Indagine Milan, la Procura di Milano indaga anche sul prezzo di vendita del club

I pm al lavoro anche sulla valutazione della società rossonera nel passaggio da Elliott a RedBird nel 2022.

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(Foto: Marco Luzzani/Getty Images)

C’è anche la congruità del prezzo della vendita del Milan tra i temi al centro dell’inchiesta milanese che pone dei dubbi sulla effettiva cessione della squadra rossonera dal fondo Elliott a RedBird. Lo riporta l’Ansa.

Il club è stato comprato formalmente per circa 1 miliardo e 200 milioni di euro, cifra che negli ambienti è da tempo ritenuta troppo alta. Le indagini puntano a far luce anche sul motivo della presunta simulazione di compravendita. La Gdf e i pm sono già al lavoro sulle carte sequestrate ieri per accertare le ragioni che ci sarebbero dietro l’operazione.

Inoltre, uno degli altri temi emersi riguarda le “rilevanti discrepanze” tra quanto comunicato da RedBird, il fondo di Gerry Cardinale che ha comprato il Milan nell’agosto 2022, alla Sec, la commissione di vigilanza sui mercati statunitense, e quanto riferito, invece, “al consiglio di amministrazione” del club “in merito alla provenienza dei fondi utilizzati per finalizzare l’acquisto delle azioni” della società rossonera.

In particolare, stando agli atti, al cda del Milan, l’11 giugno 2022, ossia prima del closing, sarebbe stato comunicato che a versare 400 milioni di euro, ovvero una parte dell’oltre 1 miliardo per l’acquisto, sarebbe stato il fondo “Rb Fund Iv Fc Aiv Cv” che non compare, invece, negli atti inviati da RedBird alla Sec.

Dal “form adv” aggiornato al 31 marzo 2023 depositato alla Sec, infatti, scrivono i pm che indagano con l’ipotesi che Elliott controlli ancora il Milan, risulta che quel fondo indicato per l’acquisto al cda rossonero “non è un fondo di investimento gestito da RedBird”. Da qui il sospetto, secondo l’accusa, che “la maggior parte del capitale utilizzato per la compravendita” sia “proveniente da un veicolo societario non riferibile a RedBird”.

Negli atti dei pm viene ricostruito il “contratto di vendita delle azioni” del Milan, siglato il 31 agosto di due anni fa, da cui emerge che RedBird per comprare il club avrebbe, da un lato, versato 600 milioni di euro sul “conto corrente lussemburghese di Rossoneri”, veicolo societario riferibile ad Elliott. E, dall’altro lato, per pagare i rimanenti 560 milioni di euro si sarebbe avvalso di un “vendor loan agreement”, ovvero di un “prestito del venditore”, un finanziamento “concesso dallo stesso venditore” Elliott. Una modalità, secondo gli inquirenti, con cui Elliott avrebbe mantenuto il controllo sulla società.

La società lussemburghese Rossoneri, attraverso la quale è avvenuta la vendita, spiegano i pm Giovanni Polizzi e Giovanna Cavalleri, prima del closing “aveva trasmesso ai consiglieri di Ac Milan” una lettera “contenente una breve descrizione del procedimento di vendita” per permettere al cda di “esprimere un gradimento informato”. E “l’appendix B” di quella missiva chiariva che le azioni sarebbero state comprate attraverso “Footballco intermediate” con “capitale fornito da fondi gestiti da RedBird”. E che dei 600 milioni da versare 200 sarebbero arrivati da “Kaiser Permanente”, un consorzio americano del settore medico, e i restanti 400, appunto, da “RedBird Fund Iv Fc Aiv Cv”. Un fondo, come comunicato al cda, “collegato direttamente a Rb Fc Holdings Cv, ulteriore private fund gestito da RedBird”.

Da qui le “discordanze”, perché nei documenti inoltrati alla Sec compare nella struttura societaria di RedBird solo il secondo fondo e non il primo, che “avrebbe dovuto fornire una parte del capitale”. Tutto ciò, tra l’altro, in un quadro in cui, come sottolineano i pm, dopo la vendita “i componenti del board” del Milan “in quota al fondo Elliott sono rimasti immutati nelle rispettive cariche”.