Si accende lo scontro A22-UEFA sulla Superlega: dalle trattative al nuovo format fino alla richiesta di danni, cosa c’è dietro la battaglia legale

Nuova mossa di A22: dopo la sentenza del Tribunale di Madrid, arriva la richiesta di risarcimento dei danni e del riconoscimento del torneo.

Real Madrid v Atletico Madrid - UEFA Super Cup
ESCLUSIVA
Florentino Pérez e Aleksander Ceferinb (Photo by Alexander Hassenstein/Getty Images)

Lo scontro sulla Superlega si accende di nuovo. E si trasforma in una battaglia a tutti gli effetti legale, oltre che di politica sportiva. Come appreso da Calcio e Finanza, infatti, A22 ha compiuto ufficialmente due mosse parallele annunciate nella giornata di oggi e che segnano una nuova fase nell’acceso confronto con la UEFA: da un lato ha presentato una richiesta formale di riconoscimento del proprio torneo (in una lettera inviata alla Federcalcio continentale venerdì 21 novembre), dall’altro ha avviato un’azione per il risarcimento dei danni che ritiene di aver subito negli ultimi anni a causa delle norme considerate non conformi al diritto europeo. Una decisione maturata dopo mesi di trattative riservate che, secondo quanto emerge da ambienti vicini al progetto, non hanno prodotto alcun progresso concreto.

Sette mesi di trattativa senza alcun risultato

A22 aveva inviato alla UEFA la richiesta ufficiale di riconoscimento già alla fine del 2024, entrando in una fase di interlocuzione tecnica che, nelle intenzioni, avrebbe dovuto verificare la compatibilità tra le linee rosse dell’organismo europeo e il nuovo format proposto. La società riteneva di aver avanzato proposte significative e di essersi avvicinata ad alcune delle richieste di Nyon. L’obiettivo era quello di modificare – senza stravolgerlo – l’attuale assetto delle competizioni europee, introducendo tre elementi considerati centrali: un format più moderno, una governance che coinvolgesse i club come avviene nei campionati nazionali, e un nuovo modello di distribuzione dei diritti audiovisivi (quindi implementare la piattaforma gratuita UNIFY, presentata da A22 nei mesi scorsi) pensato per abbattere costi, frammentazione e barriere di accesso per i tifosi. Arrivando quindi a migliorare la competizione, migliorare l’esperienza per i fans e migliorare la posizione delle società, che dovrebbero essere responsabili della competizione che disputano.

Entrando nello specifico, il format proposto da A22 prevedeva lo stesso modello svizzero attuale, ma dividendo il girone unico da 36 squadre in due gironi da 18 club ciascuno, per migliorare la qualità del prodotto offerto. Le altre modifiche, oltre alla piattaforma UNIFY, riguardavano la creazione di una sorta di CdA, affiancato alla attuale struttura di governance UEFA ed EFC (ex ECA), formato dai rappresentanti dei club partecipanti con diritto di veto sulle decisioni riguardanti modifiche al formato, alla distribuzione dei ricavi e sulle decisioni che incidono sugli aspetti commerciali e sportivi della competizione.

Tuttavia, secondo quanto filtra da fonti vicine ad A22, il confronto non ha mai prodotto aperture reali da parte della UEFA. L’impressione maturata è che non ci sia mai stata disponibilità a valutare modifiche sostanziali all’attuale sistema. Il 29 ottobre scorso, poi, è arrivata la sentenza della Corte d’Appello di Madrid, che ha condannato UEFA e FIFA per abuso di posizione dominante. Si tratta del terzo diverso tribunale europeo che ha emesso una sentenza coerente con i precedenti: l’abuso da parte della UEFA della propria posizione di monopolio dominante non può essere tollerato e le sue pratiche esclusive devono cessare. Da qui la scelta da parte di A22 di chiudere la fase di dialogo e procedere con il doppio passo: aprire un contenzioso economico e puntare sulle sentenze che ribadiscono gli obblighi regolamentari imposti alla UEFA di dover riconoscere le nuove competizioni, visto che la Federcalcio europea non è intervenuta ancora per rispondere alle sentenze arrivate in questi anni.

Il risarcimento dei danni: la cifra richiesta e le motivazioni

La richiesta di risarcimento, che sarà depositata a Madrid, si fonda sull’idea che la violazione del diritto della concorrenza sia già stata accertata a livello europeo, a partire dalla sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea per arrivare al Tribunale di Madrid. In base a questa chiave di lettura, il giudice chiamato a pronunciarsi dovrebbe soltanto quantificare l’entità del danno: il comportamento, d’altronde, è già stato condannato, è la posizione dietro la scelta di far partire la richiesta di risarcimenti. La cifra emersa nelle scorse settimane (4,5 miliardi di euro) come potenziale richiesta era riferita al solo Real Madrid: per quanto riguarda A22, la determinazione finale spetterà a un perito indipendente nominato dal tribunale.

Questo passaggio viene ritenuto un obbligo conseguente alla sentenza, oltre che un modo per esercitare pressione su un sistema che, è la posizione di A22, giudica ancora non conforme alle prescrizioni europee in materia di accesso al mercato e non discriminazione, nonostante le diverse sentenze che obbligano la UEFA in tal senso.

Il tema del riconoscimento del torneo – e quindi della sua legittima esistenza accanto alle competizioni europee – è centrale anche per i club. Come spiegano fonti vicine al progetto, infatti, qualsiasi società europea, così come altri operatori della filiera calcistica, potrebbe rivalersi sull’attuale quadro regolamentare qualora ritenesse di aver subito un danno da un mercato chiuso in modo illegittimo. Finora solo il Real Madrid è rimasto formalmente al fianco del progetto, ma resta comunque possibile che altre società tornino a valutarne la posizione se il contenzioso dovesse avanzare.

Lo stesso presidente dei blancos Florentino Perez, durante l’assemblea degli azionisti madrileni andata in scena ieri, è stato chiaro sulla posizione del club spagnolo: “La Superlega è indispensabile. Abbiamo abbattuto in tempo record un monopolio durato più di 60 anni – le parole del presidente del Real Madrid -. Nel 2021 la UEFA si permetteva di minacciare i club con l’espulsione. Oggi la situazione è radicalmente diversa: ci hanno dato ragione in 21 dei 23 punti e hanno pagato le spese legali. Nessuno può sanzionarci per lavorare al nostro futuro. La forza delle sentenze ci permette di chiedere alla UEFA i danni che ci hanno causato. Abbiamo riaperto il procedimento contro la UEFA: vogliamo essere indennizzati e vogliamo organizzare la competizione in futuro. Non siamo arrivati fin qui per vincere una sentenza, ma per metterla in pratica”.

Il giudizio sui danni potrebbe richiedere circa 18 mesi, anche se questo intervallo resta indicativo e si tratta soltanto della stima più ottimistica. Nel frattempo, l’obiettivo di A22 è di mantenere aperta – almeno in linea teorica – la possibilità di trovare un’intesa con la UEFA. Tuttavia, chi conosce da vicino le trattative ritiene improbabili nuovi margini di compromesso se non in presenza di pressioni esterne significative, in primis da parte dei club.

Il progetto del nuovo torneo resta vivo: il format proposto

Il progetto di una nuova competizione resta comunque vivo. Il modello proposto ricalca in larga parte l’attuale sistema UEFA, con l’aggiunta di una governance condivisa (un CdA composto da 20 membri, di cui 14 dai club partecipanti, 3 rappresentanti dei giocatori e 3 rappresentanti di UEFA e FIFA) e di una piattaforma tecnologica che garantirebbe ai club il controllo diretto sulla relazione con i tifosi a livello globale.

In particolare, il format proposto per la nuova competizione è basato su tre livelli interni chiamati Star, Gold e Blue League (ricalcando Champions, Europa e Conference League), con il livello più alto che prevede nella prima fase un doppio girone da 18 squadre ciascuno così formati:

  • Gruppo A: il campione della Star League, i campioni dei sei top campionati nazionali (in base al Ranking UEFA) e gli 11 club con il più alto coefficiente club UEFA tra i restanti club qualificati dai campionati;
  • Gruppo B: i restanti 18 club qualificati.

Ogni club giocherebbe otto partite del girone contro otto avversari differenti nel proprio gruppo, di cui quattro della prima fascia (le prime 9 per ranking di ciascun girone) e quattro di seconda fascia.

La fase ad eliminazione sarebbe così formata:

  • Gruppo A: le prime sei squadre accederebbero direttamente agli ottavi, mentre le successive otto (dalla settima alla quattordicesima) giocherebbero un turno di playoff;
  • Gruppo B: le prime due accederebbero direttamente agli ottavi, mentre le successive otto (dalla terza alla decima) giocherebbero un turno di playoff.

Il tabellone verrebbe formato in base ai piazzamenti nel girone, come avviene oggi nelle competizioni europee.

Secondo fonti vicine ad A22, in presenza di regole pienamente conformi al diritto europeo, la UEFA non avrebbe motivo legale per rifiutarne l’autorizzazione, soprattutto considerando la vicinanza del format a quello già esistente. Tanto da chiedere un periodo di due mesi, ritenuto più che altro un aspetto formale, per ottenere l’approvazione del torneo.

Negli ambienti vicini al dossier si sottolinea come la determinazione mostrata da Real Madrid e A22 negli ultimi giorni miri a trasmettere un messaggio preciso: il progetto non è destinato a scomparire e verrà portato avanti su più fronti, legale e politico, finché non saranno pienamente applicati i principi stabiliti dalla Corte di Giustizia. E lo scontro così si accende ancora di più: la combinazione tra il contenzioso aperto e la richiesta formale di riconoscimento sembrano infatti il passaggio più significativo nella vicenda dalla primavera 2021.