Lotito ricavi holding
Claudio Lotito, presidente della Lazio (Foto Andrea Staccioli / Insidefoto)

Si riapre lo scontro tra Claudio Lotito e i tifosi della Lazio. Dopo qualche anno di tregua, la ferita è stata riaperta e la causa questa volta è da attribuire al rincaro dei biglietti per il match Lazio-Milan: 40 euro in Curva e 60 in Tevere. Per la gara dell’Olimpico sono già stati venduti 17mila biglietti al momento, ma 9mila sono stati acquistati dai tifosi rossoneri.

Come sottolinea Il Messaggero, già a Pasqua i gruppi organizzati avevano annunciato la propria assenza in curva Nord, dando appuntamento domenica alle 15 a Ponte Milvio. Ieri, alla protesta, si è unito anche il Sodalizio Tribuna Tevere, che ha invitato tutti i sostenitori del settore «a mettere in atto una contestazione pacifica disertando la gara con il Milan per dare un segno tangibile a questa scelta incomprensibile della società e per riflettere su quanto sta accadendo».

Lotito, intervistato dal quotidiano, sul tema ha detto: «Ognuno faccia ciò che si sente, se ha la coscienza a posto. A me tutto questo baccano sembra solo un pretesto da parte di chi non sarebbe comunque venuto allo stadio o di chi sinora è venuto soltanto per fare cori contro il sottoscritto. Anche se per fortuna c’è il tifoso sano, quello che è riconoscente per i trofei alzati e me lo dimostra ogni giorno, ma evidentemente fa meno notizia».

«Questo rincaro era previsto da inizio anno. Succede da sempre per 4 gare di cartello in tutta la stagione. Per il resto siamo la terzultima società d’Italia per i costi da botteghino. Ho fatto tante volte dei passi indietro, iniziative come i Cuccioloni, i tagliandi a 10 euro. Quando ho fatto le promozioni con Venezia, Sassuolo e Torino, con 20-25mila paganti non sono nemmeno riuscito a ripagare le spese dell’incontro…».

«Pago 300mila euro a partita. C’è il canone dell’Olimpico, gli steward, i vigili del fuoco, il servizio d’ordine, lo speaker, l’allestimento, la Siae, la ristorazione e sicuramente qualcosa me la scordo. Non entra nulla nel bilancio. Gli introiti da botteghino finiscono direttamente in un conto dedicato all’Agenzia delle Entrate, non sono della Lazio. Se metto i biglietti più bassi, mi chiama lo Stato per chiedermi spiegazioni al riguardo. È già successo? Sì, e ho rimesso i soldi di tasca mia, ma mica mi metto a sbandierarlo».

Sul confronto con i rivali della Roma che da un anno sta utilizzando politiche popolari per fidelizzare i tifosi, il numero uno biancoceleste ha replicato: «Loro si ripagano tutto con la pubblicità. Noi non abbiamo fatto gli abbonamenti perché dall’inizio, con le restrizioni Covid, non si capiva quale sarebbe stata la capienza dello stadio. Anche a gennaio sono cambiate di continuo le direttive».

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