Lo Stato entra nell’azionariato di Stellantis? L’opinione degli analisti

Il presidente dell’Anfia (Associazione Nazionale Filiera Industrial Automobilistica) ha dichiarato che è necessario equilibrare i pesi nell`azionariato di Stellantis con la presenza dello Stato italiano oltre a quello francese, al fine di difendere gli interessi della filiera dei componentisti italiani.

Stellantis investimenti USA

Serve bilanciare i pesi all’interno di Stellantis: bisogna riconoscere un ruolo anche all’Italia accanto allo Stato francese. È questa la proposta dell’Anfia, l’Associazione della filiera automotive in Italia. «È necessario equilibrare le forze e i pesi in Stellantis, si tratta di una cosa giusta, alla luce della presenza dello Stato francese» le parole di Paolo Scudieri, presidente dell’Anfia, come riportato dal Sole 24 Ore.

Attualmente, il principale azionista di Stellantis è Exor, la holding degli Agnelli-Elkann guidata da John Elkann (che è anche presidente di Stellantis), con il 14,4% delle azioni: a seguire c’è Peugeout con il 7,2% e lo Stato francese con il 6,2%.

Si tratta di una partita strategica per l’Italia secondo Scudieri, «perché il settore auto nel suo complesso pesa oltre il 5% del Pil nazionale con un gettito fiscale significativo». Ma la produzione italiana si è dimezzata nell’ultimo decennio, con l’Italia scivolata al settimo posto tra i produttori europei di auto. Motivo per cui serve un contrappeso istituzionale all’interno di Stellantis, per evitare di penalizzare i produttori italiani.

«Serve un piano strutturato per far evolvere l’indotto e renderlo più competitivo – aggiunge Scudieri –. La capacità del nostro settore di produrre innovazione si traduce nella capacità di mantenere una bilancia commerciale attiva, anche nei momenti più duri. Questo rappresenta un buon punto di partenza».

Come spiegato dagli analisti di Equita, si tratta di dichiarazioni
che riprendono quelle del presidente del gruppo OMR Bonometti (ex presidente di Confindustria Lombardia) che ha chiesto l’entrata di CdP. “La discussione non è nuova, ma allo stato attuale non sembra che il Governo sia intenzionato a muoversi in questa direzione”, concludono gli analisti.