Last Banner: ultras, contro la Juve una strategia estorsiva

«Ci troviamo in presenza di una organizzazione, rappresentata dal gruppo dei Drughi, che di per sé perseguiva scopi leciti, la quale è stata strumentalizzata dai vertici (e in particolare dal…

Come funziona il patteggiamento

«Ci troviamo in presenza di una organizzazione, rappresentata dal gruppo dei Drughi, che di per sé perseguiva scopi leciti, la quale è stata strumentalizzata dai vertici (e in particolare dal nucleo composto dal capo Geraldo Mocciola e dai suoi stretti collaboratori) per porre in essere, sfruttando l’influsso del gruppo all’interno della curva, la propria strategia estorsiva nei confronti della società Juventus».

Di questo – secondo quanto riportato dal Corriere della Sera – sono stati riconosciuti colpevoli alcuni leader della tifoseria organizzata bianconera condannati a Torino lo scorso 20 ottobre al termine del processo Last Banner. E’ quanto scrive il tribunale nelle motivazioni della sentenza con cui per la prima volta in Italia è stata riconosciuta l’associazione per delinquere nel contesto delle tensioni negli stadi di calcio.

[cfDaznAlmanaccoCalcioPlayer]

Il procedimento era nato dall’inchiesta della Digos di Torino sulle pressioni dei gruppi della curva al club per avere biglietti e abbonamenti e sulle violenze private agli altri tifosi, e che era arrivato a sentenza lo scorso 20 ottobre (sei condanne e sei assoluzioni). «Emerge pertanto chiaramente l’ostinato intento dei vertici del gruppo dei Drughi, nell’ambito del braccio di ferro con la società Juventus, di portare avanti a oltranza, avvalendosi a tal fine della struttura organizzativa riferibile al gruppo dei Drughi, lo sciopero del tifo», scrivono i giudici estensori, Potito Giorgio e Paola Rigonat.

Un «programma che implicava necessariamente, al fine di garantire la riuscita della strategia, il compimento di un numero indeterminato di delitti di violenza privata in danno quantomeno degli altri tifosi presenti nel secondo anello, nei cui confronti era posta in essere, avvalendosi del timore indotto dalla presenza del gruppo ultrà, una sistematica e continuativa attività di intimidazione per farli astenere dal tifare e dal “cantare”».

Le pressioni sul club, esercitate nei confronti del dirigente addetto ai rapporti con il tifo, Alberto Pairetto (parte civile), sono invece costate ad alcuni degli imputati la condanna per tentata estorsione aggravata, poiché alcune richieste — su biglietti gratuiti e altri benefit — non furono accolte dalla società. Senza, quindi, la concretizzazione dell’ingiusto profitto, per gli ultrà.

Non ci fu estorsione per «i biglietti per le partite fuori casa e per le competizioni UEFA, venduti da Juventus ai gruppi ultrà al di fuori dei canali ufficiali. Si osserva che si trattava di una consuetudine invalsa da tempo e che la società mai comunicò agli imputati di voler interrompere».