La saga dell’eredità di Gianni Agnelli si arricchisce di un nuovo capitolo, che porta addirittura al Cremlino. Lo riporta Il Foglio, spiegando che il marito di Margherita Agnelli, il nobile russo Serge de Pahlen sposato in seconde nozze, sarebbe infatti un grande sostenitore di Putin, e pure spia. A sostenerlo è l’ex corrispondente da Mosca per il Financial Times Catherine Belton, nel suo libro “Gli uomini di Putin”.
De Pahlen, insieme con Aleksandr Trubeckoj, figlio di un principe russo, era entrato «a far parte di una rete gestita da Igor Segolev, futuro ministro delle Comunicazioni di Putin, che all’epoca lavorava sotto copertura per il Kgb come corrispondente a Parigi dell’agenzia di stampa statale sovietica Tass», racconta il libro. «De Pahlen faceva la spola tra Parigi e Mosca per una società francese che forniva attrezzature alle raffinerie petrolifere sovietiche, parte della rete di aziende amiche che sembravano contribuire a finanziare le operazioni di propaganda sovietiche».
«Nel 1981 stabilì un contatto preziosissimo quando sposò Margherita Agnelli, e fu subito nominato vicepresidente della Fiat per le relazioni internazionali. Grazie alla sua posizione continuò a recarsi spesso a Mosca, frequentando i pezzi grossi del Partito e i banchieri stranieri che sostenevano il regime sovietico. Nel frattempo, il banchiere aristocratico Goutchkoff lavorava a Mosca, supervisionando un gruppo di banche francesi che fornivano finanziamenti all’industria petrolifera sovietica. I due uomini facevano parte di una rete di operativi che assistevano il regime sovietico». E che avrebbero visto poi con piacere l’avvento di Putin.
«De Pahlen conobbe Vladimir Putin nel novembre 1991, quando Putin era vicesindaco di San Pietroburgo, e de Pahlen contribuì a organizzare il ritorno in Russia dell’ultimo erede degli zar, il Granduca Vladimir. Conosceva già il sindaco di San Pietroburgo Anatoly Sobchak attraverso la comunità dei russi bianchi di Parigi, e con Putin nacque immediatamente un’intesa. Quando Putin divenne presidente», scrive ancora Belton, «De Pahlen gli diede immediatamente il suo sostegno. Alla vigilia del suo primo incontro con il suo omologo francese Jacques Chirac, Putin si rivolse a de Pahlen per un consiglio. Cenarono insieme in una sala riservata di un ristorante parigino, dove de Pahlen gli disse che avrebbe dovuto governare trent’ anni, come Caterina la Grande. Era l’unico modo per ristabilire l’ordine, gli disse. Era l’unico modo per far risorgere la Russia come potenza globale».
De Pahlen diventa successivamente un ottimo ambasciatore di Putin anche in Italia: secondo Gigi Moncalvo, fu centrale per la prima visita di Putin presidente in Italia, compresa una serie di incontri in Confindustria. Il conte de Pahlen, peraltro, scrive sempre Belton, è amico pure di uno degli uomini emergenti dell’era putiniana, che lo ricollega ai movimenti sovranisti amati anche da quelli di casa nostra, Konstantin Malofeev.
Capo di un impero mediatico e finanziario costruito partendo dalle telecomunicazioni, punto di riferimento fondamentale dell’estrema destra russa, noto in Italia per essere presidente onorario dell’Associazione Lombardia Russia, vicina alla Lega, Malofeev conosce de Pahlen nel 1991, quando ha solo 17 anni. A 31 anni, nel 2005, Malofeev fonda il Marshall Capital, un fondo di investimento cresciuto fino a 1 miliardo di dollari, e in CdA siede sempre lui, de Pahlen. Malofeev ha creato anche «un ente di beneficenza russo-ortodosso, la Fondazione di San Basilio Magno, ufficialmente per sostenere la diffusione dei valori ortodossi e degli ideali conservatori in Ucraina, in Europa e poi negli Stati Uniti. Ha trovato un sostegno di alto livello nella cerchia ristretta dei putiniani del Kgb», scrive sempre Belton.
Il progetto di Margherita Agnelli era inizialmente quello di mettere il marito de Pahlen a capo del gruppo dopo la morte dell’Avvocato. Ma appena la donna ha venduto le sue quote, col famoso accordo del 2004, il figlio John Elkann non ha esitato a “licenziare” invece il “patrigno”, raccontano fonti ben informate al Foglio. Del resto, alla luce dei trascorsi russi di de Pahlen, se fossero confermati, anche tutta la vicenda della “estromissione” di Margherita dalla galassia Fiat, galassia che comprende anche asset americani, assume un altro significato anche geopolitico.