Nel dibattito riaperto dopo la terza mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali, un punto torna con insistenza: quanto investono davvero i club nella formazione rispetto al mercato? I numeri aiutano a mettere ordine. Nel 2024, ultimo anno comparabile, la spesa per procuratori è stata pari a 226,2 milioni, mentre quella per i settori giovanili si è fermata a 199,7 milioni. Il sorpasso degli agenti resta dunque attuale, ma il differenziale si è progressivamente assottigliato.
La lettura di lungo periodo è ancora più indicativa. Tra il 2016 e il 2024 i club hanno speso complessivamente 1,65 miliardi per gli agenti e 1,43 miliardi per i vivai: circa 227 milioni in più destinati all’intermediazione. In rapporto ai ricavi, le commissioni pesano mediamente per il 7,43% dei ricavi netti (5,86% sui ricavi totali), contro il 6,41% (5,06%) dei settori giovanili. Il massimo per gli agenti si registra nel 2016 (9,49% dei ricavi netti) e poi nel 2022 (8,49%), mentre per i vivai il picco è nel 2020 (7,24%), influenzato dal crollo dei ricavi in pandemia.
Gli investimenti dei club di Serie A nei settori giovanili

Se si entra nel dettaglio anno per anno, il ridimensionamento è evidente. Nel 2016 la distanza tra le due voci era superiore ai 60 milioni (193,3 contro 131,6); nel 2017 scende sotto i 5 milioni (141,7 contro 138,1), per poi riallargarsi tra 2018 e 2019 sopra i 25-40 milioni. Dal 2020 in avanti il gap oscilla ma tende a ridursi: circa 24 milioni nel 2020, poco più di 11 milioni nel 2021, circa 41 milioni nel 2022, 46 milioni nel 2023 e infine 26 milioni nel 2024. La forbice, dunque, resta ma si comprime rispetto ai livelli iniziali.
Se si guarda alla dinamica di crescita, il cambio di passo è ancora più netto. La spesa per i settori giovanili aumenta del 51,75% tra 2016 e 2024, passando da 131,6 a 199,7 milioni, con un CAGR (cioè il tasso di crescita annuo composto, che misura quanto una grandezza cresce mediamente ogni anno) del 4,74%. Nello stesso periodo, la spesa per agenti cresce solo del 17% (da 193,3 a 226,2 milioni), con un CAGR dell’1,76%. In termini assoluti, i vivai aggiungono circa 68 milioni di spesa, contro poco più di 30 milioni per le commissioni.
La spesa dei club di Serie A per gli agenti

Il confronto con i ricavi rafforza la lettura. I ricavi netti passano da 2,0 a 3,0 miliardi (+47,7%), mentre quelli totali crescono del 57% (da 2,4 a 3,79 miliardi). In questo contesto, la spesa per agenti cresce molto meno dei ricavi, comprimendone l’incidenza: dal 9,49% al 7,51% sui ricavi netti (-1,98 punti). I settori giovanili, invece, mantengono un peso sostanzialmente stabile, oscillando tra il 5,8% e il 7,2% e chiudendo al 6,63%. In altre parole, mentre il sistema genera più ricavi, una quota relativamente maggiore viene destinata alla formazione rispetto al passato.
Anche sul totale cumulato emerge una tendenza meno scontata: i vivai rappresentano circa il 50,5% della spesa combinata tra le due voci, contro il 49,5% degli agenti, se si considera la sola crescita incrementale nel periodo. Segno che l’aumento marginale delle risorse va sempre più nella direzione dello sviluppo interno, pur partendo da una base storicamente sbilanciata sull’intermediazione.
Dentro la discussione post-Mondiali, questi numeri suggeriscono che il riequilibrio non è ancora compiuto ma è già in atto nei flussi di crescita. I club continuano a spendere di più per i procuratori, ma ogni euro aggiuntivo tende sempre più a essere indirizzato verso i settori giovanili. Non è ancora un cambio di paradigma, ma è una traiettoria che, numeri alla mano, sta lentamente prendendo forma.