Intesa svela il nuovo piano: cedole per 50 miliardi ai soci in cinque anni

Svelato il nuovo piano: l’obiettivo è arrivare ad un utile oltre 11,5 miliardi di euro al 2029.

Intesa Sanpaolo semestreale 2025
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Riduzione dei costi grazie alla tecnologia, crescita dei ricavi sostenuti dalle commissioni e basso costo del rischio grazie a una banca a Zero-Npl. Sono questi i pilastri del nuovo piano d’impresa di Intesa Sanpaolo, che punta a un utile oltre 11,5 miliardi di euro al 2029 e a una distribuzione agli azionisti pari a circa 50 miliardi di euro nell’arco di cinque anni. Con la nuova strategia il gruppo guarda oltre i confini italiani e, sul tema del consolidamento del settore, «siamo ben felici di far parte di una storia completamente diversa rispetto alla saga del risiko bancario del 2025», ribadisce il ceo Carlo Messina.

Il nuovo piano arriva dopo un esercizio 2025 definito «i migliori di sempre». L’anno si è chiuso con un utile netto di 9,3 miliardi di euro, in crescita del 7,6% rispetto al 2024. Risultati che consentono la distribuzione di dividendi complessivi per 6,5 miliardi di euro, di cui 3,2 miliardi già corrisposti come acconto a novembre 2025 e una proposta di saldo pari a 3,3 miliardi da pagare a maggio 2026. A questi si aggiunge un programma di buyback da 2,3 miliardi di euro, autorizzato dalla Bce, che prenderà il via a luglio 2026 dopo l’approvazione dell’assemblea degli azionisti.

Nel corso del 2025 il gruppo ha portato a termine «tutti gli impegni preparando la strada al nuovo piano. E guardando agli ultimi due piani d’impresa possiamo dire di aver superato gli obiettivi», ha spiegato Messina nel corso dell’incontro con gli analisti finanziari. In Borsa il titolo Intesa Sanpaolo ha chiuso la seduta in rialzo dello 0,22% a 5,98 euro.

Archiviato un anno oltre le «aspettative», il gruppo definisce ora le linee strategiche per il prossimo quinquennio con un «piano che consentirà di sprigionare sinergie in tutte le divisioni». Tra le principali leve di crescita figurano il wealth management e il comparto assicurativo. In questo contesto si inserisce il lancio di isywealth Europe, progetto dedicato alla consulenza finanziaria internazionale con un forte utilizzo delle piattaforme digitali.

L’obiettivo è sviluppare hub integrati nei principali Paesi europei in cui Intesa Sanpaolo è presente con filiali dirette – Francia, Germania e Spagna – per servire diversi segmenti di clientela, facendo leva sulle sinergie di gruppo. Grazie alle piattaforme tecnologiche, l’operatività non sarà limitata al corporate, ma riguarderà anche retail e private banking. Per il progetto sono previsti investimenti per 200 milioni di euro, senza contributi ai ricavi nel breve periodo.

Il piano di sviluppo si articolerà in due fasi: nel biennio 2026-2027 il lancio del progetto, che avrà la piena «leadership del ceo», e a partire dal 2027 una prima fase di espansione nelle principali città europee, con il lancio di prodotti attraverso l’offerta digitale di Isybank e Fideuram Direct e il supporto delle fabbriche prodotto del gruppo. Isywealth Europe consentirà di «esportare il nostro modello di business all’estero. Siamo inoltre pronti a valutare acquisizioni di reti di consulenza, ma ad oggi sul tavolo non c’è ancora niente. Faremo le nostre valutazioni», ha sottolineato Messina.

Un altro asse strategico riguarda le banche estere, chiamate a rafforzare le sinergie con le altre divisioni del gruppo. Le iniziative previste dovrebbero portare, per la divisione international banks, a un incremento del risultato netto da 1,2 miliardi di euro nel 2025 a 1,8 miliardi nel 2029. «Questo è il momento in cui dobbiamo accelerare – ha spiegato il ceo – sulle banche estere. Nell’eurozona non serve fare acquisizioni ma è meglio sfruttare le banche che già esistono».

Sul fronte dei costi, Intesa Sanpaolo punta a una riduzione strutturale grazie ai forti investimenti tecnologici già realizzati. Nel periodo 2026-2029 sono previsti ulteriori investimenti per 5,1 miliardi di euro, che si aggiungono ai 6,6 miliardi del piano precedente. Attesa anche un’accelerazione del ricambio generazionale senza impatti sociali, con risparmi di costo pari a circa 570 milioni di euro a regime nel 2030. In Italia sono previste circa 9.750 uscite volontarie e circa 6.300 assunzioni di giovani entro il 2030.

Sul tema del risiko bancario italiano, Messina non teme le operazioni di fusione e acquisizione dei concorrenti perché «ci vorranno anni per raggiungere la nostra leadership che non cambierà».

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