Exor punta sulle startup: in un anno finanziate 52 società

La holding della famiglia Agnelli-Elkann, sta usando il suo braccio di investimenti, Exor Ventures, guidato da Diego Piacentini.

Elkann ricapitalizzazione Dicembre
John Elkann (Foto: DPPI/Panoramic/Insidefoto)

Exor Ventures, braccio di investimenti di Exor (la holding della famiglia Agnelli-Elkann che controlla anche la Juventus), nell’ultimo anno ha finanziato 52 startup e contribuito alla formazione di 70 giovani talenti.

Diego Piacentini, presidente di Exor Ventures, parlando all’Italian tech ha tracciato il bilancio del primo anno di Vento Venture Originator, programma di venture building. «Abbiamo iniziato nell’aprile 2022 con il programma di investimento per le start-up, abbiamo ricevuto 2.026 domande, ne abbiamo scelte 52. Le aziende selezionate hanno ricevuto un investimento di 150.000 euro per sviluppare la loro attivita. Il 63% non aveva mai ricevuto un finanziamento prima. Il 35% delle start-up selezionate ha una fondatrice o una co-fondatrice donna, contro il 20% della media globale, mentre il 21% hanno un “second time founder”, qualcuno che è alla seconda esperienza di startup».

Per quanto riguarda a livello geografico Piacentini ha commentato: «Il 58% delle start-up sono italiane e di queste il 14% non ha una sede, è totalmente da remoto, mentre il 62% hanno sede a Torino o Milano. Il 21% è di un paese dell’UE o del Regno Unito e il 21% è stata fondata negli Stati Uniti».

Piacentini ha aggiunto che il 46% ha un prodotto e il 31% produce ricavi. A livello settoriale, il 23% è attiva nell’healthcare, il 18% del Deep tech e Intelligenza artificiale, il 12% Fin tech e 12% in Hr tech, seguono poi con percentuali minori settori che vanno dal software alla logistica, all’e-commerce. Per quanto riguarda il programma «dedicato ai talenti, alle persone, abbiamo ricevuto più di mille domande e abbiamo selezionato 70 partecipanti in 2 edizioni, 20 di questi 70 hanno aperto una azienda e 10 hanno avuto un finanziamento da Vento». È aperta una nuova possibilità per partecipare al programma di formazione e si possono fare domande entro l’8 ottobre.

Piacentini ha poi parlato in particolare dell’Italia: «Per attirare investimenti e sviluppare il comparto tech ha bisogno di grossi investitori che vadano sotto la superficie e contestualmente servono da cinque a sette unicorni per cambiare la percezione internazionale sull’Italia. Noi non abbiamo uno Spotify».

Nel 2022, ha indicato lo stesso Piacentini, gli investimenti in venture capital in Italia sono stati pari a 2 miliardi di euro, contro i 30 miliardi del Regno Unito, i 15 miliardi della Francia, 12 della Germania, 6 della Svezia e 4 della Spagna: «Siamo partiti con 10 anni di ritardo. Servono anche più giovani che si lancino in avventure imprenditoriali. In Italia c’è una minore propensione a diventare imprenditori, rispetto ad andare a lavorare per grandi aziende. Probabilmente è una questione socio-economica, non so perché ma è così. Comunque, la situazione sta cambiando, almeno parlando nelle grandi università. Lentamente ma ci sta spostando verso quella direzione».