Canone, taglio da 440 milioni per gli utenti: vertici Rai e sindacati protestano

Il taglio – che porta il canone da 90 a 70 euro in bolletta – ha preoccupato vertici Rai e lavoratori. Ma da Palazzo Chigi si cerca di rassicurare.

Radio Rai dirette Serie A
La sede della Rai in Viale Mazzini (Foto: Samantha Zucchi/Insidefoto)

Il Governo reputa fondamentale il servizio pubblico radio-televisivo e intende rafforzarlo e valorizzarlo con una più corretta gestione delle risorse anche grazie alla nuova governance. Lo affermano fonti di Palazzo Chigi al termine della giornata in cui è stata comunicata in manovra la riduzione del canone Rai in bolletta da 90 a 70 euro.

Il taglio – scrive Il Sole 24 Ore, riportando fonti governative – «comporta un minor esborso complessivo da parte degli italiani per 440 milioni, importo che sarà in gran parte compensato dallo Stato alla Rai per spese relative agli investimenti. Di conseguenza, la dotazione complessiva per la società subisce solo una modifica di lieve entità, pari a 20 milioni, in linea con i tagli per tutti i ministeri».

Il taglio aveva preoccupato vertici Rai e lavoratori. Il testo nel dettaglio ancora non c’è, ma l’indiscrezione di Palazzo Chigi è una risposta ai tanti allarmi lanciati e all’appello arrivato la scorsa settimana dal Direttore generale Rai Giampaolo Rossi sulla «restituzione di quei 110 milioni sottratti al canone Rai per altre funzioni che la Rai vorrebbe indietro per investirli sull’audiovisivo italiano».

Con il taglio del canone «il più importante strumento di investimento in cinema, serie, documentari, animazione e intrattenimento ridurrà drasticamente il proprio apporto rendendo marginale il ruolo della produzione indipendente nazionale» il rischio paventato da Giancarlo Leone, amministratore delegato Q10 Media e presidente dell’Osservatorio italiano audiovisivo.

«È un vero e proprio taglio o uno spostamento sulla fiscalità generale?» si era chiesta la presidente della commissione di vigilanza Rai, Barbara Floridia. Agostino Saccà, già direttore generale di Viale Mazzini, oggi imprenditore e fondatore della Pepito Produzioni, si era spinto a profetizzare «la scomparsa della Rai a meno che il governo non decida di scaricare tutti i costi dell’azienda sulla fiscalità generale, come fa la Spagna».

«Un colpo netto alla capacità produttiva dell’azienda» le parole del segretario nazionale Slc-Cgil, mentre l’Usigrai torna a sollecitare un progetto ed un piano industriale. Il Governo è sulla stessa lunghezza d’onda di Unione nazionale consumatori e Codacons che chiedono lo stop definitivo dell’imposta. Il sottosegretario e responsabile editoria della Lega Alessandro Morelli ha confermato che «il provvedimento si inserisce nel percorso che porterà all’abolizione del canone, un risultato che i contribuenti chiedevano da tempo».