Juventus tesi difensiva
(Foto: Emilio Andreoli/Getty Images)

La Juventus è impegnata nelle audizioni che riguardano il processo sportivo sul caso plusvalenze. Nella giornata di oggi sono state ascoltate diverse persone legate al club bianconero. Si tratta di Lorenzo Pozza, docente di Accounting e Principi Contabili Internazionali all’Università Bocconi di Milano (in qualità di consulente), dell’ex Chief Football Officer bianconero Fabio Paratici (ora al Tottenham), del Football Director della Juve Federico Cherubini, degli Avvocati Maurizio Bellacosa, Davide Sangiorgio e Nicola Apa.

Lorenzo Pozza, sentito per primo, ha sostanzialmente contrastato fortemente il metodo utilizzato dalla Procura federale in relazione al modello di valutazione dei calciatori. Secondo quanto appreso da Calcio e Finanza, sono tre gli aspetti che sono stati criticati dal docente: il modello in questione, il costante riferimento al sito Transfermarkt e la comparazione tra operazioni oggetto dell’indagine e altre transazioni concluse.

Secondo Pozza, quello utilizzato dalla Procura è un modello deficitario poiché prevede input parziali e funziona solamente in un’ottica retrospettiva. Il modello non regge per quanto riguarda le valutazioni dei giovani calciatori poiché non è in grado di anticiparne un valore futuro. Il risultato è che si arriva a un valore calcolato sulla base di così pochi parametri (dall’età del giocatore, al numero di presenze ecc.) che dovrebbe essere considerato arbitrario e dunque soggettivo.

Pozza ha contestato anche la singolarità del fatto che si sia arrivati a una valutazione precisa per ciascun calciatore, e non quantomeno a un range. Il docente sostiene che Transfermarkt non lavori sulla base di un algoritmo e non funziona sui giovani calciatori. Esiste piuttosto un modello di algoritmo con diversi parametri come – per fare un esempio – quello utilizzato dal CIES, che è stato definito maggiormente credibile, tanto che due transazioni come quelle relative ad Audero e Rovella – e contestate dalla Procura – sarebbero invece allineate ai valori proposti dal CIES.

Infine, sul fatto di utilizzare altre transazioni per desumere il valore di quelle oggetto dell’indagine, Pozza ha sottolineato che è strano che si utilizzino nove operazioni (questo il numero degli affari presi come riferimento) per valutarne 35 che sono oggetto di indagine. In assenza di norme e di un modello tecnico condiviso – ha concluso Pozza nel suo intervento – il valore è dato dal prezzo di due parti che concludono il valore della transazione.

Dopo Pozza è toccato a Fabio Paratici intervenire. L’ex Chief Football Officer bianconero ha fatto sapere di essersi presentato per rispetto del Tribunale e di se stesso, dal momento in cui con questa indagine è stata messa in discussione la sua carriera come dirigente. Paratici ha sottolineato – in particolar modo – il fatto che l’analisi dei commercialisti manchi di informazioni e di conoscenza calcistica, fondamentali secondo il dirigente nel suo lavoro.

Federico Cherubini, attuale Football Director della Juventus, si è concentrato invece sul numero di operazioni, anch’esso oggetto di contestazione da parte della Procura federale. Cherubini ha voluto sottolineare – secondo quanto apprende Calcio e Finanza – che i parametri da tenere in considerazione nelle varie operazioni sono molteplici e che la futuribilità di un giovane è determinante. Le grandi società italiane, ha spiegato, vantano tutte un numero importante di calciatori.

In più, con l’avvento delle seconde squadre (ricordiamo che la Juventus ha deciso di imbastire la formazione Under 23) si è arrivati a colmare un gap formativo dei calciatori, ma il sistema presenta comunque dei limiti. Non è detto che un calciatore in uscita da una seconda squadra per limiti di età possa trovare sbocco in prima squadra, da qui la necessità di renderlo oggetto di una transazione. Con più calciatori sotto contratto il numero di operazioni è inevitabilmente destinato a crescere.

Infine, è toccato agli Avvocati Maurizio Bellacosa e Davide Sangiorgio prendere la parole. I due difendono la società e consiglieri e hanno puntato il dito sulla contestazione delle plusvalenze fittizie, che richiamerebbero a un falso ideologico. Secondo Bellacosa, per un’accusa di questo tipo è necessario che vi sia un falso, e una valutazione tra due parti non può essere considerata tale. Per poter essere definita falsa – ha chiarito l’avvocato – serve un ancoraggio normativo o di tipo tecnico e non esiste in questo senso un parametro di valutazione, ma è stato preso per buono il modello di valutazione sul quale si è basata la procura federale.

Un modello che non si fonda su una base scientifica, come lo stesso fondatore di Transfermarkt Matias Seidel ha sottolineato in passato. Per fare un esempio del perché un modello di questo tipo non sia utilizzabile sono state prese in considerazione due operazioni di mercato non oggetto di indagine e che riguardano i calciatori Amad Diallo e Mehdi Léris.

Prendendo i parametri dei due giocatori e le loro carriere si arriverebbe a una valutazione pressochè identica. Tuttavia, mentre Diallo è stato ceduto al Manchester United dall’Atalanta in un’operazione da 21 milioni di euro, Leris è passato dal Chievo alla Sampdoria per 2,1 milioni. Questo perché – sostiene Bellacosa – chi ha comprato aveva una conoscenza calcistica che gli ha consentito di valutare la futuribilità dei due giocatori. In questo senso, dunque, l’impostazione della Procura contrasta con la giurisprudenza penale e sportiva.

Infine, l’intervento dell’Avvocato Davide Sangiorgio si è concentrato su un altro paio di aspetti, usando la relazione di chiusura delle indagini in cui la Procura definisce i propri valori come “probabili”. In assenza di una regola, secondo Sangiorgio, non è possibile utilizzare una valutazione che la stessa Procura ha definito probabile.

Questa dunque, nel complesso, la tesi difensiva della Juventus, che attacca principalmente il modello utilizzato dalla Procura per la valutazione dei calciatori. Il club bianconero sostiene che – con i parametri utilizzati e con Transfermarkt come riferimento – non sia possibile offrire un valore oggettivo e sia impossibile soprattutto stimare la futuribilità dei giocatori più giovani.

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