Pardo, ospite de il Pengwin a “KickOff – The Last Dance”: «Il campionato italiano sta tornando importante»

Pierluigi Pardo ospite di Pengwin nella trasmissione “KickOff – The Last Dance” commenta la stagione calcistica appena conclusa e si sbilancia sul destino della Serie A: «Il campionato italiano sta tornando grande».

Pardo ospite di Pengwin
Kristian il Pengwin, Eva Gini e Pierluigi Pardo

«Il mio campionato preferito è la Premier ma sono contento di poter affermare che il campionato italiano sta tornando a essere importante». Pierluigi Pardo apre così la sua lunga chiacchierata con il Pengwin ospite della puntata speciale di “KickOff – The Last Dance” (qui il canale Twich) dedicata ai bilanci di fine stagione, encomiando la Serie A sin dalla prima domanda posta dal padrone di casa.

«Mi piace sempre di più il nostro campionato perché è dall’esito incerto. Quest’anno il Napoli ha meritatamente vinto dopo aver dominato – puntualizza Pardo – ma nelle ultime quattro stagioni abbiamo avuto quattro vincitori diversi e, se aggiungiamo Roma e Lazio e i guizzi di Atalanta o Fiorentina, sembra quasi siano tornate le sette sorelle di un tempo».

Pengwin, in compagnia della giornalista Eva Gini, ha passato in rassegna i momenti salienti della stagione 2022/2023, chiedendo approfondimenti, analisi ma anche aneddoti al celebre telecronista anche sugli altri campionati europei.

«I campionati nazionali stanno diventando noiosi – ha spiegato Pardo -: In Inghilterra il City è protagonista, in Germania vince il Bayern anche quando non dovrebbe; in Spagna si assiste da sempre alla rivalità Real – Barcellona con qualche exploit dell’Atletico, in Francia neanche a parlarne. Almeno noi stiamo offrendo qualcosa di diverso».

Pardo ospite di Pengwin: la cavalcata europea delle italiane

Pardo, incalzato dalla curiosità di Pengwin, ha valutato positivamente anche il percorso nelle competizioni europee dei club italiani: «è vero, abbiamo perso le finali ma ci siamo arrivati con tre squadre in tutte e tre le coppe. Nel calcio si è troppo abituati a prendere in giro, per dirla bonariamente, il club rivale che non alza la coppa ma è un problema del calcio. Se penso al tennis ad esempio, se un giocatore guadagna la finale ci si complimenta a prescindere dall’esito. Abbiamo avuto cinque squadre nelle competizioni europee che sono arrivate fino alle semifinali e tre di queste in finale: è un risultato clamoroso».

Un pensiero che il telecronista in quota a DAZN conferma anche rispondendo alla domanda secca sulla sua Top 5 dei campionati europei. «Come detto l’Inghilterra è davanti ma ha anche un suo meccanismo inflattivo diciamo, per il quale dei giocatori semplicemente buoni vengono pagati come fossero campioni. Al di là di questo metto al secondo posto a pari merito Spagna e Italia, proprio per il discorso di cui sopra. Germania quarta e Francia solo quinta».

L’attenzione di Pengwin si sposta dai club agli allenatori che li guidano sui quali Pierluigi Pardo ha pochi dubbi sul valore dei tecnici. «Spalletti ha fatto una stagione esemplare è il caso di sottolinearlo, ho apprezzato anche Sarri, che ha dato una solidità difensiva che Lazio non aveva e infatti ha chiuso in seconda posizione. Penso poi che Mourinho sia sempre in grado di dare un valore al campionato. Mi piace molto De Zerbi che sta dimostrando valore anche fuori dall’Italia e che un giorno mi piacerebbe vi tornasse».

Pardo ospite di Pengwin: il ricordo del Milan di Berlusconi

Concordando sul valore del tecnico bresciano, che sedendo sulla panchina del Brighton è riuscito a centrare la prima storica qualificazione del club in una competizione europea (Europa League), il Pengwin ha chiesto dunque a Pardo in quale squadra italiana lo vedesse bene.

«Per la visione di gioco, per la costruzione dal basso e la ricerca del bel gioco lo vedrei bene al Milan. Di certo lo avrebbe visto bene un presidente come Silvio Berlusconi che vorrei ricordare come grande uomo di sport, tra le varie cose. Berlusconi era uno straordinario visionario che ha vinto tantissimo ma non è solo la quantità di successi ma come ha vinto: attraverso la ricerca del gioco, l’estetica, la difesa a quattro. La qualità la vedi, la riconosci.»