Serie A tra Casini e alternative: iniziano le manovre per le elezioni del presidente

Da una parte il fronte dell’attuale presidente guidato da Claudio Lotito e Aurelio De Laurentiis, dall’altro quello formato dalle big Inter, Juventus, Milan e Roma.

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Lorenzo Casini (foto Calcio e Finanza)

Si avvicina un po’ per volta la data del 4 novembre, giorno scelto dal presidente della FIGC Gabriele Gravina per le elezioni federali. In attesa di sapere se l’attuale numero uno della Federcalcio sarà in corsa per una rielezione, le altre componenti federali, come prevedono le norme, sono alle prese con le proprie di elezioni, che devono avvenire prima di quelle federali.

Focalizzandoci solamente sulla Lega Serie A, come riporta l’edizione odierna de Il Corriere dello Sport, i colloqui in vista delle elezioni interne procedono senza sosta. E mentre si sta provando a portare avanti la strada dell’autonomia, il massimo campionato italiano sta cercando il migliore candidato per il suo prossimo futuro.

In primis, bisognerà capire se l’attuale numero uno Lorenzo Casini abbia intenzione di candidarsi per un secondo mandato. In caso affermativo, sembra scontato il sostegno del fronte guidato da Claudio Lotito e Aurelio De Laurentiis che ha permesso all’attuale presidente di ottenere 11 voti su 20 nell’elezione del marzo 2022. Una conferma di Casini, magari con numeri maggiori rispetto al primo mandato, permetterebbe alla Serie A di avere un fronte più largo per continuare a rivendicare più autonomia dalla FIGC, e riuscire a far eleggere un presidente federale diverso da Gravina. Con quest’ultimo che non ha ancora sciolto le riserve per un terzo mandato.

La strategia delle big sulle elezioni del presidente della Serie A

Lotito e De Laurentiis, però, devono fronteggiare le cosiddette grandi con Inter, Juventus, Milan e Roma che sembrano aver cambiato passo e strategia passando da un’accettazione passiva delle scelte degli altri club alla rivendicazione di un ruolo di primo piano all’interno del sistema, vista la rappresentazione dell’80% del fatturato complessivo del calcio italiano. E di questa nuova linea il manifesto è sicuramente lo scatto in avanti verso una Serie A a 18 squadre, proposta bocciate dagli altri club, ma che ha aperto una nuova era in Lega.

Ma se il fronte delle big sembra compatto, come ha testimoniato l’incontro con Gravina dove erano presenti tutti i rappresentati delle quattro società, quello attualmente in maggioranza sembra aver perso almeno un paio di voti, se non addirittura tre, che sarebbero rappresentati dalle tre retrocesse Salernitana, Sassuolo e Frosinone.

Infatti, le neopromosse Parma, Como e Venezia, tutte e tre di proprietà straniere, potrebbe unirsi al fronte opposto, che vede appunto club a trazione statunitense più la Juve, che hanno il desiderio di riallacciare i rapporti con la Federcalcio per avviare quel disegno di riforme in maniera più armoniosa rispetto a quello che potrebbe nascere con uno scontro diretto, magari essendo appoggiati dal governo. A questo fronte, però, manca un candidato forte, fra indiscrezioni che vogliono il nome già trovato ma coperto dal massimo riserbo, e chi indica queste manovre interne come dannose per la Serie A nel momento cruciale per la votazione dell’emendamento Mulè.