Ceferin inchiesta tangente
(Foto: DANIEL ROLAND/AFP via Getty Images)

Ceferin inchiesta tangente – La strada per la terza rielezione a presidente della UEFA per Aleksander Ceferin sembra complicarsi di colpo. L’attuale numero uno del calcio europeo, infatti, riceve una bella spallata dalla Slovenia, sua paese natale, dove ha ricoperto in passato la carica di presidente della federazione calcistica. E proprio in quel periodo, secondo quanto riportano i media sloveni e ricostruito dal quotidiano Domani, Ceferin avrebbe ricevuto una tangente, che ora rischia di essere “pagata” a caro prezzo.

Ceferin inchiesta tangente – La storia parte in Slovenia

La storia dello scandalo, che sembrava essersi arenata nel 2016, percorre la tratta che porta a Koevo, che è stata oggetto di un’opera di ammodernamento della linea ferroviaria nel periodo che va dai primi anni 2000 ai 10. L’opera riguarda 26 chilometri della tratta fra Koevo e Grosuplje. Un intervento finanziato con 42 milioni di euro, la cui gestione è affidata dalle ferrovie slovene al loro braccio specializzato in materia di costruzioni ferroviarie. Il direttore di quest’ultima, Leon Kostiov, assegna nel 2008 un subappalto alla società NB Ineniring. La somma impegnata per questo cespite è di 390mila euro.

Cifra non significativa nel totale dell’opera, ma a suonare immediatamente strano è che NB Ineniring è una società priva di dipendenti, che non ha mai pubblicato informazioni sulle sue attività e verrà cancellata dal registro delle imprese subito dopo avere ricevuto il subappalto e il denaro. Si fa immediatamente largo il sospetto che si sia trattato di un’operazione fittizia.

Ad aggiungere ombre è Nihad Bei, che risulta il controllante della NB Ineniring, soggetto che nel corso degli anni ha dovuto far fronte a diversi infortuni giudiziari. Altra figura presente nello scandalo è Milo Njegoslav Milovi, ex componente dei corpi speciali della polizia: Milovi è stato capo della sicurezza personale di Janez Drnovek, il secondo presidente della repubblica di Slovenia dopo la secessione dall’ex Jugoslavia. Successivamente diventa l’uomo di fiducia di Zoran Jankovi, che formalmente sarebbe il sindaco di Lubiana ma di fatto ne è il monarca poiché la governa quasi ininterrottamente dal 2006.

In quegli anni Milovi consolida un profilo da lobbista che lo vede muoversi costantemente sottotraccia per risolvere problemi di amici del mondo politico e imprenditoriale. E proprio grazie a questo profilo egli viene arruolato da uno dei più prestigiosi studi legali del paese: lo studio della famiglia Ceferin, gestita dai due fratelli. Uno è Rok, attualmente giudice della Corte costituzionale slovena da settembre 2019, l’altro è Aleksander, presidente dell’UEFA dal 2016. Milovi prende a prestare i propri servizi allo studio legale nel 2008, cioè nel periodo in cui la compagnia ferroviaria slovena assegna il subappalto che attirerà i sospetti degli inquirenti.

Nel 2016 il procedimento giudiziario sulla questione prende il via. Per due dei tre soggetti coinvolti, Kostiov e Bei, la vicenda processuale si conclude con un patteggiamento: i due se la cavano con 480 ore di servizio sociale. Invece Milovi decide di andare avanti. Viene assolto nei primi due gradi di giudizio, ma il pubblico ministero insiste e trascina il procedimento fino alla Corte suprema slovena. Milovi, nel frattempo, decide di raccontare la propria versione dei fatti. E tira in ballo lo studio Ceferin con particolare riferimento al presidente dell’UEFA.

Ceferin inchiesta tangente – Lo studio della famiglia del presidente UEFA

Per il momento, la versione di Milovi non è stata resa pubblica e, ora si attende il verdetto della Corte suprema di Slovenia. Ma un suo documento difensivo presentato ai magistrati circola già e ampi stralci ne sono stati pubblicati sul web. Ed è questo che getta più che un’ombra su Ceferin: quei 390mila euro sarebbero la parcella pagata allo studio Ceferin per una consulenza prestata alla società ferroviaria statale. Ma secondo la versione tratteggiata nel documento di Milovi, quei soldi dovevano rimanere non dichiarati. Per questo motivo sarebbe stato architettato un marchingegno pasticciato come quello di far transitare il denaro attraverso la società di Bei. Questa versione è già smentita da Ceferin, ma le carte prodotte da Milovi contengono molte altre informazioni a proposito del presidente UEFA e dello studio legale di famiglia, che sono da confermare, ovviamente.

Nel dettaglio, vi si trovano molti riferimenti al modo di lavorare all’interno dello studio Ceferin. Ma soprattutto viene esposta la tesi secondo cui l’esplosione del caso giudiziario nei primi mesi del 2016 avrebbe provocato una mobilitazione per proteggere Aleksander Ceferin, impegnato in quei mesi nella corsa alla presidenza dell’UEFA. Accuse molto pesanti che coinvolgono anche il procuratore Botian Jegli, colui che ha cambiato quattro volte il capo d’imputazione nei confronti di Milovi. Jegli è anche uno dei giudici in forza alla giustizia sportiva della federcalcio slovena, organismo di cui Ceferin è stato presidente dal 2011 al 2016. A rispondere a quelle che vengono considerate solo illazione interviene la stessa procura di stato slovena, in difesa di Jegli scrivendo una lunga replica a un articolo pubblicato nello scorso mese di aprile dalla testata slovena Demokracija.

Nel testo della replica viene sottolineato che la ricostruzione dei fatti proposta nel documento difensivo di Milovi sarebbe infarcita di menzogne o versioni parziali. Un intervento inusuale per un organo statale. Fatto sta che ora il giudizio in terzo grado viene atteso non solo da Milovi, l’imputato, ma ovviamente questa adesso andrà a toccare Ceferin, che vede la riconferma a presidente della UEFA condizionata da questa vicenda.

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