Italia vs Arabia Saudita: le avversarie di Roma per Expo 2030

La vittoria di Riad sembrava inizialmente scontata, ma la Capitale italiana avrebbe recuperato terreno. L’assegnazione ufficiale avverrà a novembre.

Expo 2030 sede ospitante
(Foto: Andrea Staccioli / Insidefoto)

Salgono le quotazioni di Roma, in corsa per ospitare Expo 2030 assieme a Riad (Arabia Saudita), Busan (Corea del Sud) e Odessa (Ucraina). Oggi alle 15 le città che si contendono l’evento internazionale illustreranno per l’ultima volta all’assemblea generale del Bie (Bureau international des expositions) il progetto con il quale si candidano a organizzare la manifestazione prima del voto finale che eleggerà la vincitrice il 28 novembre.

Come spiega Il Corriere della Sera, in 20 minuti la delegazione italiana ripercorrerà i punti di forza della proposta “People and territories”, firmata dall’archistar Carlo Ratti con tutti i livelli istituzionali impegnati a fare squadra e sostenere la Capitale: in prima linea la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, arrivata a Parigi con il volo di Stato assieme al governatore del Lazio, Francesco Rocca.

In trasferta nella Ville Lumière anche il sindaco, Roberto Gualtieri. Nelle ultime settimane si è andata rafforzando la sensazione che la vittoria di Riad, data come favorita, non sia più così scontata e che Roma abbia tutte le carte in regola per giocarsela. È probabile che a incidere sia stata anche la lettera inviata il mese scorso da dodici associazioni umanitarie del mondo arabo al segretario generale del Bie, Dimitri Ker-kentzes, per chiedergli di escludere Riad, denunciando la violazione dei diritti umani e l’applicazione della pena di morte da parte del Paese.

A Parigi ieri è arrivato anche il presidente della Corea del Sud, Yoon Suk-yeol, che oggi ha in programma un colloquio con il suo omologo all’Eliseo. Appare sempre più in bilico, invece, la candidatura di Odessa che, secondo quanto è emerso da una prima consultazione ristretta del Bie, non avrebbe le condizioni per continuare la corsa a causa dell’imprevedibile evoluzione dello scenario bellico.