Il 16 maggio uscirà “Oro” il libro autobiografico di Federica Pellegrini, pubblicato da La nave di Teseo, che conterà 264 pagine e avrà un prezzo di 20 euro. Nata a Mirano, in provincia di Venezia, il 5 agosto 1988, la Pellegrini in questo libro per la prima volta racconta tutta la sua storia. La fatica, la passione, che cosa significhi stare davanti ai riflettori dall’età di 14 anni.
Gli allenamenti, gli amori, le sconfitte e le vittorie. Amata e temuta, Federica Pellegrini, la Divina, è stata la duecentista più forte della storia del nuoto e uno dei più importanti atleti che l’Italia abbia mai avuto. 2 medaglie olimpiche, 19 medaglie mondiali, 37 medaglie europee, 130 titoli italiani, 11 record del mondo, 5 Olimpiadi con altrettante finali nei 200 stile libero (unica nel nuoto femminile mondiale). Si è ritirata nel 2021, a 33 anni. Oggi è membro della Commissione atleti del Cio.
Federica Pellegrini in persona presenterà il libro alla stampa il 17 maggio nella libreria Mondadori Duomo di Milano, alle ore 16. A seguire, alle ore 18, ci sarà la presentazione pubblica del libro con Elena Stancanelli e successivamente la sessione dedicata alla firma delle copie del libro.
Inoltre, sabato 20 maggio, l’autrice sarà ospite del Salone del Libro, in dialogo con Elena Stancanelli (Sala Oro, Pad. Oval, ore 18.15). Giovedì 13 luglio, l’autrice sarà invece alla Milanesiana, ideata e diretta da Elisabetta Sgarbi (Albarella, Arena Spettacoli, ore 21), con Elena Stancanelli, dove ci sarà a seguire la proiezione di “Underwater – Federica Pellegrini“, il film documentario che racconta gli allenamenti della Pellegrini prima della sua quinta Olimpiade in carriera.
«Quando vedo il tabellone prendo a schiaffi l’acqua della piscina: sì, stavolta ce l’ho fatta! Incrocio lo sguardo di Alberto e scoppiamo a piangere come due scemi. Oro e nuovo record del mondo, 1’54 82 – scrive la ex nuotatrice nel suo libro -. Le gare non sono mai state una passeggiata per me, ma quella lotta all’ultimo respiro io la cercavo. Se capivo di dover entrare in acqua e combattere alla morte, l’adrenalina mi scorreva ed ero felice, la condizione ideale per gareggiare era sentirmi un animale braccato. La sera prima di una gara quasi non mangiavo. Era la tensione, certo, ma anche un modo di prepararsi all’assalto, come il lupo che prima di andare a caccia per affrontare la lotta digiuna, dimagrisce. La fame o l’inappetenza non erano solo forme nervose, ma manifestazioni di un atavico istinto al combattimento. All’inizio, quando ero solo una ragazzina, mi sentivo un vuoto dentro che riempivo con le vittorie, ma dopo un po’ non era più quello. Da un certo punto in poi l’ho fatto solo per me stessa».
«Mi chiedevano a chi volessi dedicare le mie vittorie – continua la Pellegrini – le più difficili, quelle che arrivavano dopo periodi duri, quelle delle rinascite le ho dedicate tutte a me stessa. Perché io ero l’unica a sapere che sacrifici avessi fatto per ottenere quei risultati. Io ero il lupo. Cosa ne sapevano gli altri, chi aveva vissuto anche solo la metà di quello che avevo vissuto io? Questo fa di me una stronza?».