Date Serie A 2022 2023
(Foto: Nicolò Campo / Insidefoto)

«Non è l’indice di liquidità il vero tema che Figc voleva portare all’attenzione, quanto piuttosto una sorta di moralizzazione dei numeri del calcio: una visione importante e nobile che io per altro condivido. Si vuole evitare che squadre che non hanno la forza economica e patrimoniale di guardare a tutto il campionato, o come si spera a più campionati, possano prenderne parte».

Sono le parole di Maurizio Dallocchio, presidente del collegio revisori della Serie A, riportate da MF-Milano e Finanza, sul tema dell’indice di liquidità. Il biennio della pandemia Covid-19 è costato ai club di Serie A tra il 30 e il 40% dei ricavi totali. Ecco perché l’indice di liquidità a 0,5 non è più sostenibile ma va ridotto a 0,4.

Sulla presenza di altri metodi: «Per verificare la solidità reddituale e patrimoniale delle aziende esistono numerosi metodi. Il più noto è lo Z-Score. Se volessimo fare un processo rigoroso, puntuale e strutturato dovremmo fare riferimento allo strumento di previsione delle crisi più consolidato, metodo che ha dimostrato nel tempo di essere affidabile e capace di interpretare ex ante le crisi e di dare un segnale di luce verde, giallo o rossa a seconda della condizione. In passato non si è scelto di usare questo metodo, preferendo invece un solo indicatore: l’indice di liquidità».



Sull’indice di liquidità:
«È un indicatore usato dalle aziende per valutare la solvibilità a breve termine. Mette in relazione le attività – ossia tutto ciò che è liquidità o investimenti liquidabili entro 12 mesi dalla data in cui viene redatto il bilancio – con le passività, cioè debiti che sono o diventeranno pagabili nei successivi 12 mesi. Il buon senso suggerisce che questo rapporto sia superiore a 1 per avere un attivo superiore ai debiti. La FIGC ha scelto questo parametro con un numero più basso che è 0,5 con una tendenziale convergenza, a mio modo di vedere, verso l’1. Poi però c’è stato il Covid».

«I club hanno perso tra 30 e 40% dei ricavi. Se il parametro pre Covid era 0,6 non può esserlo anche adesso. Se si guarda l’Ebitda delle squadre italiane, dal 2019 al 2020 il flusso di cassa è diminuito del 31%. Rispetto al 2018 è sceso quasi del 40%. Il parametro, a mio parere, va portato a 0,4. Penso che Figc alla fine accetterà. C’è un margine di negoziazione perché la federazione non ha interesse a bloccare l’iscrizione delle squadre al campionato: cerca semplicemente un modello piú sostenibile per il calcio. Questi parametri devono entrare in vigore prima dell’iscrizione al prossimo campionato. La trattativa va perfezionata entro i prossimi 10 giorni, non oltre.».

Sul rischio di squadre non ammesse al campionato: «Non so dire il numero preciso perché non conosco i loro conti, ma qualcuna è deficitaria per certo. Anche perché questo settore, che muove un giro d’affari considerevole, non ha ricevuto un euro di sostegno pubblico da post-Covid».

Sul progetto Superlega: «Chi lo ha progettato ha forse peccato di superficialità nel non coinvolgere le nazioni. Se vai in Italia, Spagna o Germania e dici che il calcio non è più Serie A, Premier League, Liga ma è un’altra cosa, gli stessi governi si ribellano.
Il progetto aveva una sua ragion d’essere: forse era sbagliata l’ammissione delle squadre a vita, ma che ci fosse la necessità di aver uno spettacolo di più alto livello sul quale concentrare l’attenzione e i soldi, non era un’idea campata per aria. La ratio c’era, la modalità di realizzazione è stata sbagliata. Ma questa storia tornerà fuori». 

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