Il Super Bowl surclassa la finale di Champions. È l’UEFA il problema?

L’UEFA, soprattutto ai suoi vertici, non ha potuto salutare come avrebbe voluto la settimana che ha visto il ritorno delle competizioni europee nel grande calcio.

Nella giornata di lunedì infatti è…

Superbowl NFL USA trofei
Football Affairs
(Photo by Carmen Mandato/Getty Images)

L’UEFA, soprattutto ai suoi vertici, non ha potuto salutare come avrebbe voluto la settimana che ha visto il ritorno delle competizioni europee nel grande calcio.

Nella giornata di lunedì infatti è stato pubblicato il report indipendente commissionato dalla stessa UEFA sui disordini successi prima dell’ultima finale di Champions League tra Real Madrid e Liverpool allo Stade de France di Parigi. In quella occasione, si ricorderà, ci furono misfatti che poi portarono a 238 feriti e uno slittamento dell’orario di inizio del match.

A distanza di quasi nove mesi mesi il report ha sottolineato come, nonostante la correità della polizia francese, sia l’UEFA che in ultima istanza debba essere considerata come il colpevole principale perché era la organizzatrice dell’evento. «L’UEFA è stata fondamentale per l’organizzazione dell’evento e avrebbe dovuto monitorare, supervisionare e assistere con misure di sicurezza e protezione, per garantire che fossero adatte allo scopo e per identificare e risolvere i problemi prima che si presentassero in tempo reale».

E rendere la questione ancor più delicata vi è il fatto che il report in particolare ha sottolineato come sia stato per puro caso che non ci sia scappato il morto. «È un fatto straordinario che nessuno abbia perso la vita», si legge nel documento.

La notizia è passata per lo più inosservata in Italia, invece ha ovviamente fatto molto scalpore soprattutto in Inghilterra visto che a fare le spese della disorganizzazione di cui l’UEFA sarebbe colpevole e delle “brutte maniere” della polizia francese sono stati soprattutto i tifosi del Liverpool. Una tifoseria per altro che nella sua storia è stata già toccata da episodi di mala gestione degli eventi: colpevolmente nella maledetta notte dell’Heysel (finale di Coppa dei Campioni 1985 che costò la vita a 39 tifosi di cui 32 italiani), con invece meno responsabilità nella tragedia di Hillsborough, prima della semifinale di FA Cup del 1989, dove perirono 97 tifosi dei Reds. Dopo quella tragedia per altro il governo britannico di Margareth Thatcher diede il via alla legge sulla ricostruzione degli stadi in tutto il Regno Unito.

Non a caso, alla luce di questo report sia il parlamentare laburista per il collegio di Liverpool Ian Byrne sia la stampa inglese – in particolare il liberial e garantista Guardian -, hanno spiegato che sarebbe opportuno nonché auspicabile, sulla base dei pericoli messi in luce nel report, che il presidente dell’UEFA Aleksander Ceferin desse le proprie dimissioni.

Succederà? Molto improbabile, anche perché dopo aver vinto la battaglia Superlega – di cui si parlerà più avanti – l’avvocato sloveno si trova tuttora in posizione molto forte all’interno delle dinamiche del calcio europeo. Quel che è certo però è che dopo i fatti di Parigi Ceferin non gode più di quella immagine vincente e da paladino popolare cui era assurto ai tempi della guerra sulla Superlega. Soprattutto nel Regno Unito, Paese che più di altri era stato decisivo nella vittoria di quella stessa guerra.

DAI RICAVI ALL’INDOTTO: I NUMERI DEL SUPER BOWL CHE CONDANNANO L’UEFA

Nello stesso modo è altrettanto sicuro che c’è un altro tema che non ha fatto piacere nel palazzo di Nyon dove ha sede l’UEFA: ancora una volta, come ha rivelato Calcio e Finanza, nei numeri la finale del campionato di football americano, il famoso Super Bowl, ha superato la finale di Champions League.

Molti organi di informazione, tra i quali il famoso sito Statista, hanno utilizzato i dati di audience globale delle finali dei Mondiali per mostrare come il calcio sia più seguito rispetto alla finale del campionato USA di football americano.

Si tratta però di un confronto improprio. Le finali dei Mondiali di calcio sono un evento tra nazionali e non tra club o franchigie ed è evidente che quindi muovano gli interessi di Paesi interi e non di singole città. In secondo luogo sono un evento che cade ogni quattro anni. Cosa che inevitabilmente le rende ancora più preziose e importanti.

L’omologo nel mondo del calcio è invece la finale di Champions League. Ovvero un evento che si ripete ogni anno e che nei fatti rappresenta l’atto più importante della stagione calcistica per club. E qui, secondo quanto ha mostrato questa testata, non vi è dubbio che il Super Bowl abbia battuto ancora una volta la finale di Champions League. Perché se è vero che i numeri dell’audience siano simili (entrambe intorno ai 150 milioni globali), la NFL riesce a vendere spot televisivi da 30” a 7 milioni di dollari ciascuno, permette alla città ospitante un indotto stimato in 600 milioni (contro i 130 della finale di Champions) e complessivamente genera ricavi tripli rispetto alla finale della ex Coppa dei Campioni.

Super Bowl Finale Champions League
Audience 150 milioni 160 milioni
Ricavi intero torneo 10 miliardi di € 2,8 miliardi di €
Valore diritti tv 7 miliardi di € 2,4 miliardi di €
Valore brand (dati Forbes) 730 milioni di € 160 milioni di €
Indotto per città ospitante 550 milioni di € 123 milioni di €

 

Da cosa dipende questo gap? In fondo si tratta di un raffronto tra un grande evento dello sport più popolare al mondo contro quello di una disciplina sportiva che al di fuori degli Stati Uniti ha un seguito crescente ma che rimane di nicchia. Inoltre la finale di Champions League si gioca il sabato sera in Europa, orario che impone sacrifici solo agli spettatori asiatici mentre è visibile in tutto il continente americano in un orario più agibile. Mentre il Super Bowl che si gioca di domenica negli Statin Uniti e se accade come quest’anno che si giochi nella parte occidentale degli USA, la dinamica dei fusi orari nei fatti taglia fuori non solo l’Europa (notte tra domenica e lunedì) ma anche l’Asia, dove è già lunedì mattina.

Eppure in termini di ricavi non c’è partita. Si dirà, il SuperBowl è un evento di una singola nazione (par altro molto ricca) di oltre 330 milioni di abitanti, mentre la finale di Champions League è vero che assegna il titolo di Campione d’Europa (oltre 750 milioni di abitanti), ma alla fine “paralizza” soltanto le nazioni delle due squadre che si contendono il trofeo. Può essere.

Ma nei circuiti manageriali/sportivi si fa anche riferimento a un modello, quello con cui è organizzato il calcio europeo, che non permetterebbe di sfruttare al meglio l’intero business. In pratica, si vocifera, la natura “politica” dell’UEFA deve tenere conto di molti fatto quali la rappresentanza delle varie federazioni e anche i meccanismi di valutazione del management molte volte non sono dettati dai meri risultati economici come in una azienda, ma devono tenere conto di mille altre variabili più istituzionali che non quelle legate ai risultato. L’esito finale, tipico dei corpi intermedi, è che molte volte la performance economica è inferiore.

LA NUOVA OFFENSIVA DELLA SUPERLEGA

Questo solleva un punto interessante anche alla luce della nuova offensiva lanciata settimana scorsa della Superlega. Un progetto che, al netto di avere alla spalle colossi come Real Madrid e Barcellona (la Juventus al momento appare più defilata visti i problemi contingenti legati alle indagini giudiziari) al momento appare quantomeno più futuribile che non reale.

Anche perché, stando così le cose, è vero che la sentenza di Madrid ha sottolineato il monopolio della federcalcio continentale, vietando alla stessa federazione di punire i club e aprendo di fatto alla possibilità anche di creare un nuovo torneo.  Ma stando alle norme UEFA deve prima abbandonare il proprio campionato nazionale, uscire dalla stessa UEFA e convincere un alto numero di club a a fare lo stesso per dare vita al proprio torneo. Un sistema, come si può ben capire, di difficile attuazione. Quantomeno nel breve termine.

Non solo, ma il goffo tentativo di due anni fa –  con un comunicato a sorpresa pubblicato a tarda notte – fa sì che per la gran parte dei tifosi europei qualsiasi cosa legata alla Superlega parta ora con un pregiudizio negativo. E in questo non aiuta ovviamente il terremoto giudiziario che prima ha colpito la Juventus e ora il Barcellona, ovvero due dei tre club (con il Real Madrid) che ufficialmente ancora sostengono il progetto.

Ciò detto, però, va notato come questa volta, forse perché memore degli sbagli precedenti, l’offerta della Superlega sembra essere meglio strutturata rispetto al progetto precedente. In primo luogo si tratta di un torneo aperto (anche se non è stato specificato in che modo si qualificheranno i club e se questi cambieranno di stagione in stagione in stile Champions). Inoltre l’operazione è stata alla luce del sole e non con un comunicato da carbonari a mezzanotte.

Soprattutto però, e tenendo sempre presente di tutte le difficoltà sopra menzionate, c’è un punto interessante che si lega alle suddette difficoltà dell’UEFA di ottenere il massimo economico dai propri eventi: ovvero la promessa che siano gli stessi club (che in ultima analisi sono quelli che pagano i giocatori) a prendere il controllo del movimento gestendone direttamente tutti gli incassi e non demandando più l’organizzazione dei massimi tornei europei a un organismo sovranazionale, più che altro politico come l’UEFA.

Insomma, in attesa di vedere se la nuova Champions League basata sul modello svizzero che entrerà in vigore dal 2024 soddisgerò la crescente sete di denaro di molte società europee, è come se Florentino Perez e i suoi alleati avessero gettato un’esca verso molti club per gli anni a venire confidando che prima o poi i rapporti di forza muteranno. D’altronde il presidente dei Blancos è sufficientemente adulto per ricordare quando negli anni novanta del secolo scorso iniziò l’avventura della Premier League anche per uno scontro sulla gestione dei proventi tra i club e la federazione inglese che allora gestiva il massimo torneo d’oltre Manica.