Urbano Cairo: «Sì al salary cap ma a livello europeo»

Il presidente del Torino ha parlato di diversi temi dal palco del DLA Sport Forum: dal controllo dei costi agli stadi, passando per pirateria e Decreto Crescita.

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Urbano Cairo (Photo by Alessandro Sabattini/Getty Images)

Allo Sport Forum organizzato da DLA Piper nella pancia di San Siro hanno presenziato diversi ospiti, rappresentanti di vari club di Serie A e B, fra cui Urbano Cairo, presidente del Torino.

Il numero uno granata è intervenuto durante l’evento ripercorrendo le varie tappe affrontate dall’acquisto del club torinese: «Ho acquistato il club dal fallimento, non si era iscritto al campionato nel 2005 ed era la cosa peggiore che potesse accadere. Prendendo una società in quelle condizioni ho dovuto rifare tutto da capo ma la cosa che ho imparato è che il tema dei ricavi è molto importante, abbiamo davvero un grande potenziale come calcio italiano. Molti fondi sono interessati perché è quello che ha prezzi più bassi rispetto al reale potenziale che ha».

Sulla questione dei diritti tv, recentemente assegnati nuovamente a DAZN e Sky: «Abbiamo un accordo con upside se si riuscisse a contrastare la pirateria, che in Spagna è stata adottata in maniera drastica mentre in Italia siamo ancora qui ad aspettare che venga applicata una legga che sarebbe fondamentale. Abbiamo un livello di fatturato sui diritti tv che può essere intorno al miliardo ma abbiamo un potenziale di crescita soprattutto sui diritti esteri notevolissimo, possiamo incassare molto di più».

Un pensiero anche sul tema stadi: «Solo quattro su 20 hanno stadio di proprietà, c’è uno spazio di crescita incredibile. L’Italia sicuramente non è in condizione florida, se facciamo la somma delle perdite di tutte le società di Serie A è molto importante, e ancora di più per quanto riguarda i debiti. Importanti sono i ricavi, ma anche club più ricchi in Premier perdono soldi perché ci sono stipendi sempre più alti e costi, a causa di investimenti stellari. Non è solo un problema di ricavi, ma anche di controllo dei costi».

Sull’eventualità di introdurre in Italia un Salary cap: «Bisognerebbe farlo a livello europeo. D’altra parte, una lega importante come l’NBA è riuscita in maniera intelligente per cui se superi un certo livello di spese devi dare un contributo condiviso tra gli altri club, e questo, senza dubbio, è un modo giusto. È tutto fattibile se c’è la volontà, ma non può essere solo italiana. Basta ci sia volontà europea. Giusto guardare ai ricavi, ma l’importante è tenere sotto controllo i costi, serve rendere sostenibile l’attività e poi pensare a tutto il resto. Arabia? Sicuramente hanno portato anche molti denari nel calcio che non è una cosa negativa. A volte hanno acquistato giocatori non nel fiore degli anni, aiutando anche a incassare per giocatori verso fine carriera, creando un campionato a sé stante».

I cambiamenti possibili per il Decreto Crescita cosa comporterebbero per il calcio italiano: «Bisogna andare avanti con questo decreto che inizialmente era stato apprezzato e parallelamente vanno trovati dei sistemi per incentivare il lavoro sui settori giovanili. Non bisogna dimenticare che un’attività come la Serie A perde un milione al giorno perché c’è una norma (quella sulla pirateria, ndr) non attuata. Il ‘pezzotto’ ha un milione e mezzo di abbonati e ci mancano così 350 milioni di ricavi. Il Decreto Crescita è un modo per dare al calcio un piccolo aiuto che magari non è stato dato prima, per esempio nella lotta alla pirateria».