Nuova Champions e Mondiale per Club: i calciatori chiedono un freno al calendario

Il presidente dell’Associazione Italiana Calciatori, Umberto Calcagno, ha commentato: «Gli studi dicono che si dovrebbero giocare 38 partite. In realtà, già ora, se ne giocano circa 70 all’anno»

Calendario calcio affollato
(Foto: FILIPPO MONTEFORTE/AFP via Getty Images)

Dalla prossima stagione prenderà il via la nuova Champions League che garantirà due partite in più alle squadre che si qualificheranno alla massima competizione europea. A questa, dal 2025, si aggiungerà anche il Mondiale per Club della FIFA a 32 squadre. Due novità che aumentano sensibilmente le partite in programma nel calendario internazionale, senza che ne vengano rimosse delle altre.

Come riporta l’edizione de Il Giornale, se da un lato FIFA e UEFA sono contente di queste novità, che permetteranno ai due organi di contare su entrate finanziare nuove e più elevate, dall’altra i calciatori, e non solo, sono preoccupati da un calendario delle partite sempre più fitto. «È dal 2019 che denunciamo il fatto che si gioca troppo». A dirlo è Umberto Calcagno, presidente dell’Associazione Italiana Calciatori, nonché vicepresidente della FIGC.

«Lo raccontano i dati sugli infortuni ma anche sulle prestazioni, soprattutto dopo le fasi “back to back” con poco recupero. Sono dati con rilevanze scientifiche. Oggi, tra defaticanti, rifiniture e riposi post trasferta, in certi casi ci sono solo 15 allenamenti veri durante l’anno – ha spiegato Calcagno – I calciatori di oggi giocano con un’intensità molto maggiore rispetto al passato, ma si allenano un decimo rispetto a 10 anni fa e il problema riguarda anche i calendari internazionali. A me preoccupa tanto il nuovo formato della Champions League».

Dalla prossima stagione, infatti, le partite della massima competizione UEFA per club saranno infatti 203 rispetto alle attuali 137. «Ma quello che spaventa di più è il nuovo Mondiale per club», il torneo che avrà il suo calcio d’inizio nel 2025, con 8 gruppi da 4 squadre ciascuno. «La situazione è molto delicata. Ogni volta che parliamo delle troppe partite, sembra che vogliamo mandare in vacanza i calciatori».

Un problema che l’AIC già in primavera aveva illustrato come il tema della salute dei calciatori fosse concretamente in cima all’agenda. Conferma ne è lo studio in corso sulle malattie connesse all’ipermedicalizzazione dei calciatori, per esempio per abuso di antinfiammatori. Un’indagine che replica quella del 2003 su mille giocatori di Serie A e B, testati con campioni di saliva e questionario per la creazione di un database, nato per analizzare l’evoluzione clinica di atleti sottoposti alla somministrazione di farmaci per infortuni.

«Uno studio che ci disse – prosegue Calcagno – come l’incidenza di malattie tumorali e cardiovascolari nei calciatori fosse inferiore al 30% rispetto alla media nazionale. Diverso è per la Sla, che nella categoria ha incidenza doppia». L’Aic guarda anche a nuove frontiere, come il monitoraggio in tempo reale della salute dei calciatori attraverso anche l’analisi dell’occhio, in seguito a scontri di gioco che comportano colpi alla testa, ma il punto di partenza resta quello: «Rispetto alle troppe partite giocate, un dato su tutti. Gli studi dicono che se ne dovrebbero giocare 38. In realtà se ne giocano circa 70 all’anno».