Bianchedi: «Parlerò con Buonfiglio. Il mio ruolo sarà quello di unire CONI e calcio»

La ex fiorettista nominata capo delegazione della Nazionale dal presidente della FIGC Giovanni Malagò: «Tra quattro anni i ragazzi di oggi potranno vedere l’Italia al Mondiale».

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Diana Bianchedi (Photo by Robert Hradil/Getty Images)

Nelle ultime settimane il rapporto fra CONI e FIGC, nonostante a capo di quest’ultima ci sia l’ex presidente del Comitato Olimpico Giovanni Malagò, è arrivato al punto di rottura in merito alla nomina di Diana Bianchedi a capo delegazione della Nazionale, nonostante ricopra tuttora quello di vicepresidente vicaria del CONI.

E dopo settimane di silenzio da parte della diretta interessata, ecco le sue prime parole sulla vicenda. «Ero praticamente nella giungla (si trovava in Malesia per impegni ufficiali, ndr) quando ho ricevuto la telefonata di Malagò che mi prospettava questo ruolo e i valori che rappresenta – ha dichiarato Bianchedi al La Gazzetta dello Sport –. Ritiene che, un po’ per la mia esperienza e credibilità tra gli atleti anche a livello internazionale, un po’ per quello che ha rappresentato per me la maglia azzurra, possa essere la persona giusta. Sono stata subito entusiasta, ma non siamo entrati nei dettagli tecnici e io, complice un cellulare che prendeva poco e niente, non sono riuscita a gestire al meglio la comunicazione».

Sulla nota del CONI in merito a una possibile incompatibilità fra il nuovo ruolo e quello che ricopre attualmente come vicepresidente vicaria del Comitato Olimpico: «Avrei voluto parlare con più calma con il presidente Luciano Buonfiglio, cosa che ho fatto appena atterrata. Poco più di un anno fa mi ha scelta come vicepresidente vicaria, mi ha sorpreso e gli sono riconoscente. Nel tempo si è creato un rapporto solido, abbiamo portato avanti insieme diversi progetti, da quello della dual career ai pediatri, c’è sempre stato ascolto e condivisione. Per questo ho preferito privilegiare fiducia e trasparenza: io e Buonfiglio ci siamo presi del tempo per approfondire cosa comporti quest’incarico, lo abbiamo fatto in questi giorni e lo faremo di persona quando rientrerà dai Giochi del Mediterraneo di Taranto, tra venerdì e sabato. Esamineremo punto per punto ogni aspetto per capire insieme come procedere e se qualcosa non fosse compatibile con il mio ruolo di vicepresidente vicario apporteremo le opportune modifiche. Siamo assolutamente allineati, vogliamo far sì che la proposta che mi è stata fatta sia un mezzo per unire lo sport, non una strumentalizzazione per dividere».

Sul salto nel mondo del calcio: «Sono abituata a fare un passo alla volta: sono le scelte quotidiane che ti portano al successo, non i proclami. Io voglio fare bene quello che faccio, poi si vedrà. Malagò ha parlato di rivoluzione culturale, due parole toste per avvicinare due mondi, calcio e altri sport, che paradossalmente oggi sono un po’ lontani. Quando è uscita la notizia ho ricevuto una quantità di messaggi da parte di atleti di altre discipline, da Goggia a Fontana, tutti entusiasti: è un modo per dire prendiamoci per mano e condividiamo il piacere, la voglia e la bellezza di vestire la maglia azzurra».

«Io non voglio convincere nessuno e da atleta non penserò mai di avere una medaglia in tasca prima di gareggiare, quindi non mi aspettavo altro tipo di considerazioni – ha continuato Bianchedi –. Il mio ruolo istituzionale sarà quello di unire il mondo del CONI e il mondo del calcio, perché la maglia azzurra è azzurra per tutti, è stato il mio sogno da bambina ed è lo stesso dei piccoli calciatori. Differenze con Riva e Vialli? Certo, del resto anche loro erano diversi. Quello che li ha accomunati è per me la passione intima, profonda, vera per la Nazionale. E quella passione è ciò che ora ci deve ricompattare».

«Io parto dalla convinzione che anche loro abbiano avuto il sogno della maglia azzurra. Ora va rispolverato, va raccontato, va fatto uscire. Io non sono lì a insegnare niente a nessuno, sono lì come sono vicepresidente del CONI per mettere gli atleti al centro. Il mio è un ruolo di rappresentanza, ma di rappresentanza del valore di quella maglia, che rispetto da quando in terza media scrivevo i temi su Baresi – ha proseguito Bianchedi –. Io sono stata atleta e atleta è una parola che non ha genere. Non credo che la motivazione sia questa, penso nasca dal mio rapporto di lavoro con Malagò con cui ho affrontato diverse avventure, dalla sconfitta di Roma 2024 ai Giochi di Milano Cortina. Sfide difficili, portate avanti con tenacia e passione, cose che vanno molto al di là del genere. Già che ci siamo, una precisazione: mai stata socia dell’Aniene».

Sul rapporto con il calcio e il tifo per il Milan e il tema a scuola su Baresi: «Tema in inglese, iniziava con “He was born in Travagliato” (ride, ndr ). Il calcio mi è sempre piaciuto, nel 1982 ero a Roma per i campionati italiani, avevo 12 anni ed ero un’outsider. Al telefono dissi a mio padre: “Se vinco mi regali l’abbonamento al Milan?”. L’ho avuto… Andavo spesso a Milanello e ricordo una magnifica trasferta con mia mamma in macchina fino a Vienna per la finale di Coppa dei Campioni del 1990. È un mondo che ho sempre amato, il calcio unisce e a casa mia è seguito da tutti. Mio figlio Federico è della Roma, va allo stadio, Giulia è più tifosa del tifo, ama le gare, l’agonismo».

Su Mancini e Ranieri: «Li ho sentiti subito quando ero in Malesia via messaggio, sono stati super carini e ci siamo ripromessi di vederci, ma prima voglio incontrare Buonfiglio. Sono prontissima: non ci sono sfide facili in partenza, ma non sono spaventata. La affronterò con entusiasmo, ma anche con la giusta attenzione per fare meno errori possibile. Veniamo da un periodo difficile, la responsabilità che sento è tanta. Lavoreremo di squadra così tra quattro anni i ragazzi di oggi potranno vedere l’Italia al Mondiale».