L’euroderby è alle porte, con una stracittadina tra Milan e Inter che mette in palio la finale di Champions League. Vent’anni dopo la sfida del 2002/03, in cui rossoneri e nerazzurri si giocarono l’ultimo atto (con il passaggio del turno del Milan, che poi alzò la coppa a Manchester contro la Juventus), le milanesi si tornano a sfidare in semifinale, in una delle sfide più sentite della stagione. Una sfida anche a livello economico, tra due società che hanno avuto percorsi diversi nelle ultime annate per quanto riguarda il bilancio.
Abbiamo quindi voluto analizzare i conti dei due club, in un confronto realizzato utilizzando i dati del Football Strategy tool di PwC, lo strumento che la nota società di consulenza ha realizzato per aiutare il management delle società calcistiche a prendere decisioni strategiche misurando le performance finanziarie, sportive e di coinvolgimento dei tifosi.
Partiamo dai ricavi. Negli ultimi anni, l’Inter ha sempre registrato un fatturato complessivo maggiore rispetto ai rivali cittadini, con un delta massimo di quasi 200 milioni di euro nella stagione 2018/19, spinto dalla partecipazione alla Champions League e dal fattore plusvalenze in particolare. La media negli ultimi cinque esercizi è stata pari a una differenza di fatturato in favore dell’Inter per 142 milioni, con un massimo appunto di 196,5 milioni nel 2018/19 e un minimo di 91,1 milioni nel 2017/18.
Anche nel 2021/22, anno in cui il Milan ha conquistato lo scudetto proprio davanti ai nerazzurri, questi ultimi hanno avuto ricavi complessivi maggiori, pari a 439 milioni rispetto ai 297 milioni dei rossoneri, in particolare grazie alle plusvalenze derivanti dalle cessioni di Hakimi e Lukaku. Proprio il calciomercato è stata la grande differenza a livello di delta di fatturato nell’ultima stagione: l’Inter ha incassato 99 milioni in più rispetto ai rivali, con conti invece a favore dei rossoneri per quanto riguarda i ricavi commerciali (+28 milioni). I costi allo stesso modo sono stati maggiori per i nerazzurri, con 82 milioni in più di cui 78 milioni solo per quanto riguarda i costi del personale.
Costi del personale che nelle ultime stagioni sono sempre stati maggiori per l’Inter, con una media nelle ultime cinque stagioni di 45,4 milioni spesi in più in stipendi e salari da parte del club nerazzurro rispetto ai rossoneri. Il massimo è stato toccato nel 2020/21, in cui la differenza è stata pari a 91,9 milioni di euro, mentre nella passata stagione il delta ha toccato i 78,2 milioni di euro, nonostante poi in campo abbia prevalso il Milan in campionato.
In termini di impatto sui ricavi netti (esclusi cioè le plusvalenze), i costi del personale per l’Inter hanno avuto una impennata nelle ultime stagioni, passando dal 51,4% del 2018/19 fino a raggiungere il 74,6% nel 2021/22. Al contrario, il Milan dopo aver toccato il picco del 96,5% nel 2019/20, è andato in calando fino a raggiungere una percentuale pari al 58,6% nel 2021/22: un elemento importante anche in chiave Fair Play Finanziario, visti i nuovi regolamenti introdotti dalla UEFA per le prossime stagioni.
Andamento simile a quelle delle perdite nette a bilancio. L’Inter è passata infatti dal -17 milioni del 2017/18 fino a raggiungere un rosso di 245,6 milioni nel 2020/21, calato poi a 140 milioni grazie in particolare all’impatto delle plusvalenze di cui sopra. Al contrario, il Milan nel 2019/20 ha toccato il rosso record di 194 milioni, perdita poi in calo fino al -66 milioni del 2021/22 che, nella stagione in corso, dovrebbe addirittura trasformarsi in un utile grazie al rendimento in Champions League.
A livello invece di stato patrimoniale, al 30 giugno 2022 l’Inter registrava un impatto maggiore dalle immobilizzazioni immateriali (546 milioni rispetto ai 320 milioni del Milan), con diritti pluriennali alle prestazioni dei calciatori pari a 127 milioni per il Milan e 224,5 milioni per i nerazzurri.
Per il club guidato da Suning, a livello patrimoniale è importante la differenza rispetto ai rivali sia per quanto riguarda la posizione finanziaria netta (-350 milioni rispetto al -28 del Milan) e per quanto riguarda il patrimonio netto, negativo per 86 milioni (situazione concessa dalle disposizioni del governo per gli anni della pandemia) rispetto ai 131 milioni in positivo dei rossoneri. Un divario che resta anche in altri kpi, come quello legato al rapporto PFN/EBITDA (-4.4 per i nerazzurri e -1.3 per il Milan), oltre che nel rapporto tra capitale circolante netto e ricavi (0.4 per i rossoneri e 0.8 per l’Inter).






