Vieri: «L’Inter è la squadra che mi ha dato di più in carriera»

L’ex attaccante della Nazionale ha ricordato il pedinamento subito per ordine di Massimo Moratti: «Uno si arrabbia lì per lì, ma è stato il mio presidente per sei anni e mi ha voluto bene».

Christian Vieri
Christian Vieri (Photo by Andrea Staccioli/Insidefoto)

Il divorzio da Lele Adani, Nicola Ventola e Antonio Cassano, ha portato la Bobo tv e Christian Vieri in una nuova epoca, con ospiti sempre diversi e uno spazio dedicato nella Radio Serie A con RDS. Proprio alla radio-televisione della Lega, il calciatore ha ripercorso la sua carriera, trascorsa fra diverse squadre, fra cui Torino, Atalanta, Juventus, Inter e Milan.

«Sono andato all’Inter perché volevo giocare con Ronaldo – ha raccontato Vieri -. Mi ha chiamato Narciso Pezzotti, il secondo di Lippi, ho dato subito l’ok. Andavo a giocare in uno stadio come San Siro, una meraviglia, il mio preferito in assoluto. Ronaldo è stato il giocatore più forte, a quei tempi era incredibile e io ero curioso di conoscerlo. Mi ricordo quando l’ho visto la prima volta: mi sono avvicinato e io gli ho detto di essere all’Inter perché volevo giocare con lui. Una cosa che abbiamo fatto insieme fuori dal campo? Diciamo che siamo due mangiatori, lui è proprio simpatico. Quando andavamo in giro per i ristoranti di Milano, la gente si alzava in piedi per applaudirci. Mi ricordo la prima partita di campionato, giocavamo alle 15.00 un Inter-Verona. Quando ho visto 60 mila persone ho pensato che avrei dovuto fare gol al primo pallone toccato. Il riscaldamento, con tutte quelle persone a cantare, è stato da pelle d’oca. Uno stadio così dà una carica che non si può capire. Un club meraviglioso, c’era tutto per vincere».

La vicenda del pedinamento voluto da Massimo Moratti mentre era un calciatore dell’Inter: «Uno si arrabbia lì per lì, ma è stato il mio presidente per sei anni e mi ha voluto bene. Mi sono arrabbiato, più che altro c’era delusione. Però quella è stata una cosa extra, non la conto. Nei sei anni insieme non posso dire niente. Lui amava l’Inter, quando perdevamo una partita amichevole si disperava. Questo fa capire quanto la famiglia Moratti ami l’Inter. Non posso dirgli niente, non siamo stati fortunati per una serie di partite andate male. C’era forse troppa voglia di vincere da parte di tutti. Se non ci fossimo fatti male io e Ronaldo avremmo vinto, perché eravamo una super squadra, è mancata un po’ di fortuna. Il 5 maggio? Perdiamo l’ultima partita, mi chiama il Presidente durante la notte e io gli dico subito: “non vendermi Ronaldo”, ma sapevo che mi stava chiamando per quello. Alla fine è stato venduto, eravamo tutti distrutti. Il Presidente non voleva vendere Ronaldo, Ronaldo non voleva andare via ma chiedeva delle cose. La sua cessione ci ha lasciato un vuoto, era il più forte del mondo».

Che squadra tifa Vieri – La risposta dell’ex attaccante

«Quale squadra tifo? Io ho tifato tutte le squadre in cui ho giocato, ma l’Inter è la squadra che mi ha dato di più – ammette Vieri -. Io non sarei mai andato via, sono stati sei anni difficili e sofferti, ma proprio per questo sono attaccato all’Inter. La gente aspettava me o Ronaldo per vincere uno scudetto, volevamo vincere tutti. È mancato sempre poco, ho lasciato tutto me stesso lì in quei sei anni di Inter. Ho giocato partite che non avrei dovuto giocare, non mi reggevo in piedi. Potevamo andare in finale di Champions, potevamo vincerla. Ho sofferto di non aver vinto. Avevamo una squadra piena di giocatori incredibili».

L’avventura a Madrid con l’Atletico e il trasferimento al Milan: «Ho spinto io con la Juve per essere ceduto, perché loro mi volevano in tutti i modi. È stata un’esperienza perfetta, da 10. In Spagna c’è il calcio più divertente d’Europa. Abitavo a Madrid, gli spagnoli sono persone spettacolari, avevo vinto la classifica cannonieri. Perché sono andato via? Non lo so. In Spagna si gioca per l’attacco, per lo spettacolo. È un calcio bello da giocare, ci si diverte. È stato un errore andare via. Il Milan dopo l’Inter? Ero libero perché avevo rescisso. Volevo tornare all’Atletico Madrid, ma non avevano bisogno di attaccanti. Ero sul mercato, Galliani mi ha chiamato e sono andato. Era la rivale, sapevo che avrebbe dato fastidio, ma a quel punto sono andato là perché volevo rimanere in una grande squadra. Ho giocato poco, non riuscivo a far gol. Non giocavo spesso, ma sono stato benissimo. Sei mesi sono passati velocissimi, il titolare era Inzaghi ma c’era il mondiale e io volevo giocare. Quindi sono andato al Monaco, che è stata una bella parentesi. Giocavo e stavo bene, poi mi sono fatto male al ginocchio e non sono riuscito ad andare al Mondiale».

Che squadra tifa Vieri – Il Mondiale 2006 saltato e il ritiro

Il Mondiale 2006 saltato e gli ultimi anni prima del ritiro: «Io sono un malato della Nazionale, l’ho sempre tifata. Volevo essere lì, ma ero ovviamente felice per loro. Ero distrutto, sapevo che con Lippi in Nazionale sarebbe cambiato tutto. La squadra era forte, lui era l’allenatore giusto. Ho sofferto per tanti anni, ma è normale. Lui mi ha aspettato fino all’ultimo, ma non ce l’ho fatta. Lippi è stato l’allenatore che mi ha fatto fare il salto di qualità. Ha vinto tutto, cosa gli si può dire? Niente se non bravo. C’era la possibilità di andare alla Sampdoria ma non ce la facevo più fisicamente, ho mollato. Non ero andato al Mondiale e avevo un ginocchio a pezzi. Volevo andare perché ci aveva giocato mio padre, Vialli e Mancini erano i miei idoli. La Fiorentina mi ha dato l’occasione di tornare in un bel gruppo e in una società importante. Abitavo a Prato, andavo ad allenarmi in treno. Straordinario. Il ritiro è arrivato perché ero stufo di tutto e di tutti, ero stanco mentalmente. Ricordo di essere andato in Svizzera con l’Atalanta a fare un amichevole, a fine primo tempo ho comunicato a Del Neri che me ne sarei andato e così ho fatto. Stavo ancora bene, ma non avevo motivazioni, avevo grande stanchezza mentale. Dovevo andare a giocare al Boavista da un mio amico, ma mi sono allenato un mese e poi ho deciso definitivamente di non continuare con il calcio: da lì è finito tutto. Rimpianto? Tornassi indietro giocherei ancora, ma lo sto dicendo ora: in quel momento, se ho smesso, è perché sentivo di smettere. Va bene così».

Dopo la sosta ecco Juventus-Inter, una partita non banale per Vieri e nemmeno per la storia del calcio italiano, che ora le vede duellare per il primo posto: «Mi viene in mente un gol che ho sbagliato. Cross di Recoba di destro, io sono a 20 centimetri dalla porta, ma mentre la palla arriva mi accorgo di essermi mosso in anticipo: la palla mi è andata sul tacco e ha superato la traversa. Mi si è fermato il cuore. Ancora oggi mi chiedo come abbia fatto a sbagliare quel gol. A oggi è più forte l’Inter. È una super squadra, gioca molto bene. Inzaghi meglio di Allegri, sta dimostrando di essere un grandissimo allenatore. Il mio preferito tra le due squadre? Mi piacciono molto Lautaro e Thuram. L’Inter mi fa impazzire, anche Dimarco mi piace tantissimo, contro il Frosinone ha fatto un gol pazzesco. Sono tutti giocatori forti, giocano un bel calcio. Nella Juve non ne trovo uno in particolare, ma è una squadra molto solida. Bremer in difesa, davanti ha quattro attaccanti forti. Kean è in grandissima forma, sta giocando alla grande. C’è anche Chiesa, uno che può sempre fare la differenza. Cosa manca a Vlahovic? Il giocare sempre e i gol. Trascinatori si diventa giocando ogni partita».