L'ex Inter Gnoukouri cambia nome: «Ora sono Traorè, e vorrei giocare»

Il calciatore era considerato un talento ed è arrivato anche a esordire in un derby di Milano. Ora punta a tornare in campo, seppur con un nuovo nome.

Gnoukuri cambia nome
(Foto: Marco Luzzani/Getty Images)

Un gol bellissimo, a 16 cifre, che si chiama “codice fiscale” e che ieri la questura di Piacenza ha rilasciato ad Alassane Traoré, riconoscendolo vittima di tratta di esseri umani. Dal 2018 viveva in Italia da irregolare, e ora ha un permesso di soggiorno almeno fino ai supplementari con la commissione territoriale. Il nome dice poco, perché tutti – spiega La Gazzetta dello Sport – lo ricordano come Assane Gnoukouri, sorpresa dell’Inter di Mancini nel 2015.

Titolare nel derby, regia pulita, grintosa. Poi un prestito all’Udinese e il riscontro di una malattia al cuore, il ritorno a Milano per curarsi, e poi una pessima notizia: i suoi documenti sono carta straccia. La squadra mobile di Parma nel 2017 arresta tre persone accusandole di favoreggiamento dell’immigrazione e falso per l’ingresso illegale di calciatori: tra questi ci sono l’agente che l’ha portato in Italia dalla Costa d’Avorio e il suo padre adottivo.

Lo avrebbero fatto passare come figlio di un ivoriano già residente nel Paese. Gnoukouri all’improvviso non è più Gnoukouri. Ora a 27 anni combatte per ripartire, con l’aiuto dell’avvocato Michela Cucchetti ha compiuto il primo passo, a breve farà una visita e capirà se il cuore sta bene. Tutto inizia nel 2013. Traoré è adolescente, un giorno viene un agente «e mi dice se voglio andare in Italia, che sarei anche andato a scuola. Parla con mia madre, è contenta che mi diano quest’opportunità. Io sognavo di fare il calciatore, che potevo dire?», racconta.

«Mi dicono che i documenti sono falsi, ma il falso mica l’ho fatto io. Il signor Gnoukouri, che mi aveva adottato, non l’ho più sentito. Lui e l’agente promettevano che avrebbero mandato i soldi dell’Inter a mia madre, ma non era vero. Sa cosa fa rabbia? Che ho dato il cuore. Per il mio agente, mi sono fidato. Per il padre adottivo: il mio l’ho perso da piccolo e lui l’ho trattato come un padre vero. Per l’Inter, perché ho sempre lavorato duro», ha raccontato.

Il giorno del derby lo racconta come la scena di un film: «Mi ferma la mattina: “Stasera giochi. Non hai paura, vero?”. “Certo che no”. Invece ne ho tanta, ma nel calcio la paura non te la puoi permettere. Chiamo la mamma: “Prega per me, ho una partita che vedrà in tutto il mondo”. E lei: “Non serve, prego per te ogni giorno”».

Due gli amici che gli hanno fatto da luce nei momenti bui: «Kessie, siamo come fratelli. E Vecchi, allenatore della Primavera, mi ha trattato come un figlio. Non per soldi: in un mondo dove tanti spariscono, se ho bisogno di parlare c’è». E ora Traoré vuole tornare in campo: «Mi fido di me, mi alleno, il calcio è il mio lavoro, devo ricominciare, voglio dare a mia madre una casa, voglio che mi veda felice così è felice anche lei».