Il 2023 sarà ricordato come l’anno del grande cambiamento per l’economia e la finanza italiana. Prima di tutto – scrive L’Economia de Il Corriere della Sera – si è chiusa definitivamente la stagione dei capitani d’industria con la morte di Silvio Berlusconi e Roberto Colaninno, mentre solo l’anno prima era scomparso anche Leonardo Del Vecchio.
Giovanni Agnelli e Raul Gardini capirono in anticipo che era finita una stagione. Il primo fu Gardini. Nel luglio del 1993 il Pirata, così era soprannominato, mise drammaticamente fine alla sua vita con un colpo di pistola a Palazzo Belgioioso. Partendo dall’eredità del suocero, Serafino Ferruzzi, aveva creato un impero agroindustriale e chimico.
La famiglia Agnelli-Elkann e la nascita di Stellantis
Anche l’Avvocato Agnelli, quando nel gennaio del 1990 disse che la “festa” era finita, capì che si era conclusa un’epoca. Fu un periodo tumultuoso per la Fiat, che portò ai sessantuno licenziamenti e alla dura vertenza sulla mobilità esterna e si concluse con la Marcia dei Quarantamila. Un compromesso al ribasso che inizialmente salvò il Lingotto. Quando si insediò Sergio Marchionne gli analisti più attenti si resero conto subito che le vecchie dinamiche tra proprietà, manager e politica erano finite. A dire il vero il geniale Sergio Marchionne cercò di cambiare strada acquisendo Chrysler. E così, quando morì, John Elkann vendette Fca ai francesi di Peugeot e così è nata Stellantis.
Exor, la holding della famiglia Elkann domiciliata e quotata in Olanda, ha poi raggiunto un accordo con Philips, per acquisire una quota del 15%. Un tempo gruppo noto per i prodotti di elettronica di consumo, ma ormai focalizzato nella salute. Insomma, la cassaforte degli Agnelli non è più una società automobilistica, ma una finanziaria con ricco portafoglio azionario che varia dalle autovetture al lusso alla salute. Il cerchio si è chiuso la scorsa settimana, quando Elkann ha lasciato anche la presidenza della holding Giovanni Agnelli Bv, la controllante di Exor. L’azionista più rilevante della Giovanni Agnelli resta la Dicembre, che continua a essere presieduta da Elkann, con circa il 38%.
Da Berlusconi-Mediaset alle novità dei Benetton
Silvio Berlusconi, che nel 1975 aveva costituito Fininvest, nel 1993 diede vita a Mediaset, nella quale confluirono Arnoldo Mondadori Editore e Silvio Berlusconi Communications, capendo prima fra tutti la centralità del futuro dei media. Nell’imminenza delle elezioni del 1994, fu costretto a entrare in politica fondando Forza Italia. Impossibile immaginare che cosa sarebbe diventata Mediaset se il Cavaliere non fosse stato costretto a entrare in politica.
Altri capitani d’impresa, come Luciano e Gilberto Benetton, hanno preferito patteggiare con il mondo politico, scommettendo sulle infrastrutture. Il terribile crollo del Ponte Morandi (14 agosto 2018) ha fatto però capire che era finita un’era e bisognava iniziare una nuova fase. A gennaio dello scorso anno Edizione ha approvato la trasformazione in Spa e un cambio di governance. Alessandro Benetton è stato nominato presidente ed Enrico Laghi amministratore. Al centro del nuovo corso sono state definite le partecipazioni ritenute strategiche (Atlantia, Autogrill e Benetton Group) il cui destino sarà sempre deciso in modo “collegiale” dalla famiglia.
Che per la dinastia veneta fosse iniziata una svolta lo si è capito quando Edizione ha deciso il delisting di Atlantia che adesso controlla con il 57% della società, mentre sono entrati altri azionisti come Blackstone con il 37,8% e Crt con il 5,2%. Nel frattempo, Atlantia ha cambiato ragione sociale in Mundys e punta a diventare il primo gruppo internazionale delle infrastrutture.
Anche Leonardo Del Vecchio ha sempre preferito viaggiare ai margini della politica. Va ricordata qui anche la lunga amicizia con il gruppo Armani, altra realtà estranea al mondo politico. Le due imprese hanno appena rinnovato il loro accordo di collaborazione. E proprio il gruppo di Agordo potrebbe diventare il polo del lusso che tanto manca all’economia italiana.