Decreto Crescita, per i calciatori vantaggi fino a 10 anni: ecco come

I vantaggi fiscali legati al regime degli impatriati per gli atleti sportivi si applicano per cinque anni: ma è prevista la possibilità vengano prolungati per ulteriori cinque anni.

Inter quando torna Lukaku
Romelu Lukaku (Photo Michel Baucher / Panoramic / insidefoto)

Quello del Decreto Crescita e dei suoi benefici fiscali è un tema molto sentito dalle società di calcio italiane, in maniera particolare durante le finestre di mercato. La norma, modificata nel 2019 per inserire all’interno anche gli sportivi professionisti, prevede vantaggi per chi sposta la propria residenza in Italia, con i redditi prodotti in Italia che vengono pesati solo al 50% in termini fiscali.

Una condizione che – a parità di stipendio netto tra un calciatore che per esempio milita in Serie A, e uno che gioca in Liga – consente a un club di scontrarsi con uno stipendio lordo decisamente più basso. Un aiuto non da poco per le società, che possono così guadagnare un vantaggio a livello di proposte contrattuali nei confronti dei potenziali nuovi acquisti.

Per poter godere di questi benefici, ci sono tuttavia da considerare delle condizioni da rispettare. Sono tre in particolare i parametri di accesso al regime per i lavoratori “impatriati”:

  • l’essere stati residenti all’estero nei due periodi d’imposta precedenti il trasferimento in Italia;
  • l’obbligo di permanenza in Italia per due anni a seguito del trasferimento di residenza;
  • lo svolgimento dell’attività lavorativa prevalentemente nel territorio italiano.

Decreto Crescita, i vantaggi fiscali e la durata

La legge, di base, prevede che i vantaggi fiscali vengano applicati per un massimo di cinque periodi di imposta. Tuttavia, all’interno del testo viene specificato che esiste la possibilità di prolungare la durata per ulteriori cinque anni, arrivando ad un massimo di dieci anni.

Nella norma infatti si legge: “Le disposizioni del presente articolo si applicano per ulteriori cinque periodi di imposta ai lavoratori con almeno un figlio minorenne o a carico, anche in affido preadottivo. Le disposizioni del presente articolo si applicano per ulteriori cinque periodi di imposta anche nel caso in cui i lavoratori diventino proprietari di almeno un’unità immobiliare di tipo residenziale in Italia, successivamente al trasferimento in Italia o nei dodici mesi precedenti al trasferimento”.