Rcs, Mediaset e politica: tutti i piani di Urbano Cairo

Il patron del Torino fa il punto della situazione sulla possibilità di un suo ingresso in politica e sulle voci che lo legano a Mediaset.

Sciopero giornalisti la7 perché
Urbano Cairo (Foto: Gabriele Maltinti/Getty Images)

Urbano Cairo studia il futuro. Anche la politica è tra i suoi interessi, ma l’appuntamento può aspettare, ha raccontato il patron del Torino e numero uno di Rcs a Ceo Talks di ClassCnbc. Nel frattempo, in molti lo guardano come uno dei pochi in grado di puntare al controllo di Mfe (Mediaset), se per qualche motivo in futuro la famiglia Berlusconi dovesse decidere di lasciare.

«Non c’è mai stato neanche un incontro relativamente a questo tema, stiamo parlando veramente di fanta tv. Oggi Mfe è un’azienda ben gestita e ha ottenuto risultati molto buoni negli ultimi anni. Rcs? Era un’azienda contendibile, fu possibile scalarla perché c’era una grande frammentazione sul mercato legata anche al fatto che poco prima della mia offerta la Fiat distribuì a tutti i soci il suo 16% della Rizzoli, parcellizzandolo in mano a tantissimi piccoli soci che decisero di vendere sul mercato i titoli, deprimendo i corsi di Borsa», ha esordito Cairo.

Sulla possibilità di entrare in politica: «Sono molto impegnato con le mie aziende al momento e non posso permettermi di fare incursioni in mondi che non conosco. Anche Berlusconi era molto impegnato e aveva un gruppo anche più grande del mio, però al momento io non ho in programma nulla del genere. Poi nella vita non bisogna mai dire mai».

Infine, una battuta sul modello da cui è partito Berlusconi, tv popolare e audience generalista, e sul futuro che l’attende: «Ci sono analogie con gli anni ‘80: la tv commerciale sconvolse il mondo della pubblicità come ora sta facendo il digitale. La Rai vendeva pubblicità a un gruppo d’aziende limitato, per le piccole era complicato accedere alla tv. Oggi l’arrivo degli OTT ha provocato un altro forte choc. Resta da capire se la pubblicità sugli OTT non sia sopravvalutata rispetto al reale impatto. Mi aspetto che le aziende riconsiderino un po’ gli investimenti massicci fatti sugli OTT».