De Laurentiis: «FIGC? Nessuno meglio di Malagò. Abete non è la persona giusta»

Il presidente del Napoli: «Ho chiamato Malagò e gli ho detto che deve prendere in mano la situazione del calcio italiano perché non c’è nessuno meglio di lui».

De Laurentiis cittadinanza Napoli
Aurelio De Laurentiis (Foto: Francesco Pecoraro/Getty Images)

«Stavo partendo per Los Angeles, stavo sull’aereo. Ho chiamato Malagò e gli ho detto guarda che tu devi prendere in mano la situazione del calcio italiano perché non c’è nessuno meglio di te. Sei un imprenditore, sei stato al Coni, hai creato il circolo più importante d’Europa, hai venduto Ferrari, Rolls Royce, Maserati a tutto il mondo. L’unico difetto è che sei innamorato della Roma ma pazienza, sopporteremo anche questo». Lo ha detto il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis, intervenuto entrando nella sede della Lega Serie A per l’odierna assemblea dei club.

«Noi siamo anche stanchi di essere portati per mano da persone che interpretano i ruoli istituzionali per avere un proprio prestigio. Questo non va bene, perché nella vita io dico sempre che la cosa più importante è lavorare, ma per poter lavorare bisogna sapere. Allora nessuno più di un imprenditore che fa impresa e che non fa presa può aggiustare le cose che non funzionano. Quindi il signor Malagò per me dal mio punto di vista è benvenuto».

«Poi si dice che si fanno le battaglie tra Abete e Malagò. Abete è un carissimo amico, è un signore che io rispetto, il fratello è socio in una delle mie società. Però non è una persona adatta a fare questo lavoro, dal mio punto di vista. Poi magari lui si risentirà di queste mie affermazioni, ma siamo abituati nella vita a esprimere il proprio pensiero in democrazia. Anche se l’Italia non lo ha mai permesso, la gente è molto codarda, l’italiano è codardo per natura, è un traditore per natura. Quindi mi dispiace dover fare queste affermazioni, perché io sono italiano, delle volte me ne vergogno, purtroppo all’estero».

«Però adesso aspettiamo Malagò, alle tre avremo le idee più chiare. Ci spiegherà anche le sue idee, speriamo che collimino con le nostre, dopodiché andremo avanti, perché il calcio in Italia va veramente rifondato».

«A me prendono per visionario, io sono arrivato dal cinema nel 2004, ma dal 2004 ho sempre rotto le scatole a tutti dicendo guardate che è tutto vecchio, guardate che i bambini non guarderanno più il calcio, guardate che stiamo sbagliando tutto. Però nessuno ti ascolta, perché ognuno con il sedere è fortemente incollato alla propria poltrona. E non gli si stacca, non c’è niente da fare», ha concluso.