Euro 2032 in Italia: ma è battaglia sui cinque stadi

Nella giornata di domani, salvo clamorosi colpi di scena, la UEFA assegnerà alla candidatura congiunta italo-turca l’organizzazione della competizione continentale.

WeBuild bilancio 2023
(Foto: Marco Luzzani/Getty Images)

L’Italia, insieme alla Turchia, spera di ospitare l’edizione del 2032 degli Europei. Una possibilità concreta che il ministro per lo Sport e per i Giovani, Andrea Abodi, ha ribadito come la rassegna continentale possa essere una spinta ulteriore, anche se non deve essere l’unica, per la costruzione di nuovi stadi o per la ristrutturazione di quelli già esistenti. Ed ecco la possibilità di nominare un commissario con pieni poteri. Ipotesi che ha raccolto diversi consensi fra le società.

Come riporta l’edizione odierna de La Repubblica Affari e Finanza, allo stato attuale ci sono circa 3 miliardi di euro di progetti fermi, secondo la stima dei club di Serie A, imbrigliati dalla burocrazia. Gli impianti del massimo campionato italiano, inoltre, sono i più vecchi, con 68 anni di media, delle cinque massime leghe europee. E l’Europeo, qualora fosse assegnato, non garantisce uno svecchiamento generale degli impianti italiani, ma solo a quelli che verranno scelti per ospitare la rassegna, per un numero verosimile di cinque.

Intanto i vari club si stanno misurando con la difficile, anzi difficilissima, idea di costruire, o anche solo riammodernare, uno stadio in Italia. A Firenze si è passati dalla possibilità di un impianto viola a Campo di Marte, grazie ai fondi del PNRR, alla ristrutturazione del Franchi, visto che le risorse europee sono state dirottate su altro, dopo un lungo confronto fra Governo e la Commissione dell’Unione Europea che ha bocciato la possibilità di costruire uno stadio con fondi europei in un’area che non era degradata, condizione per cui si possono usare tali fondi.

I casi, su tutto il territorio italiano, sono numerosi, dal nuovo San Siro condiviso fra Inter e Milan bocciato dalla Sovrintendenza, ai numerosi problemi burocratici trovati dalla Roma prima a Tor di Valle e adesso a Pietralata. Senza dimenticare la Lazio che è ancora agli studi preliminari sulla possibilità di recuperare il vecchio Flaminio. Situazioni simili si trovano da Bologna a Cagliari e da Verona a Napoli.

Europei 2032 stadi – Il precedente di Italia ’90

Insomma, l’ultimo intervento strutturale sugli stadi italiani è stato condotto in occasione del Mondiale del 1990, quando furono spesi 1.248 miliardi di lire pubbliche, con uno sforamento dell’84% rispetto allo stanziamento previsto con il programma interessò 12 stadi. L’Europeo 2032, che salvo sorprese al momento inimmaginabili sarà assegnato domani dalla UEFA in coabitazione a Italia e Turchia, occuperà invece solo cinque impianti, e altrettanti nella nazione partner. Se i turchi il loro piano stadi lo hanno già completato, con strutture moderne in tutto il Paese, l’Italia per non perdere l’assegnazione dovrà presentare a Nyon un progetto credibile entro il 2026, con adeguate coperture finanziarie.

Al momento sui cinque stadi che ospiteranno le partite, secondo le indiscrezioni, l’unico sicuro sembra essere l’Allianz Stadium, impianto che ospita le gare casalinghe della proprietario Juventus. Gli altri due stadi dovrebbero essere quelli di Roma e Milano, ma qui nasce il primo dubbio. Nel 2032 gli impianti di Milan e Roma dovrebbero essere già operativi, e anche da qualche anno, ovviamente se i tempi di realizzazione fossero rispettati senza che i progetti rimangano incagliati nella famosa burocrazia. Ma non si può escludere che anche Inter e Lazio, al momento più indietro rispetto alle rivali cittadine, siano in un nuovo impianto. In questa situazione che è al momento puramente ideologica, ma nel 2026 si spera possa essere molto più concreta, si dovrebbe scegliere su quale indicare nelle rispettive città. A fare da spartiacque potrebbe essere proprio la burocrazia, con uno stadio che potrebbe essere più avanti nella costruzione, o nelle autorizzazioni, rispetto all’altro.

L’altro riguarda i due impianti che rimangono da scegliere e che verosimilmente dovrebbero trovarsi al Sud che potrebbe vedere la candidatura di Napoli e Bari, gli impianti più capienti. Poi c’è la possibilità di premiare il Nordest, includendo Verona, o scegliere una fra Bologna e Firenze, che hanno già visto l’accettazione dei progetti di ammodernamento del Dall’Ara e del Franchi. Inevitabilmente, alcune città saranno scontentate perché escluse dai finanziamenti. Se non è infatti ancora chiaro chi pagherà cosa, è probabile che un aiuto pubblico di qualche tipo ci sarà.

Europei 2032 stadi – La figura del commissario

Anche per questo, per evitare un vantaggio indebito ai club che giocheranno poi negli stadi di Euro 2032, le società di calcio invocano un commissario: «Serve una figura che ci aiuti a superare i vincoli di un sistema che potremmo definire medievale, barocco – dice Luigi De Siervo, ad della Serie A – la colpa è della politica, visto che non sono più i tempi in cui non si trovavano le risorse. Sugli stadi oggi abbiamo anche una legge specifica».

Nella pubblicazione “Lo stadio del futuro”, la Serie A sottolinea come solo il 24% degli impianti oggi siano di proprietà dei club, contro l’80% di Germania e Inghilterra. E in Premier League nonostante i prezzi d’ingresso mediamente alti, gli stadi sono più pieni che da noi: nella scorsa stagione in 380 partite il primo campionato inglese ha attratto 15 milioni di spettatori, contro gli 11,2 della Serie A. Ed è evidente a tutti come il modello da seguire sia proprio l’Inghilterra, che ha cominciato a rinnovare gli stadi ponendoli sotto il controllo dei club nei primi anni Novanta, anzitutto per ragioni di sicurezza.