSON.L) vendette la sua quota del 50% nel 2015 a Exor (la holding della famiglia Agnelli-Elkann che controlla anche la Juventus) per 469 milioni di sterline, oltre 530 milioni di euro.  

La filantropa Lynn Forester de Rothschild sta mettendo in vendita la quota della dinastia bancaria Rothschild nell’Economist, tre anni dopo la morte del marito, Evelyn de Rothschild, che presiedette The Economist dal 1972 al 1989. Fondata nel 1843, la pubblicazione conta quasi 1.000 azionisti, con Exor — il veicolo di investimento della famiglia Agnelli — che detiene una quota del 43,4% e i Rothschild una del 27%. 

La vendita è resa più complessa dal fatto che la governance dell’Economist è strutturata per garantire che il processo editoriale della testata, che ha 182 anni, rimanga indipendente, impedendo a qualsiasi individuo o società di detenere una quota di controllo nella capogruppo. La vendita della quota dei Rothschild, che include circa il 20% di azioni con diritto di voto, potrebbe valutare la società editoriale attorno agli 800 milioni di sterline (oltre 910 milioni di euro). 

Exor – che in questa situazione è spettatrice interessata – è impegnata anche in un’altra partita chiave, quella che dovrebbe portare alla cessione del quotidiano La Repubblica e delle radio appartenenti al gruppo editoriale Gedi, controllati dalla holding della famiglia Agnelli-Elkann. 

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