Juventus risposta sentenza
(Photo by Jonathan Moscrop/Getty Images)

Chiude ancora in perdita, anche se lieve, la Juventus in Borsa. Il titolo del club bianconero registra un calo dello 0,71% a 0,2516 euro per azione, chiudendo la settimana ancora in perdita. Dalle dimissioni del CdA, avvenute lunedì 28 novembre, in seguito allindagine della Consob e della Procura di Torino, il titolo della Juventus in Borsa ha perso circa il 10% del suo valore, mentre la capitalizzazione è scesa da 700 a circa 644 milioni.  Alti i volumi, con 7,9 milioni di pezzi scambiati su una media giornaliera quotidiana di 6,7 milioni negli ultimi tre mesi.

A livello generale, Piazza Affari è riuscita a chiudere in rialzo l’ultima seduta della settimana (Ftse Mib +0,29% a 24.277 punti), dopo una giornata all’insegna dell’incertezza. In rialzo gli scambi a 1,76 miliardi di euro di controvalore, quasi 500 milioni in più rispetto alla vigilia e poco sotto gli 1,8 miliardi di martedì scorso. E’ salito a 189,7 punti il differenziale tra Btp italiani e Bund decennali tedeschi, con il rendimento annuo italiano in crescita di 14,1 punti al 3,82%.

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Hanno sostenuto il listino Interpump (+1,92%), Buzzi (+2,38%), Prysmian (+2,22%) e Moncler (+1,84%), spinta dall’allentamento delle restrizioni anti-Covid in Cina. In crescita anche Amplifon (+1,49%), Snam (+1,42%) e Tim (+1,35%), che ha strappato fino a salire del 4% dopo indiscrezioni su una possibile nuova offerta di Kkr, che comunque rimane interessata al dossier, in attesa di una soluzione proposta dal Governo italiano.

Sotto pressione Stellantis (-2,54% a 13,72 euro) in controtendenza con il settore dell’auto in Europa. Il titolo ha completamente azzerato una serie di rialzi che lo avevano spinto fino a sfiorare i 15 euro lo scorso 1 dicembre, riportandosi al punto di partenza di 22 giorni prima. Sotto stress anche Leonardo (-1,65%). Più caute Nexi (-1%) e Tenaris (-0,87%), in controtendenza con Eni (+0,02%) a causa del greggio piuttosto volatile. Contrastati i bancari. Fiacca Unicredit (-0,16%), il cui eventuale aumento dei requisiti Srep della Bce potrebbe essere “di misura minima” e senza “alcun impatto” sui dividendi futuri e sugli altri obiettivi del Gruppo. Positiva invece Intesa (+0,46%), che ha restituito 5,5 miliardi alla Bce di finanziamenti Tltro III ricevuti

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