Evasione fiscale su contratti giocatori: l'agente Ramadani paga 6,5 milioni "a garanzia"

Nel mirino della Procura di Milano gli accordi stipulati fra il 2018 e il 2022 che riguardano le trattative che hanno portato, fra gli altri, Vlahovic alla Fiorentina, Koulibaly al Napoli, Perisic all’Inter, Chiesa alla Juve e Rebic al Milan.

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Il Tribunale di Milano (Foto Daniele Buffa/Image Sport/Insidefoto)

Uno degli agenti FIFA più importanti nel mondo del calcio è finito nel mirino della giustizia italiana per una presunta evasione fiscale. Stiamo parlando di Abdilgafar Ramadani, agente a capo della società Lian Sports Group, che gestisce gli affari di giocatori di livello mondiale come Leroy Sané, Federico Chiesa e Kalidou Koulibaly.

Come riporta l’edizione odierna de Il Corriere della Sera, Ramadani è finito nel mirino della Procura di Milano nell’ambito di un’indagine per evasione fiscale che va dal 2018 al 2022 e che mette nel mirino gli affari condotti dall’agente nell’ambito della stesura dei contratti che hanno portato, fra gli altri, Dusan Vlahovic alla Fiorentina, Federico Chiesa alla Juventus, Miralem Pjanic dalla Juventus al Barcellona, Kalidou Koulibaly al Napoli, Ivan Perisic all’Inter, Ante Rebic al Milan. Per questo a fine 2021 gli inquirenti e la Guardia di Finanza hanno svolto 11 perquisizioni nelle sedi di diverse società di Serie A, che non risultano iscritte nel registro degli indagati.

Nelle scorse ore Ramadani ha depositato sul conto corrente della Procura di Milano una cifra pari a 6,5 milioni di euro «non certo perché ritiene la fondatezza degli addebiti – spiega il difensore Armando Simbari -, ma a garanzia dello sviluppo delle indagini dei pm». Proprio quest’ultimi chiedono il rinvio a giudizio per Ramadani per l’ipotesi di evasione fiscale nel 2018-2022 attraverso l’omessa dichiarazione di compensi professionali sui quali per gli inquirenti avrebbe dovuto pagare le imposte in Italia.

La questione, come si evince dai documenti della Procura, è l‘esistenza o meno di una «stabile organizzazione in Italia» delle società irlandesi di Ramadani e di due suoi collaboratori coindagati. Di solito la “stabile organizzazione” è contestata dai magistrati inquirenti alle multinazionali, mentre qui i pm Giovanni Polizzi e Giovanna Cavalleri con la Guardia di Finanza contestano una innovativa £stabile organizzazione” di tipo personale a Ramadani, che opera per lo più all’estero e sta brevi periodi in Italia.

Oltre ad asserire la «forte incertezza normativa che costella il mondo degli agenti», per la difesa «va sfatato un equivoco» sul «valore aggiunto» di Ramadani: «Non opera solo nel periodo del calciomercato, ma la stipula dei contratti è solo l’ultimo tassello di un puzzle molto più articolato che va dallo scouting al rapporto fiduciario con il giocatore, alla promozione mondiale della sua immagine»: tutte attività «che non hanno una localizzazione predeterminabile», dunque «incompatibili coi requisiti della “stabile organizzazione”, e cioè continuità, abitualità, programmazione».

La posizione della difesa, su queste accuse, si basa sulla domanda: «Sulla base di cosa, le società di Ramadani nel 2016 avrebbero dovuto aprire una stabile organizzazione in Italia, e non anche in Inghilterra, Spagna, Germania o in qualsiasi altro Paese dove hanno concluso contratti e dove nessuno ha mosso contestazioni