La Serie A si sta preparando da anni a cambiare il paradigma entro il quale si muove per poter vedere crescere i suoi profitti e provare a colmare quel gap, soprattutto con la Premier League, che ha portato i club italiani lontani dal competere con le più grandi società inglesi, senza dimenticare colossi come Real Madrid, Barcellona e Bayern Monaco.
Un ruolo da protagonista per questo processo, come riporta l’edizione odierna de Il Corriere della Sera, potrebbe essere ricoperto da fondi di private equity come lo è CVC Capital Partners. Già negli scorsi mesi la società finanziaria britannica era vicina a entrare nella media company studiata dalla Lega con un investimento da 1,6 miliardi di euro. Il progetto, anche se al momento è stato messo da parte in attesa della definizione dei diritti tv della Serie A a partire dalla stagione 2024/25, è ancora in piedi.
«Restiamo alla finestra – ha ammesso Giampiero Mazza, managing partner di CVC che gestisce attività per 140 miliardi – se c’è una genuina volontà di portare avanti il progetto, i club sanno dove trovarci». Una porta aperta in attesa di sviluppi che comunque sono attesi entro e non oltre la fine di quest’anno. Se la Lega non trovasse l’accordo con i broadcaster interessati (DAZN, Sky e Mediaset) ecco che la creazione di una canale di Lega, con l’aiuto di fondi di investimento come CVC, ritornerebbe a essere una strada da percorrere.
Intanto il lavoro di CVC in Italia non si limita alla Serie A. «In Italia ci sono tante imprese di medie e grandi dimensioni promettenti – ha ammesso Mazza -, magari alle prese con le delicate procedure di successione al fondatore. Con l’operazione Recordati abbiamo dimostrato di saper gestire questi passaggi e guadagnato fiducia fra gli imprenditori che talvolta guardano ancora con sospetto al private equity».
«Il formidabile rimbalzo economico dopo la pandemia e l’inflazione hanno portato molti gruppi in diversi settori a registrare risultati di bilancio da record negli ultimi due anni, ma al momento è difficile dire se si tratti di numeri sostenibili nel lungo termine o di un picco estemporaneo – conclude Mazza -. Ciò rende difficile assegnare una valutazione alle aziende e, complice il rialzo dei tassi, oggi esiste un ampio divario fra il prezzo richiesto dal venditore e quello offerto dal compratore. Quando alla fine si troverà un nuovo equilibrio, noi ci faremo trovare pronti».
Il gruppo CVC ha appena raccolto il più grande fondo nella storia del private equity: 26 miliardi da investire per comprare partecipazioni in aziende negli Stati Uniti e in Europa. Negli ultimi 10 anni CVC ha investito in Italia 3,2 miliardi di equity corrispondenti a oltre 13 miliardi di valutazione complessiva in 11 imprese e ha rafforzato il team a Milano.
Quattro aziende sono state cedute, sette sono ancora nel portafoglio che comprende la maggioranza dell’azienda farmaceutica Recordati e la compartecipazione con Enel nelle reti elettriche intelligenti di Gridspertise. A marzo del 2022, per esempio, CVC si era fatta avanti con Tim per rilevare una quota di minoranza nella cosiddetta Enterprise Co, la divisione che raggruppa i servizi alle imprese della compagnia telefonica. Si vedrà se la trattativa ripartirà una volta conclusa la vendita della rete Tim a un altro fondo, l’americano Kkr.