Entro la mezzanotte di oggi Paul Pogba dovrà richiedere le controanalisi dopo la positività al testosterone sintetico, verificata dal laboratorio di analisi di Roma, del suo campione di urina prelevato al termine della sfida Udinese-Juventus del 20 agosto scorso, gara valida per la prima giornata di campionato.
Come riporta l’edizione odierna de La Gazzetta dello Sport, l’agente del centrocampista francese, Rafaela Pimenta, aveva dichiarato che il giocatore avrebbe proceduto a breve a richiedere le controanalisi. Il fatto che Pogba e il suo entourage abbiano temporeggiato non significa che abbiano cambiato idea, ma che stiano analizzando ogni possibile mossa se, come è probabile, le controanalisi confermassero la positività al testosterone evidenziata circa un mese fa.
Dopo l’esito delle analisi, dando per scontata la conferma del risultato di positività, ecco che si aprirebbe l’iter della giustizia sportiva con Pogba che sarebbe chiamato a dare la sua versione dei fatti di fronte ai giudici. Il calciatore ha diverse possibilità per affrontare la vicenda: ammettere la sua colpa, sottolineando la non intenzionalità, procedere al patteggiamento o andare avanti con la battaglia legale fino al Tas.
I rischi per la carriera del campione del Mondo con la Francia nel 2018 sono orami noti. Si va da un massimo di quattro anni, se il processo dimostrerà l’intenzionalità nel prendere la sostanza incriminata, pena massima che si dimezza se il calciatore invece ha avuto solamente un comportamento negligente e non intenzionale.
Il codice di giustizia sportiva, inoltre, prevede una norma sulla “tempestiva ammissione” e della “accettazione della sanzione”. In questi casi basterebbe che Pogba ammettesse di aver assunto il testosterone sintetico, che a quanto pare era contenuto in un integratore consigliato da un amico e acquistato negli Stati Uniti, e la pena massima a cui andrebbe incontro scenderebbe di un anno, arrivando così a tre. Ma a 30 anni, con i 31 da compiere il prossimo 15 marzo, una squalifica di questa portata condizionerebbe la carriera del francese, che praticamente finirebbe con la pagina più triste possibile per un calciatore.
Si aprirebbe invece un altro discorso se Pogba decidesse di avvalersi di un’altra norma che richiama “l’accordo per la definizione del caso”, che potrebbe essere semplicemente definita come un patteggiamento. L’
A quel punto il pallino passerebbe alla Procura Nazionale Antidoping e alla Wada. In questo caso, lo sconto di pena non potrebbe essere superiore al 50% della proposta di squalifica formulata dalla procura antidoping. Ma partendo dai 2 anni, il dimezzamento porterebbe a un solo anno di squalifica. Il problema è che Pogba dovrà convincere il procuratore antidoping Pierfilippo Laviani della «non intenzionalità».
Nel caso di scontro legale, la partita si giocherebbe su diversi campi. Quello della giustizia sportiva italiana, il Tribunale Nazionale Antidoping, o la sfera internazionale, cioè il Tas, in sede di appello. Al Tas, in teoria, qualora Nado Italia e Wada fossero d’accordo, Pogba potrebbe andarci subito in un’udienza unica prevista dalle procedure. Tante alternative per la difesa di Pogba che portano a vari sconti della pena, ed ecco il motivo di tanta riflessione da parte del calciatore e del suo entourage.