L’espansione dei pagamenti digitali in Italia mostra un quadro semplice da riassumere: il nostro Paese è al centro di una rivoluzione che unisce le nuove tecnologie, l’evoluzione delle norme e la trasformazione delle abitudini economiche. Ci pensano i dati a chiarire ancor di più questo trend, ed ecco perché meritano di essere approfonditi.
Il boom delle transazioni digitali in Italia
Il numero dei Pos installati nel Paese aumenta in modo costante, e passa da 2,7 milioni nel 2021 a 3,5 milioni nel 2024. Questo ampliamento infrastrutturale sostiene un volume di transazioni cashless che supera i 480 miliardi di euro, 357 miliardi dei quali vengono appunto movimentati attraverso i dispositivi Point of Sale.
Il contactless assume a sua volta un ruolo centrale: riesce infatti ad assorbire il 90% delle operazioni effettuate con le carte di credito, come quelle di Nexi, e con un valore pari a 291 miliardi di euro. La velocità delle transazioni e la possibilità di pagare senza inserire il Pin, in molte circostanze, rendono questa modalità particolarmente utilizzata. Una verità che emerge soprattutto nei contesti caratterizzati da un’elevata frequenza d’acquisto, e con importi contenuti.
La spinta si concentra anche sui Point of Sale mobile. I mobile Pos rappresentano infatti il 28% del totale (circa un milione di unità), e la loro diffusione mostra l’efficacia dell’ingresso nel mercato dei nuovi modelli di business incentrati sulla portabilità. Gli smart Pos, basati su sistemi operativi come Android, arrivano invece a 500.000 unità, pari al 14% del mercato: vengono scelti soprattutto perché offrono dei servizi aggiuntivi e la possibilità di installare varie app.
Le normative e le difficoltà
L’evoluzione normativa interviene, però, con un ritmo non sempre coerente con le necessità del settore. L’innalzamento del tetto sul contante da 2.000 a 5.000 euro genera un segnale contrastante, se si raffronta con le politiche di incentivo all’uso dei pagamenti elettronici. Le misure che riducono la spinta alla tracciabilità rischiano, dunque, di rallentare i progressi ottenuti con molta fatica.
Anche il tax credit destinato ai piccoli esercenti, utile a compensare i costi delle commissioni e degli strumenti Pos, è stato modificato. Nello specifico, è stato ridotto nel tempo dal 100% al 30%, diventando così meno determinante nelle strategie degli esercenti. Il sistema normativo include comunque degli interventi che favoriscono l’adozione dei metodi digitali. L’obbligo di presentare scontrini tracciabili per ottenere le detrazioni fiscali su spese come salute e attività sportive, ad esempio, aiuta a diffondere il ricorso ai pagamenti elettronici. La lotteria degli scontrini, inoltre, può diventare un ulteriore incentivo per aumentare l’emissione documentale e la tracciabilità.
L’obbligo di collegamento tra cassa e POS
Si chiude con l’introduzione da gennaio 2026 dell’obbligo di collegamento diretto tra i POS e i registratori di cassa: una misura che punta ad eliminare la possibilità che le transazioni elettroniche non vengano riportate nello scontrino fiscale. L’obiettivo rientra in una strategia di contrasto all’evasione fiscale che agisce anche sul lato tecnologico, e non solo sul versante sanzionatorio. Il collegamento obbligatorio consentirà infatti di uniformare i flussi informativi e di integrare le comunicazioni con l’Agenzia delle Entrate, migliorando la qualità dei controlli.