Inter, Marotta: «Suning ci lascia lavorare tranquilli: facciamo di necessità virtù»

Il prossimo dicembre, l’amministratore delegato festeggerà i suoi primi cinque anni da dirigente del club nerazzurro. E ora punta alla seconda stella.

Marotta nuovi stadi
Giuseppe Marotta (Foto: Gabriele Maltinti/Getty Images)

Il prossimo dicembre, Giuseppe Marotta festeggerà i suoi cinque anni come amministratore delegato dell’Inter. In questi anni il dirigente ex Sampdoria e Juventus ha dovuto affrontare più di una situazione delicata in casa nerazzurra, soprattutto quando la proprietà cinese Suning ha deciso di intraprendere per il club una strada fatta di autogestione che ha costretto Marotta, senza dimenticare il ds Piero Ausilio e l’altro ad Alessandro Antonello, ad allestire una squadra competitiva, ma rimanendo sempre attenti ai conti.

Proprio di questo, e non solo, ha parlato lo stesso Marotta, uno degli ospiti d’onore dell’evento “Golden Boy”, il premio istituito dal quotidiano Tuttosport e dedicato ai migliori Under 21 in circolazione, fra cui l’atalantino Giorgio Scalvini, finito nel mirino proprio dell’Inter per rinforzare la difesa di Simone Inzaghi. «Abbiamo dovuto acuire l’ingegno, fare di necessità virtù, anche se non facciamo grandissimi investimenti, la proprietà ci garantisce comunque di allestire delle rose competitive – ha dichiarato Marotta – . Lo scorso anno siamo arrivati in finale di Champions. Il vantaggio di questa proprietà cinese è che ti lascia lavorare in tranquillità, senza condizionarti. Mi sento di dire che menomale che siano arrivato proprietà straniere, non so dove sarebbe arrivato il nostro calcio senza di loro».

Sulla sosta per le nazionali, che vede l’Inter essere la squadra italiana che fornisce più giocatori, ben 18, alle varie selezioni: «Rappresentano tre quarti della nostra rosa. Questo vuol dire che la rosa dell’Inter è molto forte. Il cammino, dopo il ko con il Sassuolo, la vittoria di Salerno e il pareggio col Bologna, è in una fase interlocutoria della stagione – ha ammesso Marotta a Sky Sport -. Ma non posso che essere ottimista. Sono contento del lavoro di Inzaghi: ha dimostrato con i risultati e le prestazioni di essere un allenatore bravo, che può allenare la nostra squadra. Il nostro è un percorso lungo, bisogna avere pazienza, valutare e capire gli errori, per cercare poi di migliorare. Lautaro? Baggio ha detto cose sacrosante. È un giovane che è cresciuto tanto ed è sempre positivo, oggi si sta affermando come un campione e lo ritengo tale. Ci sta dando grandi soddisfazioni».

Ma l’Inter è solo l’ultimo capitolo della carriera da dirigente di Marotta in Italia, che inizia a Varese, sua città di nascita: «Da ragazzo abitavo vicino allo stadio di Varese, quel Varese in cui c’era un presidente che era un modello di riferimento. Mi sono appassionato, credo sia fondamentale per tutte le attività. Passione e perseveranza. Sin da piccolo volevo fare questo mestiere, come giocatore ero scarso. Credo che quel Varese che ha vinto tanto era frutto di tante cose, tra cui la competenza. La mia carriera? Dopo Varese, vado al Monza. Alla Juve vendetti la prima metà di Casiraghi al presidente Boniperti. Ero giovane, avevo 30 anni. Mi sono trovato in difficoltà, ho detto al presidente ‘Faccia lei il prezzo perché non riesco a dirlo’. Ed è stato veramente bravo, mi ha trattato bene. La seconda metà l’ho venduta quando arrivò Montezemolo. Poi Como, Ravenna e Venezia, dove ho avuto la fortuna di riportare la squadra in A dopo 35 anni».

«Ho avuto la fortuna di lavorare sempre con presidenti diversi, da Zamparini a Garrone e Agnelli – racconta Marotta -. Devo dire che da ognuno di questi ho appreso qualcosa che arricchisse il mio bagaglio che ritengo pieno di esperienza. A Ravenna ho fatto l’operazione Vieri. Aveva già fatto vedere le sue qualità. Zamparini? Una persona di grande calore umano, magari ogni tanto si manifestava in modo un po’ istintivo. Persona generosa, intuitiva. Con me aveva un rapporto di amicizia, da lui ho imparato molto. L’Atalanta? Lì sono stato benissimo. È una società all’avanguardia, è uno dei migliori settori giovanili. se non il migliore, ancora adesso. Poi ho accettato una sfida, quella di andare in B alla Sampdoria. È stata una mossa vincente, quando ci si sposta bisogna sempre andare in società che sono in difficoltà. Perché lì puoi solo migliorare».

Poi un piccolo aneddoto sulla vendita di Pogba ai tempi della Juventus: «È stata lunga e onerosa, è durata tre giorni filati, chiusi in albergo con i dirigenti del Manchester United. C’erano molte cose da sistemare, come le commissioni di Mino Raiola. Era testardo. Contemporaneamente abbiamo preso Higuain, bisognava però prima cedere Pogba, perché non potevo prenderlo senza prima aver ceduto Paul. Avevo chiesto l’autorizzazione a procedere ad Agnelli, è stato un po’ rischioso. Gonzalo poteva andare al Barcellona».