Eredità Berlusconi, ora la battaglia è sui marchi registrati

Non c’è Forza Italia (che resta di proprietà del partito), ma c’è un caso legato al marchio «BERLUSCONI».

Silvio Berlusconi storia
(Foto: Samantha Zucchi / Insidefoto)

Nel complesso tema sull’eredità di Silvio Berlusconi, ora spunta anche quello legato ai marchi. Chiuso il discorso su società e proprietà, infatti, come riporta il Corriere della Sera c’è anche la questione ai marchi di proprietà del fondatore di Forza Italia ed ex patron di Milan e Monza.

I figli ora si trovano a gestire e decidere l’utilizzo di marchi come “L’Italia che lavora” fino al 2032, così come CENTRODESTRA UNITO o GRANDEITALIA o altri, in maiuscolo o minuscolo. Non c’è, tuttavia, «Forza Italia» che è di proprietà diretta del partito. Tra i marchi ereditati dai figli, inoltre, ci sono brand come «Grande Italia» a «Centrodestra Unito» e «Centrodestra per la libertà» in varie declinazioni e poi «Altra Italia», oltre a un più aggressivo «Rivoluzione Italia».

Ma c’è anche un caso legato al marchio “BERLUSCONI”, visto che attualmente  può essere utilizzato solo per prodotti come mutande. Il motivo è che il 32enne Brenno Bianchi aveva presentato un ricorso per decadenza all’Euipo, l’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale. Una procedura per decadenza visto che nessun prodotto con il marchio BERLUSCONI era stato realizzato tranne, forse, mutande. Un ricorso su cui ha avuto ragione su tutto, con il Cavaliere che non si è opposto e alla fine, soccombendo, ha dovuto pagare le spese. Tuttavia il marchio resta di proprietà della famiglia, così come il marchio «berlusconi», che una azienda tedesca si era accaparrato 10 anni fa investendo 4.050 euro, rinunciando però poi a sfruttarlo e a confermarne la registrazione

Ma c’è anche chi è andato oltre, come la società inglese Italian Circus di due imprenditori dell’intrattenimento, Charles Gilken e Duncan Stirling che negli anni scorsi aveva registrato ovunque, Stati Uniti compresi, il marchio «Bunga Bunga». È nato così a Londra il nightclub Bunga Bunga, con arredi e orpelli «impreziositi» dai classici stereotipi sull’Italia, «un mix di karaoke, piste da ballo e pizze lunghe un metro», ha scritto il Guardian . Un successo, almeno all’inizio, e pare fosse frequentato anche dal principe Harry. Però ha chiuso definitivamente l’anno scorso.