Chi è Investcorp

Le Organizzazioni Non Governative lanciano l’allarme sulla trattativa che dovrebbe portare il Milan dalle mani del fondo statunitense Elliott a quelle del fondo con sede in Bahrein Investcorp. Attraverso una nota, l’organizzazione “Americans for Democracy & Human Rights in Bahrain” (ADHRB) – che si occupa della promozione dei diritti umani nei paesi del Golfo – ha accusato Investcorp di sportwashing.

«Gli italiani amano il calcio. Ma perché ci siamo tanto affezionati? Perché, come individui e come comunità, ci rivediamo nei valori delle competizioni calcistiche. Il calcio è unione, fratellanza, legame, sana competizione, tradizioni, storia, racconti di famiglia. E allora perché dobbiamo rovinare un tale attaccamento così profondo e toccante con una delle più immorali e disoneste prassi di questo secolo: lo sportwashing», si chiede l’ONG.

Lo sportwashing è un metodo con cui determinati attori influenti, quali governi, leaders o multinazionali, cercano di migliorare la propria reputazione acquistando squadre o ospitando eventi sportivi col fine di mascherare le loro attività più losche ed ambigue, addirittura arrivando a nascondere vere e proprie violazioni ai diritti umani. «Un chiaro esempio di questo tipo di operazione è la vittoria del Qatar come Paese ospitante dei Mondiali di calcio. Il governo del Qatar è già stato al centro dell’attenzione per diverse accuse, come lo sfruttamento e la morte sospetta di lavoratori immigrati durante la costruzione dei siti adibiti a tale evento», sottolinea la nota a proposito dei Mondiali in Qatar.

«Meno attenti sono stati i rossoneri, ora pronti ad essere venduti per 1,1 mld di euro ad un’azienda un pò ambigua, la Investcorp, un fondo di investimenti da miliardi di dollari stabilitosi a Manama ma con clienti da tutto il mondo, e soprattutto, da tutti i settori, sia privati che pubblici. Ed è proprio qui che i dilemmi etici avanzano. Quali sono i suoi clienti pubblici? Quanti fondi vengono ceduti al governo locale e alla famiglia reale? Da anni il Bahrain sta tentando, con anche un certo successo, di migliorare la sua reputazione di regime illiberale e dittatoriale che silenzia, tramite ogni mezzo, qualsiasi tipo di dissidenza religiosa, politica e culturale, lasciando marcire nel fondo della società la maggioranza della sua popolazione», è l’accusa di ADHRB.

«Al di fuori però il Bahrain si mostra all’avanguardia, occidentalizzato, sportivo e sanamente competitivo. Uno dei più influenti dirigenti calcistici della regione viene proprio dalla famiglia reale bahreinita. Il suo nome è Salam Bin Ibrahim Al Khalifa, e secondo La Repubblica, è tra i soggetti più coinvolti in questa trattativa. Presidente dell’Asian Football Confederation, vice presidente della commissione disciplinare della FIFA, e quasi presidente della stessa nel 2016, se non avesse perso all’ultimo ballottaggio, Salam fa parte di una famiglia da 5 miliardi di dollari che da una parte pavoneggia un amore per lo sport smisurato, ospitando anche una delle gare di Formula 1 più ambite, e dall’altra massacra i propri concittadini torturandoli, imprigionandoli e togliendo loro ogni diritto solamente per essere nati nella setta sbagliata dell’Islam (Shiita), o per avere espresso del pacifico disaccordo con le feroci leggi che annualmente vanno a ridurre drasticamente le libertà dei cittadini».

«L’Investcorp non è da meno. Costantemente pronta a supportare la famiglia reale in ogni sua ambigua iniziativa, il fondo bahreinita ha già dimostrato grandi introiti con la famiglia reale. Dallo scorso anno Investcorp è diventato il nuovo sponsor per la borsa di studio internazionale del principe bahreinita. The Bahrain Crown Prince International Scholarship Program (CPISP) ambisce a sostenere gli studi all’estero dei più illustri studenti del Paese, per un totale di 1 milione di dinari bahreiniti, per i prossimi dieci anni. Secondo l’ufficio stampa del fondo, “Investcorp si impegna ad arricchire le vite delle generazioni future” credendo fortemente che “l’educazione sta al cuore” di tale progetto. Peccato dunque che ci si dimentichi dei migliaia di bambini, sfortunati abbastanza da essere nati sciiti, o senza nemmeno una cittadinanza e dimenticati dallo stato, costretti a vivere tra la feccia della società, come ladri di strada o peggio, come schiavi sessuali. E se scendiamo ancora più in fondo a questa vicenda, troviamo un altro mega fondo mediorientale, Mubadala, il quale coinvolge svariati sceicchi del Golfo tra cui, ovviamente, la famiglia Al Khalifa», chiude la nota.

Non è la prima volta che un’Organizzazione Non Governativa parla di sportwashing con riferimento al Bahrein. Anche il portavoce di Amnesty International Italia, Riccardo Noury, ha di recente sottolineato che «col Milan in mano a un fondo bahreinita, col Paris Saint-Germain di proprietà qatarina, il Manchester City in mani emiratine e il Newcastle recentemente acquisito da un fondo dell’Arabia Saudita, gli stati del Golfo sono dunque ben inseriti nel mondo globale dello sport, senza trascurare sponsorizzazioni e intitolazioni di stadi».

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