Tod's, Della Valle: «Borsa eccellente, ma dobbiamo fare l'ultimo step»

Il passo indietro dell’azienda di abbigliamento di lusso è stato possibile grazie all’Opa di L Catterton, società di private equity con sede negli Stati Uniti.

diego e andrea della valle
Diego e Andrea Della Valle (Foto: Claudio Villa/Getty Images)

Tod’s della famiglia Della Valle è l’ultima grande società che ha deciso per il delisting, l’operazione che permette di rimuovere un titolo dalla quotazione in Borsa. L’azienda specializzata nella produzione di calzature, abbigliamento e accessori di lusso è presente a Piazza Affari dal 2000.

«New York è il traino mondiale di tutto e i giovani si stanno riprendendo la città – ha affermato l’ex patron della Fiorentina Diego Della Valle a MF-Milano e Finanza -. Il nostro obiettivo è fare cose bene prendendoci il tempo che serve. Abbiamo trovato in L Catterton un gruppo di primissimo ordine che ci ama». Proprio l’Opa di L Catterton, società di private equity con sede negli Stati Uniti, permetterà il completamento del delisting.

«Noi siamo stati la prima famiglia, il primo gruppo del lusso a quotarsi in Italia più di 20 anni fa e abbiamo avuto con la Borsa un rapporto eccellente e consiglio a tutte le aziende che possono di fare il loro passaggio sui listini – ha continuato Della Valle -. Nel nostro caso, adesso, noi abbiamo bisogno del tempo necessario, potendo investire molto denaro, di fare l’ultimo step che è appunto quello di venire nel mercato americano, di essere visibili, sviluppare bene le divisioni dell’abbigliamento. Non possiamo fermarci per seguire le richieste del mercato che ogni tre mesi vuole sapere quello che fai. Qui, c’è bisogno di un anno, due anni dove si lavori come pensiamo noi e allora abbiamo rifatto quello che io chiamo “l’ultimo step”, che è quello di avere un gruppo consolidato nel mondo con dei marchi tutti forti. Perché oggi gestire più di un marchio, come facciamo noi, è più scomodo che gestirne uno solo. Ed è anche molto più costoso. Però se lo fai bene, hai un patrimonio enorme».

Sull’eredità dell’era in Borsa: «A tutti quelli che si sono quotati dopo, e che sono quasi tutti miei amici che mi sono venuti a chiedere se fosse il caso di quotarsi oppure no, ho sempre detto di quotarsi perché la Borsa ti porta a essere rigoroso. Quando uno è il fondatore della sua azienda è sempre anche un po’ quel “geniaccio” che va a ruota libera e in questo caso, la Borsa è utilissima proprio per darti un rigore. E poi dà visibilità all’azienda, per cui è un’esperienza che io consiglio di fare. Poi quando uno ha bisogno di fare altro, fa come noi e annuncia che si ferma, esce».

Non si tratta però necessariamente di un addio definitivo: «Poi non è che uno non tornerà più in Borsa, no, quando è il momento di tornare si torna. Oggi è così… Per noi è la scelta migliore. Abbiamo trovato un gruppo di primissimo ordine che proprio ci ama, soprattutto il loro capo e il suo team sono un po’ innamorati dei nostri marchi. Quindi ci hanno permesso di fare velocemente operazioni che di solito richiedono molto tempo. Direi ben fatto, complimenti alle nostre persone che l’hanno gestita e anche una discreta quantità di fortuna».