L’amarezza della sconfitta in finale di Champions non cancella una stagione “straordinaria”. Andrea Agnelli la definisce così nella conferenza stampa di chiusura della stagione, in cui ha tracciato un bilancio del 2014/2015 della Juventus. Senza Triplete, ma con due titoli importanti e risultati economici sempre migliori. “Con 315 milioni di euro di fatturato nel 2014 – spiega Agnelli “contestando” i numeri di Deloitte, che non tengono in considerazioni le plusvalenze da cessioni di giocatori – possiamo affrontare le grandi potenze europee sul campo”. Non è arrivata la Coppa, ma è stata la stagione della consapevolezza. Della coscienza di essere un top club. “Una stagione deve essere considerata di successo se si è competitivi a primavera su tutti i fronti. Non possiamo pensare che una stagione sia di successo in relazione al numero di coppe che alziamo al cielo. La Juve parte comunque con l’obiettivo di vincere tutte le competizioni a cui partecipa – come insegnava Boniperti -, il nostro dna e non viene modificato. Dobbiamo essere orgogliosi di quello che abbiamo fatto: è un punto di partenza per il futuro. Stiamo già lavorando per nuovi successi”.
Ma a chi già pensa alla finale di Milano 2016 Agnelli risponde con la massima razionalità. Piedi per terra: “La Champions è durissima per tutti, tutti gli anni le finaliste cambiano. Non pensiate che siccome Milano è a 124 km di autostrada ci arriveremo di sicuro”. Anzi. Il presidente per la prossima stagione chiede solo “una maturazione, affrontare una fase a gironi con maggiore consapevolezza e con la speranza che alla quarta-quinta giornata siamo già agli ottavi”. Poi da lì tutto può succedere. L’amaro in bocca per il traguardo storico sfumato a Berlino rimane: “Usciamo con sensazioni miste dalla partita di Berlino: quando si gioca una finale di Champions League la si gioca per vincere, come qualsiasi partita della Juventus. Ma quando penso alla storia europea della Juve, siamo tornati alla dimensione che meritiamo. Abbiamo il maggior numero di finali perse, ne abbiamo giocate otto, ma intanto ci siamo arrivati”.
Il ritorno della Juventus tra le grandi d’Europa ha già fatto gridare alla rinascita del calcio italiano. Per Agnelli invece rischia di tradursi nella più classica delle foglie di fico: il problema del sistema calcio nel nostro Paese rimane più vivo che mai. “Mancano gli impianti ma anche un vero progetto sportivo da parte della Federazione, con vere e proprie missioni per il calcio professionistico. Non c’è – ribadisce Agnelli – un vero progetto sportivo, mi chiedo qual è il ruolo della Lega Pro, della Lega di B e della Lega di A nel sistema calcio. La finale di Champions della Juve e le semifinali di Europa League di Fiorentina e Napoli non sono il successo del calcio italiano, ma di tre società che hanno lavorato molto bene. Non sono stati risultati ottenuti grazie al sistema calcio in Italia””. Lo ha detto il presidente della Juve, Andrea Agnelli. “Se il calcio italiano vuole tornare ad avere un ruolo primario a livello internazionale, serve un percorso di medio-lungo termine, di 5-10 anni – ha aggiunto – Nessuno ha la bacchetta la magica, serve una condivisione da parte di tutti gli stakeholder e capire come si vuole uscire da questa situazione”.
Intanto, dalla propria situazione di difficoltà sta provando ad uscire il Milan, con l’ingresso di capitali stranieri. Alla Juve non arriverà nessun “Mr Bee” o simili. “Non c’è e non lo stiamo cercando. Lo dico con il cappello di Exor – ha precisato Agnelli – di cui sono consigliere e voglio ribadire che il lavoro fatto è stato fatto con il pieno supporto di mio cugino John. Abbiamo intrapreso un percorso con investimenti importanti che ci ha permesso di lavorare e raggiungere questi risultati. In questo momento è no, non ne abbiamo bisogno. La situazione del nostro debito è assolutamente sostenibile per la nostra dimensione. Certo, bisogna evitare di farlo crescere”. L’attenzione al bilancio fin qui è stata fondamentale, ma sempre in un’ottica di crescita, mai di austerità. Anche perché “la priorità è sempre la parte sportiva, se non ci sono i risultati non ci può essere incremento dei ricavi”. Mantenendo la stesse leadership, quella di Agnelli: “Sto molto bene dove sono, non vedo nessun cambiamento a medio periodo. Abbiamo grandi sfide davanti a tutti i livelli, sono molto motivato a continuare dove sono”.