Durante l’Assemblea dei Soci della Juventus e da una serie di interventi diretti di John Elkann si è sempre confermato come il titolo della società bianconera, quotata a Piazza Affari, non verrà ritirato dalla Borsa (operazione denominata delisting), nonostante diverse società di calcio abbiano già provveduto a farlo. L’esempio diretto in Italia è stata la Roma che poco dopo l’entrata in scena della famiglia Friedkin ha provveduto all’uscita dalla Borsa.
Guardando sempre all’Italia, insieme alla Juventus è rimasta solamente la Lazio come società quotata. Ma il giudizio sulle due strategie, come sottolinea l’ex presidente della Consob Giuseppe Vegas a MF-Milano e Finanza, è nettamente opposto: «La scelta della Lazio è stata la più saggia, è stata risanata. La società deve essere gestita come società e deve seguire un modello gestionale virtuoso».
Ovviamente non va dimenticato il momento di incertezza che sta vivendo la Juventus, che dopo aver affrontato i processi sportivi che hanno coinvolto i bilanci degli ultimi anni sotto la presidenza Andrea Agnelli, è ora sotto l’attento occhio della Consob anche per quello 2022/23, il primo approvato dal nuovo CdA, presieduto da Gianluca Ferrero.
«È una vicenda che mi ricorda in qualche modo le dinamica di quelle persone che contraggono dei debiti, non sono in grado di farvi fronte e quindi si rivolgono agli strozzini – ha commentato Vegas -. Il sistema di pubblicità legato alle quotazioni va bene in un sistema in cui i valori sono certi. E le gambe dei calciatori, che sono l’asset principale delle società calcistiche, sono un bene per definizione incerto. Il problema è legato alla contabilizzazione del calciatore. Se si decide di contabilizzarlo non ai costi di carico si pone il tema dell’assegnazione del valore a bilancio. Se invecchia diventa più bravo? La valutazione migliora o peggiora? Le società all’americana, che hanno grandi incassi da merchandising e gadget forse possono fare fronte a questi costi. La Juve per lo meno ha lo stadio. Ma in società che non hanno stadi di proprietà e giocano in strutture comunali, il meccanismo non può funzionare. Soluzione? Per coprirsi dal rischio infortunio le società dovrebbero fare accantonamenti che richiederebbero enormi aumenti di capitale».
Il delisting del titolo della Juventus è stato richiesto da più parti, anche se Exor lo ha sempre negato: «È evidente che per Exor il delisting sarebbe antipatico perché sarebbe come ammettere che è fallito un modello, un progetto, e questo avrebbe un ritorno molto negativo. Elkann è in una posizione delicata da un punto di vista diplomatico».
«La quotazione è stato un fatto estetico che va bene per le imprese ma che alle società sportive non ha portato fortuna – ha concluso Vegas -. Bisogna valutare nei singoli Paesi quali sono gli andamenti dei mercati e come vanno le singole borse. Bisogna ragionare sui costi e non solo sulle entrate, che peraltro sono sempre più declinanti e dipendono dalle proiezioni televisive. Si tratta di vedere se si riesce ad allargare la platea dei possibili divulgatori. È un mondo che vive enormemente al di sopra delle proprie possibilità».