Sviluppo a blocchi e copertura: così la Lazio vuole il nuovo Flaminio

Il rendering del progetto illustrato da Lotito in Campidoglio sembra aver fatto breccia nell’amministrazione comunale. Il patron biancoceleste è al lavoro per consegnare lo studio di fattibilità.

Lazio progetto nuovo Flaminio
Claudio Lotito (Foto: Marco Rosi - SS Lazio/Getty Images)

Il progetto, anche se sarebbe più corretto chiamarlo rendering, portato dal patron della Lazio Claudio Lotito al Campidoglio, e illustrato a sindaco Roberto Gualtieri, sembra aver fatto breccia nell’amministrazione comunale e quindi portato in alto l’ottimismo del club biancoceleste in vista di un’assegnazione dello stadio Flaminio.

Come riporta l’edizione odierna de Il Corriere dello Sport, le immagini elaborate dai consulenti della Lazio per la realizzazione dei lavori hanno dimostrato come le opere siano effettivamente un prolungamento della struttura esistente, che è bene ricordare è posto sotto vincolo dalla Sovrintendenza, quindi può essere sì ristrutturata ma non abbattuta.

Le tribune supplementari, necessarie per aumentare l’attuale capienza da 24mila a 50mila posti, dovrebbero essere innalzate e danno l’impressione di essere già parte integrante dello stadio attuale. Merito del modello di sviluppo “a blocchetti”, che porterà solo a un restauro delle curve e della tribuna semicoperta. Infatti, si sfrutteranno i nuovi moduli posti accanto per innalzare ulteriori spalti e al contempo evitare lo scavo vicino al terreno di gioco per recuperare spazi.

Diverso il discorso per quanto riguarda l’aspetto della copertura, che per forza di cose segna un punto di discontinuità rispetto al passato, ma che per il modo in cui è stata pensata, attraverso una struttura a otto e illuminazione posta all’interno, non avrà un impatto troppo rilevante a livello visivo dall’esterno. Con questi due punti la Lazio sembra aver rispettato la volontà del Comune di rispettare l’architettura dello stadio originaria voluta ai tempi da Antonio Nervi. Ed è proprio per questo che Claudio Lotito ha voluto nel suo staff di collaboratori al progetto il figlio Pier Luigi, che per suo conto ha già dato parere più che positivo al progetto biancoceleste.

Come detto, si respira ottimismo in casa Lazio con il patron Lotito che ha già messo in conto una spesa minima per i lavori di 250 milioni di euro. Il numero uno biancoceleste, inoltre, ha escluso di vendere i naming rights, ma questo non esclude categoricamente l’entrata in scena di partner, con l’aria dell’Estremo Oriente che sarebbe la più attenzionata in questo momento. Ma è ancora presto per approfondire tali discorsi.

Ma Lotito sembra aver già manifestato al Comune di essere disposto a investire sul Flaminio solamente se la concessione rilasciata alla Lazio superi i 20 anni, così da avere con certezza il tempo adeguato per rientrare dell’investimento. Oltre a questo aspetto, un altro per ottenere più ricavi sarà la polifunzionalità che avrà come obiettivo quello di fornire servizi all’intera comunità. Oltre al calcio, infatti, il progetto del nuovo Flaminio biancoceleste andrebbe a ospitare concerti ed eventi di vario genere.

Ora i passi che Lotito affronterà nelle prossime settimane riguarderanno la raccolta dei pareri per lo studio di fattibilità che il patron della Lazio punta a consegnare dopo l’estate, con il mese di settembre che rappresenta la prima termine utile per continuare a puntare sul Flaminio.