Inchiesta FIFA bandiera Kosovo
(Foto: Francois Nel/Getty Images)

Politica e calcio si mischiano ancora una volta ai Mondiali in Qatar. Questa volta il Paese ospitante non c’entra, ma a finire sotto la luce dei riflettori sono i Balcani. Protagonisti sono Serbia e Kosovo, con Belgrado che fatica a rassegnarsi a proposito del riconoscimento del piccolo Stato, che ottenne l’indipendenza ormai 14 anni fa, nel 2008.

Una manifestazione di questi problemi è stata registrata al termine della sfida fra Brasile e Serbia, andata in scena nella serata di giovedì scorso e vinta 2-0 dai verdeoro. Nell’occasione sono emerse foto dello spogliatoio della Nazionale guidata dal Ct Dragan Stojkovic, dove campeggiava una bandiera del Kosovo colorato con i colori serbi.

Non solo: sulla bandiera era presente anche una scritta in cirillico che recitava «Nema Predaje» («Nessuna resa», ndr), un messaggio chiaro: la Serbia, anche quella che affronta il Mondiale in Qatar, continua a considerare il Kosovo come qualcosa di suo. La bandiera è appesa tra i posti del difensore Veljkovic e del centrocampista Zivkovic, anche se nessuno di loro ha commentato, così come la federazione serba.

(La bandiera appesa nello spogliatoio della Serbia)

Con un secco comunicato sui social, la Federazione del Kosovo ha chiesto alla FIFA di «sanzionare la Federcalcio serba per aver mostrato messaggi aggressivi contro la Repubblica del Kosovo prima della partita Brasile-Serbia ai Mondiali di Qatar 2022». FIFA che non si è fatta attendere e che ha aperto un procedimento disciplinare sulla questione: per la Serbia si attende ora una sanzione.

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