La nuova dimensione raggiunta dal calcio turco si vede anche nelle immagini degli aeroporti. L’arrivo di Mohamed Salah, destinazione Trabzonspor, ha attirato migliaia di tifosi. Nello stesso mercato sono emerse altre operazioni di grande rilievo, da Dusan Vlahovic al Besiktas a Romelu Lukaku, ormai pronto per iniziare questa stagione con la maglia del Fenerbahce.
Per anni la Süper Lig è stata soprattutto una destinazione per giocatori già avanti nella carriera. Roberto Carlos arrivò al Fenerbahce nel 2007, a 34 anni, dopo l’esperienza al Real Madrid. Negli anni successivi arrivarono Didier Drogba, Wesley Sneijder e Robin van Persie. Erano campioni importanti, ma in una fase della carriera diversa da quella dei giocatori che oggi stanno scegliendo la Turchia. Un trend che sta continuando, ma che comunque presenta delle importantissime eccezioni negli ultimi anni.
L’esempio più fragoroso in questi termini è quello di Victor Osimhen, ancora nel pieno della sua carriera. Il Galatasaray lo ha acquistato dal Napoli per 75 milioni di euro, stabilendo il nuovo record per un trasferimento nella storia del calcio turco, con uno stipendio di 15 milioni di euro netti all’anno più bonus. Lo stesso discorso vale per altri giocatori di primo piano che hanno scelto Istanbul negli ultimi anni, come Milan Skriniar e Mauro Icardi. Quest’estate il Fenerbahce ha aggiunto Mason Greenwood, in attesa di Lukaku (7 milioni a stagione), e il Besiktas ha puntato su Vlahovic (10 milioni a stagione). Salah rappresenta quel mix di esperienza e ambizione, come dimostrano gli ultimi anni al Liverpool e i Mondiali 2026. Il suo trasferimento al Trabzonspor sarebbe stato difficile da immaginare soltanto pochi anno fa. Il giocatore egiziano arriva infatti con una carriera costruita ai massimi livelli della Premier League e del calcio europeo.
La Süper Lig sta cercando di cambiare la propria posizione nel mercato europeo, e ci sta riuscendo mettendo sul tavolo ingaggi importanti. Ma come è possibile che i club turchi possano spendere così tanto in sede di mercato, facendo parte di un campionato che resta tra i più indebitati del continente?
Il vantaggio fiscale
La risposta passa innanzitutto dalla fiscalità. In Turchia, come capita negli altri paesi, gli ingaggi vengono generalmente pattuiti al netto, con il club che si accolla l’intero carico impositivo. Ma qui risiede il prim vantaggio, visto che questo si aggira oggi attorno al 20% contro percentuali ben più alte nei principali campionati europei, Italia compresa dopo la fine delle agevolazioni del Decreto Crescita per lo sport.
«In sostanza, ricevono il loro stipendio al netto. Nessuna responsabilità fiscale. È il club a pagare le tasse», ha spiegato un agente turco al Telegraph. Lo stipendio di Salah, così come quello di Vlahovic al Besiktas, diventerebbe una cifra lorda molto più pesante in un club italiano, chiedere alla Juventus per quanto riguarda l’ultimo anno con l’attaccante serbo a libro paga. A differenza di altri campionati che hanno costruito la propria attrattività soprattutto sulla capacità di garantire compensi netti molto elevati, la Saudi Pro League in Arabia Saudita su tutti, la Turchia offre la possibilità di rimanere all’interno del sistema del calcio europeo e di competere nelle coppe UEFA.
Il problema dei debiti
Il problema è che la crescita della Süper Lig sul mercato convive con una situazione finanziaria tutt’altro che tranquilla. I quattro grandi club, Galatasaray, Fenerbahce, Besiktas e Trabzonspor – tutti oggi quotati alla Borsa di Istanbul – avevano complessivamente oltre 1,13 miliardi di euro di debiti al 31 maggio 2025, secondo i dati raccolti dall’Anadolu Agency, con il Galatasaray come società più esposta.
Nel 2021 i quattro club hanno firmato con un consorzio di banche, in prevalenza pubbliche, un accordo di ristrutturazione da 800 milioni di euro, con moratoria iniziale e rientro decennale. All’epoca, l’esposizione complessiva verso il sistema bancario arrivava a circa 14 miliardi di lire turche, pari a quasi 1,9 miliardi di dollari ai cambi dell’epoca. Il sollievo si è però rivelato temporaneo, e i club hanno continuato a fare ricorso ad aumenti di capitale.
Nel 2025 tutti e quattro i club, quotati alla Borsa di Istanbul, hanno utilizzato nuove operazioni di capitale anche per ridurre l’esposizione verso la Bankalar Birliği, l’associazione delle banche turche: il Trabzonspor è stato il primo a chiudere il proprio debito verso il sistema bancario, mentre Galatasaray, Fenerbahce e Besiktas hanno alleggerito ulteriormente gli impegni residui.
Quando il calcio incontra il mattone
Uno degli strumenti più importanti per generare liquidità resta il patrimonio immobiliare. In Turchia i grandi club possiedono terreni e strutture sportive che possono assumere un valore molto superiore a quello legato alla loro funzione originaria, e la trasformazione urbanistica di queste proprietà genera risorse da destinare alla riduzione del debito o al finanziamento del mercato.
Il caso del Galatasaray resta il più emblematico. La valorizzazione dell’area di Florya, storica sede degli allenamenti del club, ha prodotto un’operazione immobiliare da quasi 500 milioni di euro, in parte pagata dallo Stato, con un’intesa che ha coinvolto anche un’impresa edile locale. Il ricavato è servito in parte a ridurre l’esposizione debitoria e in parte a finanziare il mercato, mentre l’amministrazione pubblica ha concesso al club altri terreni a Istanbul nord, dove oggi si allena la prima squadra.
Il presidente Recep Tayyip Erdogan conosce bene il peso sociale delle grandi società di Istanbul e negli ultimi anni il governo ha sostenuto un vasto programma di costruzione e ammodernamento degli stadi, finanziandone quasi trenta e inaugurandone altri ventuno. In molti casi il vecchio impianto, situato in aree centrali e quindi appetibile dal punto di vista immobiliare, viene sostituito da una struttura moderna in periferia.
Erdogan è intervenuto anche direttamente su alcune operazioni di mercato, come nel trasferimento di Kanté dall’Al-Ittihad al Fenerbahce, mentre il Galatasaray può contare sul sostegno della compagnia energetica statale azera, alleata storica di Ankara.
La lira turca debole e i ricavi in euro
C’è poi il tema della valuta. La forte svalutazione della lira turca, passata da un rapporto 6:1 con l’euro nel 2019 a essere sopra i 50 oggi, ha cambiato il rapporto tra costi domestici e ricavi denominati in valuta forte. I club che incassano in euro i premi UEFA, i ricavi commerciali o i proventi delle cessioni all’estero possono beneficiare di questa dinamica quando una parte consistente dei loro costi resta legata alla valuta locale. Il meccanismo non è però sufficiente a spiegare da solo la capacità di spesa dei club. La svalutazione rende infatti più difficile anche la gestione dei bilanci e aumenta l’incertezza finanziaria.
Il peso degli sponsor
La capacità di attrarre grandi marchi permette ai club di finanziare operazioni che difficilmente potrebbero essere sostenute attraverso i soli diritti televisivi, storicamente marginali in Turchia. Il valore commerciale di un giocatore di alto profilo può essere monetizzato attraverso maglie, biglietteria e nuove partnership: l’acquisto di Salah dovrebbe infatti essere sostenuto da accordi con Turkish Airlines, che ha annunciato nuovi voli diretti tra Il Cairo e Trabzon subito dopo l’ufficialità del trasferimento, e con il produttore di veicoli elettrici Togg. È la logica della spirale che i grandi club turchi stanno cercando di costruire: un giocatore di alto profilo porta attenzione, l’attenzione aumenta il valore commerciale, i ricavi aggiuntivi aiutano a finanziare l’acquisto successivo.
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Quanto può durare?
Nel 2025 il debito complessivo dei quattro grandi club superava ancora 1,1 miliardi di euro, e il fatto che le società siano riuscite a ridurre l’esposizione verso il sistema bancario non significa che abbiano risolto tutti i problemi finanziari. La strategia turca funziona finché continua ad alimentarsi: servono qualificazioni alle competizioni UEFA (ecco perché il clima diventa rovente alle ultime giornate di campionato), sponsorizzazioni, aumenti di capitale, ricavi commerciali e operazioni immobiliari, e soprattutto serve che l’arrivo delle stelle produca un incremento dei ricavi sufficiente a giustificare gli investimenti fatti.
Gli Europei del 2032, che saranno organizzati insieme all’Italia, possono contribuire al processo. La crescita deve essere accompagnata dai risultati. Altrimenti si conferma la contraddizione principale del calcio turco. Perché la corsa allo sviluppo rischia di presentare il conto, salatissimo.