Il tempo delle valutazioni è finito, quello delle decisioni è arrivato. Dopo il fallimento che ha escluso l’Italia dal terzo Mondiale consecutivo, Gabriele Gravina sembra essere pronto a lasciare la guida della FIGC. Una scelta maturata nelle ore successive alla notte di Zenica ma anche considerando la grande pressione soprattutto politica che è seguita alla debacle degli azzurri in campo.
Il presidente federale nel primo pomeriggio incontrerà le componenti del sistema – leghe e associazioni – per comunicare quella che sembra una decisione ormai indirizzata. Lo scenario che si aprirebbe è quello di elezioni entro novanta giorni, con l’assemblea chiamata a scegliere il nuovo presidente.
Un percorso che eviterebbe il commissariamento, ipotesi evocata negli ultimi giorni ma difficilmente praticabile senza condizioni straordinarie. Nel frattempo, lo stesso Gravina resterebbe in carica per l’ordinaria amministrazione, con un ruolo inevitabilmente ridimensionato ma ancora centrale nella gestione della transizione.
La partita più interessante, però, si gioca già sul dopo. Il nome che circola con maggiore insistenza è quello di Giovanni Malagò, figura capace di muoversi tra istituzioni sportive e mondi manageriali, e sostenuta da una parte importante della Serie A. Proprio in quest’ottica si inserisce l’ipotesi Giancarlo Abete, forte del peso elettorale della Lega Nazionale Dilettanti (il 34%, per essere eletto serve la maggioranza dei votanti) ma percepito da molti come una soluzione di continuità più che di cambiamento.
Restano aperte le ipotesi che portano anche profili diversi per storia e visione: Matteo Marani, che in Lega Pro ha costruito consenso, e Demetrio Albertini, possibile riferimento dell’area tecnica e dei calciatori. Non si escludono ulteriori candidature, in un quadro ancora fluido e destinato a evolversi rapidamente.
Nel frattempo la Serie A si prepara a rivendicare un ruolo più incisivo, forte di un peso elettorale cresciuto e della volontà di incidere davvero sulle scelte strategiche. I club (che si incontreranno in videoconferenza nel tardo pomeriggio per le comunicazioni del presidente Simonelli dopo la riunione con Gravina) chiedono una riforma profonda: governance, sostenibilità economica, valorizzazione dei giovani e infrastrutture sono i temi sul tavolo. La sensazione condivisa è che non basti un cambio al vertice, ma serva una ridefinizione complessiva del sistema.
Sul contesto pesa anche la pressione politica. Il ministro per lo Sport Andrea Abodi ha parlato apertamente della necessità di un rinnovamento, sottolineando come non sia più rinviabile una rifondazione del calcio italiano. Parole che hanno contribuito ad alimentare il clima attorno alla federazione, pur senza determinare direttamente la scelta di Gravina, che resta convinto della propria autonomia decisionale.